«Tanti auguri scomodi»

Prendiamo a prestito una nota espressione di don Tonino Bello per stimolarci a far sì che il Natale sia un’occasione per uscire dalle nostre sicurezze e mediocrità. E così il nuovo anno!

Qualche mese fa un amico, che sapevo impegnato in una riunione strategica per l’azienda presso la quale lavora, mi manda questo whatsapp: «Non ti scrivo niente per pudore e anche perché quanto vissuto oggi mi ha suscitato solo nausea. Ti dirò a voce». Mi spiega di persona, poi, che il commento era ascrivibile all’atteggiamento di alcuni membri della dirigenza dell’azienda in questione, prevalentemente interessati al proprio tornaconto personale e senza alcuna reale visione d’insieme, cui pure millantavano di ispirarsi nel formulare le loro proposte.

Strano modo – mi direte – di aprire un articolo che di per sé vorrebbe porgere gli auguri di un Buon Natale ai nostri carissimi lettori. Il fatto è che anche sulle nostre pagine, non di rado, il pudore e la nausea ci trattengono dall’esprimerci come fan tanti, in maniera pesante e irriverente, su quello che avviene quotidianamente nel nostro Paese dove troppi sono i dirigenti (e non solo), a tutti i livelli, come quelli appena descritti.

L’impegno a non venir meno al nostro dovere di informare e di denunciare («Libera. E chiara. L’informazione quando cerca la verità», recita la campagna pubblicitaria che abbiamo scelto quest’anno), il desiderio di entrare nelle ferite della nostra società per trasformarle in feritoie, ci obbligano a proporre un’informazione chiara nei contenuti, certamente, ma sempre rispettosa nei toni e nelle espressioni.

Non possiamo dunque non esprimere la nostra indignazione per lo spettacolo poco edificante andato in scena in questi giorni nelle aule del nostro Parlamento; non possiamo tacere di fronte a chi non accudisce la vita dal concepimento alla morte naturale; non possiamo chiudere gli occhi rispetto allo scempio ambientale né voltare la schiena davanti a chi chiede una vita dignitosa.

Allo stesso tempo non possiamo non vedere quanto bene scorre lungo la penisola, dove, insieme a chi… ha sloggiato Gesù, come scriveva Chiara Lubich, c’è chi continua a fargli casa; dove succede che un’azienda, la Melegatti, è salvata per la tenacia di due suoi dipendenti che, nonostante fossero in cassa integrazione e senza stipendio, sono sempre andati in fabbrica a turno per salvare il lievito madre senza il quale sarebbe tramontata ogni speranza di rinascita; e dove la pur drammatica vicenda del giovane ucciso nell’attentato di Strasburgo, ci dice la vitalità di una generazione, come quella di Antonio Megalizzi, che ha nel suo Dna l’appartenenza al mondo intero, oltre ogni confine.

Cosa augurarci, dunque, per questo Natale? Tante cose belle, ed anche quello che scrisse un vescovo, più di venti anni fa. Quel prete di Molfetta, parroco, scrittore e poeta, don Tonino Bello, per il quale è stato avviato il processo di beatificazione, diceva così, tra il resto: «Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi: “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’idea che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.  I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza».

Ed è animati dalla profonda speranza in un Dio che ama l’uomo, che ci facciamo gli auguri per questo Natale e per il nuovo anno!

 

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