Ad aprire Nuova Umanità n. 257 è l’editoriale di Bernhard Callebaut, dal titolo “Trasformare il brutto in bello”. Scrivendo in piena estate, mentre il lettore si affaccia ormai all’autunno, il direttore della rivista interroga il nostro tempo, segnato dalla forza crescente della tecnoscienza, e invita a cercare ragioni di speranza capaci di nutrire insieme il cuore e l’intelligenza. Da questa domanda prende avvio l’intero fascicolo, che intreccia teologia, filosofia e testimonianze di vita.
Anche il numero 257 della rivista Nuova Umanità, edita da Città Nuova, dedica ampio spazio alla sezione “Leggere il mondo”, eccezionalmente sdoppiata per l’occasione. Marco Sanchioni e Alessandro Borghesi propongono una prima lettura dell’enciclica “Magnifica Humanitas”, tra Agostino e Romano Guardini, mentre Antonio Bergamo ne indaga l’antropologia trinitaria, mostrando come il testo definisca l’umano non per sottrazione rispetto alla macchina, ma per eccedenza di relazione. Poco oltre, nella rubrica “Interpretare la storia”, Judith Povilus ricorda il matematico Ennio De Giorgi a trent’anni dalla scomparsa.
Si prosegue nella rubrica “Alla fonte del Carisma dell’Unità”, dove Anna Maria Rossi e Alessandro Clemenzia dialogano con le pagine mistiche di Chiara Lubich raccolte in “Paradiso ’49”, tra il dono della scrittura e la storia come biografia di Dio. Nella sezione “Attraversare il quotidiano”, Luigino Bruni discute il senso dell’uguaglianza e della sua promessa tradita, mentre Gérard Rossé prosegue, in “Alla fonte della Rivelazione”, la lettura del grido di Gesù sulla croce.
Il filo del fascicolo riaffiora infine nelle pagine più legate alla vita quotidiana. Nella rubrica “Radici”, João Manoel Motta racconta i trentacinque anni dell’Economia di Comunione, nata in Brasile nel 1991 tra difficoltà e scelte coraggiose. Paula Luengo, in “Dialogare a 360 gradi”, riporta il confronto di quattordici accademici nel quartiere di Yungay, a Santiago del Cile, convinti che dai margini si veda più lontano. Chiude il numero “Lessico per il terzo millennio”, dove tre giovani studiose provano a fare chiarezza sulla parola clima, tra ansia e retorica ideologica.
Buona lettura!