Spaziando fra Italia e Asia

Me ne parla, di questa faccenda, un loro professore, di nome Carlo, uno che vive l’insegnamento con passione, come un fatto di cuore. Per certi versi, un tipo un po’ alla Robin Williams del film L’attimo fuggente. L’idea è nata da lui? O dagli allievi? Non saprebbe dirlo. È nata così parlando insieme, nell’ora di religione, di solidarietà verso i ragazzi più sfortunati; quelli che vivono in parti del globo dove, quella sicurezza e quel benessere che per noi sembrano un fatto scontato, là non lo sono affatto. E dal parlare è scattato il meccanismo del fare. Cioè, si sono chiesti i ragazzi della scuola media bresciana Lana-Fermi, ma noi per loro cosa potremo fare? Una proposta concreta l’hanno trovata. L’hanno fatto loro, e si sono dati da fare per realizzarla. Attraverso il professor Carlo, sono venuti a conoscenza di un progetto messo a punto dal Movimento Famiglie nuove, che permette, mediante un contributo 216 euro all’anno, di garantire a un minore di alcune nazione del Terzo e Quarto mondo l’istruzione scolastica per un intero anno, oltre ad un contributo per alimentazione, vestiario e cure mediche. I ragazzi – che appartengono a sei classi della prima, seconda e terza media – si sono guardati in faccia. La cosa gli pareva alla loro portata, anche se impegnativa. Ed in ogni caso gli pareva quasi un dovuto verso quei compagni sconosciuti e lontani, ma che cominciavano a sentire fratelli. Si sono messi all’opera. Per prima cosa approfondendo un po’ la faccenda. Così sono venuti a sapere che, ad esempio, il Vietnam, un paese martoriato da guerre decennali, sta lentamente risalendo la china da una drammatica situazione economica che ha ridotto allo stato di miseria la sua popolazione di 70 milioni di abitanti, per i quali il reddito pro-capite non raggiunge i 200 euro. Molte famiglie sono estremamente povere, e a soffrire di più in queste situazioni sono soprattutto i bambini: moltissimi sono orfani o abbandonati, e per loro andare a scuola può essere proibitivo. Dopo aver capito un po’ di più la situazione, si sono conviti, i ragazzini di Brescia, che dovevano chiedere l’aiuto dei loro genitori e di altri insegnanti per racimolare i soldi che servivano ad aiutare i loro compagni asiatici a frequentare la scuola e tirarsi fuori da un abbandono che poteva essere una drammatica realtà. L’esperienza è durata l’intero anno scolastico. Si sono posti come obbiettivo di sostenere quattro ragazzi residenti in alcune nazioni dell’Oriente: Thailandia, India, Cambogia” Si sono riuniti per trovare un nome a questa loro operazione, che è stata battezzata: “Un ponte fra l’Italia e l’Asia”. Poi con l’aiuto dell’insegnante di inglese hanno iniziato una corrispondenza con questi quattro ragazzi. Con l’insegnante di educazione artistica hanno preparato i cartelloni per coinvolgere i compagni di scuola, e hanno cominciato a produrre alcuni lavori che avrebbero poi venduto per sostenere l’ope- razione. Con l’insegnate di italiano ha collaborato alla stesura dei comunicati stampa da inviare a giornali locali per pubblicizzare la loro esperienza. A fine anno il loro impegno è stato coronato da successo. Mediante la vendita dei loro lavori, dei loro giocattoli e con i soldi raccolti anche con l’aiuto dei genitori, sono riusciti a mettere insieme quei 864 euro, che permettevano di sostenere i quattro compagni asiatici. Ce l’avevano fatta! Nella festa conclusiva, una festa allegra e variopinta alla quale hanno partecipato gruppi musicali etnici, tutti hanno potuto notare sui volti dei ragazzi l’entusiasmo di essere stati protagonisti un evento così particolare. Anche la stampa locale ha dato risalto all’iniziativa, per la gioia degli studenti che ci tenevano fosse conosciuto e apprezzato il loro impegno. Ma, come accade in tutte le esperienze di solidarietà, chi dona qualcosa di materiale riceve a sua volta più di quanto dà. Ne sono testimoni gli stessi ragazzi del Lana- Fermi, che dicono: “Dopo circa un mese, con grande sorpresa, è arrivata la foto di una bellissima bambina di 12 anni, la nostra età. La consideriamo la “nostra sorellina adottiva”, facente parte della nostra classe”; “Ciascuno di noi ha rinunciata a qualcosa, ma in cambio ha ricevuto di più; l’amicizia di una ragazza di un altro continente. E abbiamo allargato la nostra famiglia”; “Come abbiamo diritto noi di studiare e farci una cultura, così hanno questo diritto anche chi è meno fortunato di noi. Tutti dobbiamo cercare di vivere più felici”; “Questa operazione di sostegno è stata una libera scelta: chi ha voluto contribuire ne ha avuto la possibilità; ci siamo sentiti più maturi, più utili e più responsabili. Si è sempre detto che gli adulti devono dare l’esempio, questa volta siamo noi a darlo”. Insomma, quel ponte fra l’Italia e l’Asia pare che sia proprio stato gettato.

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