«Salvate i nostri figli dalla violenza»

Per dire basta alle violenze contro i ragazzini, un gruppo di mamme ha promosso un flash mob per venerdì 20 maggio alle 19 a Chiaia, Napoli, facendo appello alle famiglie e alle istituzioni affinché si assicuri sicurezza ai minori quando escono di sera.

Ragazzi aggrediti a bottigliate, una ragazzina mandata in ospedale per aver pestato per sbaglio il piede ad una coetanea, aggressioni per futili motivi, risse tra minorenni con tanto di mazze da baseball, coltelli e tirapugni. L’aumento di violenze ai danni di minori a Napoli registrato negli ultimi mesi ha spinto tre mamme – Barbara Tafuri, Roberta Foglia Manzillo e Federica Mariottino – ad organizzare un flash mob per il 20 maggio alle 19. L’appuntamento è in piazza Amendola, lo slargo che si affaccia su Via Carducci, a Chiaia, dove i partecipanti si stringeranno in una sorta di simbolico cordone di sicurezza per i ragazzi.

L’iniziativa ha subito raccolto l’adesione di numerose organizzazioni e famiglie – segno di un problema molto sentito dai genitori – che intendono dar vita a manifestazioni simili in altri quartieri della città. Ma come nasce questa protesta gentile, ma determinata? Ne abbiamo parlato con una delle promotrici, la giornalista Barbara Tafuri.

Come nasce questo flash mob?
Tutto è nato da un confronto nella chat dei rappresentanti dei genitori del liceo di mio figlio dove quotidianamente, ma soprattutto all’inizio della settimana, vengono segnalati accoltellamenti e violenze, avvenute vicino alla nostra scuola. Si tratta di fatti di cronaca nera spesso non registrati dai giornali, quindi non denunciati. Come genitori ci siamo detti: cosa facciamo? Non possiamo rimanere inermi davanti a questa situazione.

Quindi avete pensato ad una manifestazione pubblica…
Abbiamo pensato di creare un cordone umano di sicurezza attorno ai ragazzi. Noi abbiamo chiesto migliaia di volte alle istituzioni di intervenire. Ci hanno risposto che c’è la videosorveglianza, ma evidentemente le telecamere non sono il deterrente migliore, visto che tutto avviene nonostante gli occhi elettronici puntati sui luoghi strategici. C’è bisogno di una presenza fisica, di una pattuglia delle forze dell’ordine. Non abbiamo avuto risposte e visto che le istituzioni non tutelano il tempo libero dei nostri figli abbiamo deciso di farlo noi.

Avete lanciato un appello: “Teniamoci per mano, formiamo un girotondo per la sicurezza dei ragazzi, contro l’escalation di violenza, aiutateci ad aiutarli. Tutti”. A chi è rivolto?
All’inizio abbiamo pensato di coinvolgere le persone della scuola dei nostri figli, poi abbiamo riflettuto che quello delle violenze sui ragazzi non è un problema solo di questo territorio. Quindi, pur partendo dal quartiere frequentato dai nostri figli, chiediamo a tutti i genitori delle scuole di Napoli di aderire al flash mob lì dove si trovano. Noi vogliamo mettere in rete tutti gli attori della crescita dei ragazzi: scuola, famiglie, istituzioni…

Cosa chiedete?
Innanzi tutto chiediamo più sicurezza: maggiore illuminazione stradale nelle strade troppo buie che diventano facilmente teatro di vili aggressioni, presenza di personale delle forze dell’ordine nei punti nevralgici dove i ragazzi si riuniscono, che sia Chiaia, Centro storico, Vomero… In qualunque posto della città dove si riuniscono i ragazzi. Non puntiamo il dito contro la movida e i baretti, non c’entrano nulla, perlomeno quelli legali che rispettano regole e non vendono alcol ai minori. Riteniamo, anzi, che chiudere i locali a mezzanotte e desertificare la città non sia una soluzione: la rende solo più insicura. Il nostro è un appello a chi deve tutelare i nostri ragazzi, che come tutti i coetanei del mondo – dopo essere stati chiusi in casa due anni -, hanno il diritto di uscire, divertirsi in pace, scambiarsi un numero di telefono senza correre il rischio di finire all’ospedale. Allo stesso modo abbiamo riflettuto che anche chi esce di casa con un tirapugni o un coltello in tasca ha bisogno di aiuto.

Chi deve intervenire?
La scuola con i progetti non basta e non basta nemmeno dire apriamo le chiese. Dobbiamo fare in modo che se le famiglie hanno bisogno ognuno intervenga per il proprio ruolo, in tutti i campi. Questo è quello che chiederemo e speriamo di essere tanti per far sentire la nostra voce e far diventare la questione della sicurezza dei ragazzi una priorità sui tavoli istituzionali. Abbiamo ricevuto tantissime adesioni e continuiamo a raccoglierle perché è un problema molto, molto sentito.

(Le informazioni per partecipare sono sull’apposita pagina Facebook)

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