Si può cambiare il mondo, standone fuori?

Un contributo al dialogo sull’impegno dei cattolici in politica a partire dal dibattito in corso riportato sul numero di gennaio 2019 della rivista Città Nuova
(AP Photo/Luca Bruno

“Ti interesserebbe candidarti in politica?”, a causa di questa domanda fulminante, ma fiduciosa, di un amico fidato e onesto, a cui risposi positivamente, mi ritrovai, in termini danteschi” nel mezzo del cammin di nostra vita, in una selva oscura..”.

Almeno così mi appariva, pur sostenuto da una passione che avevo da sempre, da una buona formazione come docente di diritto, e soprattutto dalla fede, che non si rifugia nelle sacrestie, ma osa amare al di là del privato.

Arrivavo a quella risposta dopo anni  di riflessioni sulla scia di nomi, che avevano rifatto l’Italia alla fine del precipizio bellico, causato da una pessima politica precedente, nomi come De Gasperi, Sturzo, La Pira, Giordani, Dossetti e poi Moro, Zaccagnini, e sulla spinta di un Concilio, in cui si esaltava l’autonomia dei laici cattolici, il loro operato nel sociale  e nel politico, la corrispondenza tra il dire e il fare, e infine con il coraggio donatami da una grande  donna di fede, trentina, Chiara Lubich, che sognava un mondo più fraterno e spingeva a non rinchiudersi nel proprio ambito, neppure solo comunitario.

La selva si è rivelata poi davvero oscura in quei vent’anni di impegno diretto ora come assessore e poi come consigliere comunale e in seguito presidente di un ente per i giovani universitari?

In parte ovviamente sì, ogni incarnazione prevede successi e insuccessi, sbagli e scontri inevitabili, fatiche e scompensi, ma in buona parte invece quella selva, apparentemente oscura, si è rivelata per me molto positiva, tanto da essere stata una via indispensabile per la maturazione umana personale nell’allargare il cerchio della compassione e direi, biblicamente, del cuore di carne.

Oggi tutto è mutato, ma si presentano nuovi nodi da risolvere, è proseguita la fuga dalla realtà scomoda ed è quasi svanita quella formazione cristiana completa con dentro il capitolo “Incarnazione”, che tanto bene mi aveva fatto , mettendomi davanti alla realtà come un “luogo teologico”, direbbe papa Francesco, in cui agire, pur con i limiti personali, e non solo una selva oscura , in cui non entrare come ci insegna ormai la narrativa dominante, anche nelle comunità cristiane, dove il tema è semplicemente eluso, non esiste quasi più, è scomparso, perché  una nuova abitudine “prudenziale” codifica che non se ne deve neppure parlare.

Si continua nella Chiesa a parlare di fraternità, di pace, di giustizia, ma nelle serre rassicuranti, a bassa voce, impregnati di un senso di distanza da tenere molto vivo e presente.

Fatta eccezione per papa Francesco, alcuni vescovi coraggiosi, taluni preti in prima linea, qualche piccolo gruppo di laici, e alcuni “angeli” del volontariato, la socialità, che esorbita dall’ambito famigliare o al massimo parrocchiale o comunitario, sembra fuori gioco, anche dal punto di vista della semplice conoscenza dei fatti e dei processi in atto.

E poi però piovono le lamentazioni, talora più che giuste, sulla cattiva politica, e le dichiarazioni sull’assenza dei cattolici dalla politica. Chi vuole tornare indietro di 60 anni, chi non sa nulla di quanto accade, chi si schiera candidamente con chi fa differenze tra uomo e uomo, magari in nome di Cristo…, chi è semplicemente confuso e preoccupato e non sa con chi parlarne, perché , appena accenni ad un qualsiasi argomento anche solo prepolitico, l’interlocutore gira la testa dall’altra parte.

E allora risuona con particolare insistenza la domanda, che ci viene dalla sapienza biblica, dalla mai interrotta vivacità etica, sociale e politica del cattolicesimo, specie post conciliare, che si faceva storia viva in cammino con l’umanità, i suoi drammi e le sue attese: si può cambiare il mondo, come invochiamo nelle preghiere dei fedeli ad ogni celebrazione, standone, almeno in grande maggioranza, del tutto fuori?

Chi pensa ad una religione civile in contatto con la politica, un nuovo collateralismo con il potere, è fuori dal contesto storico, ma non dice nulla non solo chi tace su tutto, ma anche chi si adatta a tutto, come se nulla ci fosse da dire sulla comunicazione, sul lavoro, sulla vita nei vari passaggi, sulla corruzione presente ovunque, sul commercio delle armi, sulla malavita, sul rinascente razzismo, sugli assetti democratici.

Penso che come cattolici allora in questo momento sia un dovere evangelico quanto meno uscire dalle tane, pur benefiche, riparlarne e sentirsi serenamente, ma seriamente inquieti.

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