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Nuova Umanità N. 256 (2026/02)

Parlarsi

Nuova Umanità n. 256 esplora il rapporto tra cultura, pace e unità in un tempo di crisi globale. Tra geopolitica e spiritualità, il fascicolo affronta i conflitti contemporanei, il dialogo interreligioso, la vocazione educativa e il carisma di Chiara Lubich, con una riflessione profonda sulla civiltà dell’amore.

Copertina Nuova Umanità n. 256

Ad aprire Nuova Umanità n. 256 è l’editoriale firmato da Bernhard Callebaut, direttore della rivista, intitolato La via più intelligente. Muovendo dalla diagnosi del sociologo Olivier Roy sull’«appiattimento del mondo» e sulla deculturazione globale, Callebaut interroga il ruolo di una rivista culturale in un tempo segnato da conflitti, derive autoritarie e dalla tentazione della ragione della forza. Il richiamo è alla necessità di tradurre in cultura la luce del carisma dell’unità, intesa non come uniformità ma come accoglienza della diversità: la via più intelligente, appunto, contro ogni disincanto.

Nel numero 256 della rivista Nuova Umanità, edita da Città Nuova, la sezione “Leggere il mondo” ospita la riflessione di Reka Szemerkenyi, economista ed ex ambasciatrice ungherese a Washington, che in Nulla è perduto con la pace analizza le radici profonde dei conflitti internazionali e il ruolo delle istituzioni nel costruire un ordine globale più umano. Nella sezione “Interpretare la storia”, Gennaro Iorio ripercorre come, nel corso della civiltà, l’amore sociale abbia progressivamente allargato i confini dell’inclusione dell’altro, sfidando convenzioni e consuetudini radicate.

La sezione “Alla fonte del Carisma dell’Unità” presenta un contributo di Piero Coda sull’introduzione teologica al Paradiso ’49 di Chiara Lubich, scritti mistici di straordinaria profondità da poco pubblicati integralmente per la prima volta. Segue, nella sezione “Alla fonte della Rivelazione”, uno studio di Gérard Rossé sul grido di abbandono nel Vangelo di Marco. La sezione “Dialogare a 360 gradi” accoglie invece un dialogo tra il teologo musulmano Adnane Mokrani e quello ebreo Russel Pearce su giustizia, resistenza e nonviolenza, un testo scritto nel 2025 e oggi più urgente che mai.

Un filo sottile attraversa questo fascicolo, dal quadro geopolitico alle pagine mistiche di Chiara Lubich: la convinzione che l’unità autentica non si costruisce sopprimendo le differenze, ma abitandole. Lo mostrano, ciascuno a proprio modo, anche i contributi della sezione “Leggere l’arte”, dove Mario Dal Bello racconta il testamento spirituale di Michelangelo nella Cappella Paolina, e della sezione “Lessico per il terzo millennio”, con Maria Calabretto sull’immagine come soglia di ulteriorità e Marco Sanchioni sulla complessità come rete relazionale in cui il tutto non è mai una semplice somma delle parti.

Buona lettura!

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