Si può essere giovani e rimanere in Medio Oriente?

È difficile il mestiere di essere giovane in un Medio Oriente dove i problemi sono amplificati e condizionati dallo scontro globalizzato di ideologie, interessi, conflitti, steccati e giochi di potere
Giovani in Medio Oriente (AP Photo/Hadi Mizban)

Molti Paesi del Medio Oriente offrono sempre meno possibilità ai giovani. Fra guerre, ingerenze straniere, regimi soffocanti, corruzione, stati falliti, mancanza di lavoro, discriminazioni di genere, persecuzioni religiose e islamismi, un giovane prima o poi deve trovare il modo di andarsene.

Non si tratta per lo più di una fuga per la sopravvivenza come quella che stiamo vedendo in Afghanistan, molto più spesso è la ricerca se non la necessità di uno spazio di autonomia e di indipendenza, o almeno l’aspirazione a cercare questo spazio. Chi ha il coraggio e la determinazione per partire non lo fa certo a cuor leggero né volentieri. E non si tratta di disperati, anzi. Sovente quelli che partono sono i più preparati o almeno quelli che si possono ancora permettere sogni e speranze. Non andrà sempre bene, si sa. Ma avere la forza di provarci è già una chance.

Una notizia di questi giorni riferita da Ansamed e ripresa da Asianews riguarda l’esodo dei cristiani dalla Siria. A mio avviso non è una questione soltanto religiosa, come molti pensano in Occidente, almeno in certi ambienti. I cristiani stanno comunque diminuendo ovunque in Medio Oriente, non solo in Siria, basta pensare all’Iraq.

All’inizio del ‘900 si calcola che in tutto il Medio Oriente i cristiani fossero oltre il 12% della popolazione. Oggi sono meno del 4%. Ma quelli che partono non sono solo cristiani, sono comunque soprattutto giovani. Secondo un’organizzazione siriana del nord-est (Rojava), l’Assyrian Democratic Organization (Ado), in 10 anni, dall’inizio del 2011 ad oggi, i cristiani in Siria sono passati da rappresentare l’8-10% della popolazione all’attuale 3%.

È probabile che sia vero, anche se è difficile capire su quali basi si fondano queste percentuali, dato che metà dei siriani in questi 10 anni di conflitti sono diventati profughi o sfollati, senza contare chi è fuggito o è morto a causa della guerra.

Conosco molte storie di giovani mediorientali, cristiani e non, che sono partiti, tanti quelli emigrati per un lavoro, trovato o sperato. In un posto come il Libano di oggi chi può cerca una possibilità di avere una vita dove non manchi la corrente elettrica 12 ore al giorno o dove il latte, l’acqua o la benzina non siano razionati e ci sia la possibilità di lavorare e di essere pagati, magari in dollari e non in carta straccia. Senza contare che molti di loro hanno studiato, sono laureati, parlano tre o quattro lingue ma non possono neppure mettere su famiglia. Partono per Francia, Usa, Canada o Emirati appena possono.

Ho conosciuto giovani iraqeni cacciati dall’Isis, che dopo anni e anni passati tra un campo profughi e situazioni ancora più precarie alla fine hanno strappato le loro radici e le hanno ripiantate in Australia e da mille altre parti.

Ho conosciuto anche siriani che hanno disertato dall’esercito perché non ne potevano più ed hanno preso la via dei Balcani per raggiungere da clandestini un posto come la Germania dove è possibile vivere senza dover sparare a qualcuno.

Ed ho apprezzato in particolare diversi giovani palestinesi che si sono gettati alle spalle problemi immensi di emarginazione e ghettizzazione per approdare da qualche parte nel mondo, in un posto dove non è obbligatorio odiare chi ti perseguita perché sei nato in un luogo dove per te non c’è più posto.

Ho conosciuto giovani curdi, armeni, yazidi, perfino drusi, stanchi di lottare per diritti che nessuno vuole loro riconoscere. Ed ho conosciuto anche tante giovani donne che hanno voglia di esistere, studiare, lavorare, amare, ma non è loro consentito da un groviglio di norme non scritte ma ben radicate nella testa di famiglie, clan, tribù, sceicchi e signori vari.

Insomma non è facile essere giovane e rimanere in Medio Oriente. Per fortuna qui ci sono tanti giovani che non si rassegnano. Qui come in tanti posti del mondo, ma qui, diversamente da altri posti, i giovani ci sono. E da qui partono.

 

 

 

 

 

 

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