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Ekklesía N. 25 (2024/04)

Seminare pace

Ekklesía n. 25 esplora le vie per seminare pace in un tempo di conflitti. Attraverso riflessioni sul dialogo interreligioso, la sinodalità e la fraternità universale, il numero offre testimonianze coraggiose di riconciliazione e analisi profonde per comprendere come la pace possa diventare una pratica quotidiana e una scelta politica e spirituale necessaria.

Copertina rivista Ekklesia numero 25 (Città Nuova).
Copertina rivista Ekklesia numero 25 (Città Nuova).

Il nuovo numero 25 della rivista Ekklesía, edita da Città Nuova, affronta una delle sfide più drammatiche e urgenti del nostro tempo: la costruzione di una pace duratura in un mondo ferito da conflitti globali. Non si tratta solo di assenza di guerra, ma di un impegno attivo nel seminare giustizia e fraternità in ogni ambito sociale. Nell’editoriale intitolato “È possibile la pace?”,  Maria do Sameiro Freitas ci invita a non cedere al pessimismo, ma a riscoprire la forza dei piccoli gesti quotidiani e delle scelte coraggiose. La pace è presentata come un cantiere sempre aperto che richiede un ascolto profondo delle ragioni dell’altro, trasformando le barriere in ponti di dialogo e rendendo ogni cristiano un operatore di riconciliazione capace di abitare le tensioni con speranza.

All’interno di Ekklesía n. 25, il grido per la pace trova un’eco potente nelle parole di papa Francesco, che richiama l’umanità intera a fermare la follia delle armi e a investire nella cura della casa comune. Il suo pensiero si intreccia con l’analisi di Pasquale Ferrara, il quale esplora le ragioni politiche e spirituali del dialogo come unica alternativa reale allo scontro. Per costruire una fraternità universale, è necessario superare le logiche di potere e il clericalismo delle menti che impedisce di vedere nel diverso un fratello. Questo cambiamento di paradigma richiede una vera e propria pedagogia della pace, capace di formare coscienze critiche e cuori aperti, pronti a scommettere sul bene comune anche quando le circostanze sembrano suggerire il contrario.

Una prospettiva fondamentale viene offerta dal contributo di Chiara Lubich, che considera le religioni come partner essenziali sul cammino della concordia. Per Chiara Lubich, la pace non è un’utopia ma l’effetto dell’amore scambievole vissuto fino in fondo, un concetto ripreso anche da Margaret Karram nel descrivere come si costruisce la fraternità punto per punto. In Ekklesía n. 25, questa visione si traduce in azioni concrete di collaborazione interreligiosa, dove la diversità non è più una minaccia ma una ricchezza da mettere a servizio dell’unità. Seminare pace significa dunque coltivare rapporti di reciprocità, partendo dalla consapevolezza che siamo tutti parte di un’unica famiglia umana legata da un destino comune.

Il fascicolo si arricchisce di testimonianze vive che arrivano dai fronti più caldi della storia, come la Siria o il Messico, dove figure come Nour Raee e Juan José Medeiros mostrano come sia possibile restare e ricostruire tra le macerie. La sinodalità ecclesiale, approfondita da Brendan Leahy e Adriana Masotti, emerge come il metodo per eccellenza per vivere la pace all’interno della comunità e proiettarla nel mondo. Dalla coerenza di Bonhoeffer, presentata da Giulia Iotti e Roberto Ruini, al sacrificio dei martiri di Boves, il messaggio è univoco: la pace richiede il coraggio della mitezza e la perseveranza di chi sa che ogni seme gettato oggi fiorirà in un domani di giustizia.

Buona lettura!

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