Salvini e Sanfilippo, insulti gratuiti

Due brutte pagine di esternazioni tramite social. Matteo Salvini, già ministro degli Interni e Fabio Sanfilippo, giornalista Rai, sono i protagonisti. Il primo è stato denunciato da Carola Rackete. Il secondo, rischia il licenziamento.

La querela è stata depositata a Roma il 12 luglio scorso. L’ormai ex capitano della “Sea Watch 3” Carola Rackete ha denunciato il ministro degli Interni del tempo, Matteo Salvini, per le frasi sui social seguite alle note vicende estive ed all’attracco contestato della nave al porto di Lampedusa.

Non si risparmiò Salvini. Usò termini offensivi come «sbruffoncella», «fuorilegge», «delinquente», le attribuì un atto «criminale», la indicò come complice dei «trafficanti di esseri umani», la accusò di aver attentato all’incolumità ed alla vita dei cinque militari italiani della motovedetta della Guardia di Finanza che venne speronata.

Presidential consultations on new government

Sono passati appena due mesi e il ruolo ed il posto di Salvini sono cambiati. Da tre giorni, Salvini ha lasciato il Viminale ed è subentrato un nuovo ministro Luciana Lamorgese. Un giornalista di radio rai Uno, Fabio Sanfilippo, utilizza lo stesso mezzo e affida ai social le sue esternazioni contro l’ormai ex ministro. I toni sono duri e le parole irricevibili. «Ora perderai almeno il 20, 25 per cento dei consensi che ti accreditano i sondaggi, lo sai? E che fai? Non hai un lavoro, non sai fare niente, non hai un seggio da parlamentare europeo, hai perso il posto da ministro. Certo stai in Parlamento. Con la vita che ti eri abituato a fare, tempo sei mesi e ti spari nemico mio». C’è, purtroppo, anche un riferimento familiare. Ai suoi figli ed ai figli del ministro. «Mi dispiace per tua figlia, ma avrà tempo per riprendersi, basta farla seguire da persone qualificate».

Abbiamo trascritto due brutte esternazioni sui social. Per la prima è già stato avviato un procedimento giudiziario (gli atti sono stati trasmessi, per competenza, dalla procura di Roma a quella di Milano, città dove Salvini risiede. Per la seconda, è già stato presentato un quesito in commissione parlamentare di Vigilanza Rai. L’iniziativa è del deputato della Lega, Massimo Capitanio. La Rai ha già condannato le frasi profferite dal giornalista e lo stesso ha fatto l’Ordine dei Giornalisti. L’amministratore delegato Rai, Fabrizio Salini, ha definito il comportamento di Sanfilippo «inaccettabile. Ingiustificabile. Gravissimo» aggiungendo che la Rai non tollera simili comportamenti. E potrebbero esserci anche ulteriori risvolti.

Che dire? I commenti, forse, sono superflui. Possiamo solo ricordare che il reato di diffamazione, in Italia, non è stato abolito. Per nessuno. Né è stato abolito il reato, ancor più grave, di diffamazione a mezzo stampa.

Abbiamo anche una Costituzione, forse tra le più belle al mondo. La Costituzione, fin dai primi articoli, sancisce il rispetto della dignità della persona umana, l’uguaglianza morale e giuridica, la libertà di opinione, di stampa. È il sistema di valori che i padri costituenti vollero per il nostro Paese, al di là delle differenze politiche e culturali che sono alla base del testo costituzionale del 1948. Sono i principi ed i valori su cui si regge lo Stato e la nostra società.

Sono principi inalienabili. E non possono essere dimenticati. Nemmeno nell’era dei social e del web in cui tutto sembra permesso. Ma non lo è.

 

 

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