L’editoriale di Alberto Lo Presti, intitolato “In nome del popolo sovrano”, apre il numero 228 della rivista Nuova Umanità, edita da Città Nuova, con una disamina pungente sulle trasformazioni della democrazia moderna. Il testo esplora il delicato equilibrio tra la volontà popolare e le istituzioni, mettendo in guardia dai rischi di una sovranità declinata in chiave demagogica che può svuotare di senso la partecipazione civile. Attraverso un’analisi narrativa e serrata, l’autore invita a riscoprire una politica che non sia mera gestione del potere, ma servizio autentico orientato al bene comune e alla coesione sociale. Questo intervento iniziale stabilisce il tono critico e costruttivo dell’intero fascicolo, sollecitando i lettori a riflettere sulla responsabilità individuale nel preservare la salute dei sistemi democratici di fronte alle spinte populiste che caratterizzano l’attuale scenario internazionale.
Il “Focus” centrale di Nuova Umanità n. 228 affronta con estremo rigore “La piaga della corruzione”, analizzandola come un fenomeno che devasta non solo l’economia, ma il tessuto stesso delle relazioni umane. Salvatore Barbaro mette in luce il nesso tra corruzione giuridica e corrosione sociale, mentre l’analisi di Adriana Cosseddu chiarisce come le sole norme non bastino senza un’etica condivisa. Il respiro internazionale del tema è garantito dal contributo di Raymond Takougang, che interroga le radici dei problemi nel continente africano attraverso la lente della trasparenza. La sezione dimostra come la lotta all’illegalità richieda un cambiamento culturale profondo, capace di sovvertire logiche di privilegio per restaurare una giustizia che sia accessibile a tutti, specialmente ai più vulnerabili della società globale.
Nella rubrica “Scripta manent”, la rivista propone un suggestivo salto nel passato con il celebre processo a Verre di Marco Tullio Cicerone, dimostrando quanto l’abuso di potere sia un tema purtroppo senza tempo. Questo legame storico si intreccia perfettamente con la sezione “Parole chiave”, curata da Carlo D’Alfonso, che approfondisce il concetto di legalità non solo come rispetto formale, ma come stile di vita. Spostandoci ai “Punti cardinali”, Alessandro Giostra illustra le origini cristiane della scienza attraverso l’opera di Duhem, mentre Hubertus Blaumeiser traccia sentieri di comunione per camminare insieme verso l’unità. Tali contributi offrono una visione multidisciplinare che spazia dal diritto alla teologia, confermando la vocazione della rivista a essere laboratorio di pensiero interdisciplinare per la comprensione delle complessità odierne.
Il fascicolo si completa nella sezione “Alla fonte del carisma dell’unità” con uno studio linguistico di Maria Caterina Atzori sul testo “Ho un solo sposo” di Chiara Lubich, esplorandone la profondità mistica e letteraria. Prosegue parallelamente la narrazione della Storia di Light, giunta al dodicesimo capitolo e firmata dal co-fondatore Igino Giordani, che continua a ispirare con la sua visione profetica di umanità rinnovata. Le rubriche finali “In biblioteca” e “Murales” arricchiscono l’offerta editoriale con aggiornamenti bibliografici e spunti di attualità ecclesiale, richiamando anche l’attenzione su insegnamenti di papa Francesco. In ogni pagina traspare l’impegno costante nel ricostruire quella trama d’unità necessaria per vincere le ombre della corruzione e della divisione, proponendo la sapienza del carisma come bussola per l’avvenire e per la costruzione di una società fondata sull’integrità e sul dono.
Buona lettura!