Il numero 19 della rivista Ekklesía, edita da Città Nuova, affronta una domanda che scuote nel profondo le coscienze contemporanee: ha ancora senso credere nel mondo di oggi? In un’epoca segnata da rapidi cambiamenti e incertezze, il fascicolo indaga le forme del credere tra eclissi di Dio e nuove domande di senso. Nell’editoriale “Expo di Dio”, il direttore Hubertus Blaumeiser ci invita a guardare alla fede non come a un catalogo di dogmi da esporre, ma come a una presenza viva che si manifesta nella storia. La sfida è quella di passare da una fede di abitudine a una fede consapevole, capace di abitare le piazze del mondo con umiltà e verità, rendendo visibile l’amore di Dio attraverso la qualità delle nostre relazioni e della nostra testimonianza quotidiana.
In questo scenario di ricerca, il contributo di papa Francesco risuona con forza, invitandoci a non temere le tempeste del nostro tempo. Il pontefice sottolinea come la crisi della fede sia spesso legata a una mancanza di speranza e ci esorta a riscoprire il volto di un Dio che cammina con l’umanità, specialmente nelle periferie esistenziali. Attraverso le riflessioni di Francesco Cosentino, emerge la necessità di una conversione pastorale che sappia parlare il linguaggio dell’uomo contemporaneo, senza cadere nel rischio del clericalismo o dell’autoreferenzialità. Credere oggi significa allora lasciarsi spiazzare dalla realtà e dai giovani, come suggerito da Claudio Maino, accettando la sfida di un Dio che spesso si rivela nel silenzio e nella “notte” dei sensi.
Sebbene in questo fascicolo non compaia un articolo a firma diretta di Chiara Lubich, la sua eredità spirituale emerge con vigore nelle analisi di Silvia Cataldi e Pavel Tóth. In Ekklesía n. 19, l’ideale dell’unità viene presentato come la chiave per superare il senso di smarrimento del credente moderno. L’essere “uno” non è solo un obiettivo ecumenico, ma la condizione stessa perché il mondo creda. Per la Lubich, la fede è un’esperienza comunitaria: si crede insieme, riscoprendo la presenza di Gesù tra noi come bussola per navigare le complessità del globale. Questo approccio trasforma la parrocchia e i movimenti in laboratori di sinodalità, dove il dialogo con la cultura e con chi non crede diventa un’occasione preziosa di arricchimento reciproco e di scoperta della verità.
Il numero si completa con uno sguardo ai diversi continenti, analizzando come la fede si incarni in contesti sociali e politici differenti, dal dialogo con la sinistra europea descritto da Luisa Sello alla vita nelle periferie di Roma raccontata da Concetto Occhipinti. In Ekklesía n. 19 viene dato spazio anche alle sfide dell’ecumenismo e al futuro del movimento guidato da Ioan Sauca, evidenziando come la ricerca di unità sia inseparabile dalla ricerca di Dio. Attraverso le testimonianze di laici e religiosi, come Margarita Gómez del Valle e Mariano José Sedano, il fascicolo ci ricorda che credere oggi significa abitare la soglia, pronti a riconoscere i segni dello Spirito ovunque la vita gridi il bisogno di dignità e di speranza.
Buona lettura!