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Sempre nuovo il circo

Ormai, da cinque anni, ha trovato ospitalità a Brescia, alla Festa Internazionale del circo contemporaneo, accolto da un pubblico sempre più entusiasta e numeroso. Ma il fenomeno del nouveau cirque – raffinato mix di numeri circensi, teatro (di strada), musica e danza – è sbocciato in Francia dove si è radicato grazie anche ad una politica che ne favorisce la sperimentazione. Prova ne è il saggio di fine corso del Cnac (una delle due accademie circensi fondate e mantenute dallo Stato francese) con un regista o coreografo, ogni anno diverso, chiamato ad una messa in pista per gli allievi laureandi. Quest’anno è toccato a Roland Schön artefice di un teatro in cui l’attore gioca con le parole, il corpo, gli oggetti, le marionette, per divertire un pubblico di tutte le età. Ne Lecirqle egli trova l’origine dell’arte circense nell’elemento, appunto, del cerchio: quello disegnato dagli uomini quando si riunivano attorno al fuoco per trovare la forza di affrontare l’oscurità circostante e stupirsi della propria natura umana. E oggi, sulla magica pista del tendone, Schon accende la meraviglia e il coraggio della fantasia. I quattordici artisti dello spettacolo esplorano tutte le capacità circensi declinandole come leggerezza, assenza di peso, volo, danza, poesia. Difficile da descrivere se non li si vede. L’equilibrismo di un acrobata lungo una pertica sulla quale sale lasciandosi poi cadere per fermarsi a pochi centimetri da terra, si trasforma in raffinata coreografia; il movimento di una palla fatta scorrere lungo tutto il corpo da un giocoliere, ha la levità di un balletto; la buffa processione di materassi sui quali alcuni salteranno in una divertente prova acrobatica, ha l’eleganza di una cerimonia orientale, scandita da un longilineo officiante su alti sandali; il rincorrere una pallina che attraversa velocissima la pista da un lato all’altro, o l’equilibrista che cammina sull’ombra della fune proiettata per terra diventano due disciplinatissime gag poetiche. Molti altri sono i quadri che si susseguono richiamando sempre il cerchio. Come il canto a cappella di tutto il gruppo, ciascuno con uno strumento musicale; o la danza fuori e all’interno di una ruota leonardesca; e quella di due grandi hula hoop i quali, dopo essere stati usati per una suggestiva coreografia, vengono lasciati girare sulla pista finché, nel circolare spegnersi del loro movimento, si intersecano uno nell’altro. Si scorge una sottile e semplice drammaturgia nello spettacolo Bougez pas bouger della compagnia Oki Haiku Dan. Nel vuoto palcoscenico l’unico elemento è un trapezio al centro. Segna, inizialmente, una frontiera divisoria tra i due protagonisti – il giapponese Keisuke Kanai e il francese Sébastien Dault – per diventare, nel susseguirsi degli sketch, un attrezzo che, invece, li avvicina facendoli conoscere. Due mondi che s’incontrano: ciascuno col proprio linguaggio espressivo e strampalato di danza, acrobatismo e giocoleria, con oggetti quali aste e legni di varie misure, una scopa, una scarpa. Il numero con quest’ultima è straordinario. Indossata ora da uno, ora dall’altro, come fosse calamitata, fugge verso le più varie direzioni, o si blocca improvvisamente determinando situazioni esilaranti; fino al tentativo di essere calzata volteggiando sul trapezio in posizioni impossibili. Dal tip tap all’hip hop, dal contorsionismo alla clowenerie, lo spettacolo vive di una dimensione intima, surreale. Che non si dimentica.

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