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Sea Watch, i migranti sbarcano a Catania

La nave ha lasciato ieri il porto di Siracusa, dove l'intera città si era mobilitata per accoglierli. Dopo lo sbarco, i richiedenti asilo saranno identificati e poi suddivisi tra sette Paesi europei.

Dopo una serie di annunci confusi, ieri sera finalmente si è sbloccata la situazione di stallo per i migranti a bordo della Sea Watch. Sbarcheranno: non a Siracusa, ma nel porto di Catania, dove ci sono i centri per accogliere i minori. Dopo 12 giorni di tensione, dunque, una soluzione è stata trovata. I migranti dovranno poi essere destinati in altre nazioni: saranno trasferiti a Malta, Germania, Francia, Portogallo, Romania, Lussemburgo.

È l’ultimo atto, anzi il penultimo, di una vicenda iniziata ben tredici giorni fa: la Sea Whatch ha navigato nel Mediterraneo alla ricerca di un approdo, per poi fermarsi nella rada di Siracusa. Il governo è riuscito a trovare un accordo, giunto in extremis dopo il vertice dei paesi mediterranei dell’Unione Europea che si è svolto a Cipro e dopo un incontro della maggioranza andato avanti nella notte. I migranti, dopo l’identificazione in un hot spot, dovranno proseguire verso altre destinazioni. Nessuno di loro rimarrà in Italia.

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha vinto la sua battaglia ed il braccio di ferro con le istituzioni europee e anche con una larga fetta dell’opinione pubblica italiana, quella che non accetta la scelta di chiudere le porte agli sbarchi dei migranti.

Sulla vicenda della Sea Whatch, l’Italia si è divisa. C’è chi approva la scelta di Salvini, chi ha gridato alla necessità di salvaguardare i diritti umani, come hanno fatto i sindaci di Siracusa, Francesco Italia, e di Ferla (piccolo comune dell’entroterra siracusano), Michelangelo Giansiracusa.

Martedì pomeriggio una manifestazione a sostegno dello sbarco dei migranti si è svolta nel comune siracusano. Il sit in ha visto la partecipazione di sindaci con tanto di fascia tricolore, e di associazioni come Emergency, Cgil e Amnesty International. Su uno striscione si leggeva: «Nostra patria è il mondo intero, nostra legge la libertà». Su un altro striscione portato dagli scouts c’era scritto: «Gli scout promettono sul loro onore di aiutare gli altri, in ogni circostanza».

I sindaci hanno preso la parola, richiamando i diritti degli uomini. Il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, era in prima linea, insieme a Giansiracusa e ad altri. Una veglia di preghiera si è tenuta, invece, ieri sera in Cattedrale. È stata voluta dall’arcivescovo, Salvatore Pappalardo. Il tema era “Ero forestiero e mi avete ospitato” (frase tratta dal Vangelo di Matteo, 25,43).

Ha fatto discutere anche l’iniziativa dell’associazione “Noi albergatori Siracusa”. Il presidente, Giuseppe Rosano, ha scritto una lettera al prefetto Luigi Pizzi, al sindaco Francesco Italia e al comandante della Capitaneria di Porto Luigi D’Aniello. Gli albergatori si sono offerti di garantire ai 47 migranti: «adeguato alloggio, il necessario vitto e l’occorrente vestiario fintantoché non sarà trovata l’adeguata soluzione politica a livello internazionale per la definitiva sistemazione di destinazione».

Se la soluzione della politica non fosse arrivata, i membri di “Noi Albergatori Siracusa” si erano detti disposti ad assumersi «oneri e costi – dopo l’avvenuto sbarco – per avviare i 47 migranti  all’apprendimento della lingua italiana, con specifici docenti; di assicurare ai minori non accompagnati una collocazione presso qualificate unità preposte; alla frequenza di corsi di addestramento per avviarli successivamente alle attività lavorative tipiche dell’albergo; e l’assunzione con contratto stagionale, nel rispetto del Contratto Collettivo di lavoro per le aziende Alberghiere». Nessun onere economico sarebbe gravato sullo Stato italiano.

Una proposta che ha suscitato numerose reazioni. Sui social tanti i commenti sarcastici: «Caro albergatore, ti mando mio nipote: è laureato ed è disoccupato da tre anni. Lo assumi?». Ancora una volta, si ripropone il tema che sta dividendo la società italiana, tra chi è favorevole all’accoglienza dei migranti, partendo dal rispetto ineludibile dei diritti umani e chi, invece, ritiene che siano prioritari i diritti degli italiani, maturando sentimenti di avversione nei confronti di chi è straniero e migrante.

La vicenda “Sea Whatch” ha catalizzato l’attenzione sia a livello locale, che internazionale. Per giorni, le notizie si sono rincorse con ritmo incalzante: appelli, diffide, gli esposti in procura presentati dal Pd, per ultimo il pronunciamento della Corte Europea di Strasburgo sul ricorso presentato dalla Ong per chiedere di far sbarcare i migranti. I giudici europei avevano chiesto per i migranti cure mediche, acqua e cibo, ma non di farli scendere dalla nave.

Finalmente, però, i migranti avranno un porto dove sbarcare, prima di affrontare le procedure di identificazione e avviarsi nei Paesi che si sono dichiarati disposti ad accoglierli.

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