Ritorno al Futurismo

Grande rivisitazione del movimento ad un secolo dalla nascita. I suoi capolavori, datati e fuori contesto, hanno ancora qualcosa da dire.
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«È dall’Italia, che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il Futurismo». A cent’anni esatti dal suo grido di fondazione, il movimento d’avanguardia viene celebrato in grande stile. Fulcro dell’anniversario è la grande mostra che trova la sua sede d’onore a Milano, la “Città che sale”, come recita l’irrinunciabile tela di Boccioni in cui il futuro incalzante prende forma nelle modernissime fabbriche in costruzione sullo sfondo e, ancor di più, nel cavallo lanciato all’impazzata che nessun uomo riesce a domare e a trattenere. L’entusiastico gruppo di artisti riconosce nella nascente metropoli il simbolo del progresso, della velocità, della vitalità e di quant’altro i futuristi vanno cercando e glorificando.

Ma intervenire esclusivamente sulle “belle arti” pare cosa da poco a chi persegue con un chiassoso ardimento una “rivoluzione totale”. Come recita uno dei tanti manifesti programmatici ci si propone infatti di «ricostuire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente». È così che l’accolta di circa quattrocento opere esposte in mostra non si limita a dipinti, disegni e sculture, ma spazia a tutto campo offrendo una rampante versione futurista di tavole parolibere, progetti d’architettura, scenografie, vestiti, fotografie, arredi, oggetti di arte decorativa, ricette, strumenti “intona-rumori”…

 

Rappresentati tutti i temi del futurismo: la città con le sue fabbriche, la guerra, la velocità, l’elettricità, la relatività della materia; e ancora macchine, locomotive, aerei… elementi che documentano la rampante modernità d’allora. Solo questi soggetti sono degni di interesse in quanto, come si apprende da un’altra dichiarazione futurista, «è vitale soltanto quell’arte che trova i propri elementi nell’ambiente che la circonda». Al bando quindi i temi letterari, mitologici, storici e quant’altro provenga dal passato attraverso musei, accademie, biblioteche e archivi.

Il tono gradasso con cui si volle affondare la tradizione oggi può far sorridere; eppure, il gesto distruttore che attraverso l’arte rifiuta la grande tradizione, assume in quel frangente storico un particolare significato: gli schemi tranquilli e consolidati di una invecchiata mentalità borghese vengono soppiantati in favore di uno spirito nuovo, di una fede di ferro nel presente in trasformazione. In questa direzione prendono senso anche le provocazioni più esuberanti che, «accordando tutti i diritti all’immaginazione intuitiva e divinatrice», muovono verso un mondo nuovo e senza compromessi.

E come sarà mai? Per usare ancora le parole di FuturBalla, il mondo futurista è come «un immenso diamante prisma iridentrilucentissimo, arcipulitissimo, elegantissimo, abitato da una sfolgocolorante umanità bellissima, genialissima, ordinata, felice, sanissima, spiritualizzata da nuovi ideali». Parole dai toni entusiastici quanto utopici; ma lo stesso artista prosegue rispondendo in anticipo: «Se il centesimo è il principio del milione, e il millimetro del chilometro, anche i minimi tentativi del futurismo possono essere il principio di una nuova arte futura. E con questo, con una superfede indistruttibile, arrivederci fra qualche secolo».

 

Di secolo ne è passato solo uno, ma l’esposizione di Milano, insieme a quella romana e a tutti gli eventi che celebrano il centenario della dirompente avanguardia italiana, permettono la discreta distanza di una ricognizione.

I tocchi di colore puro accostati secondo la tecnica divisionista, la scomposizione in piani mutuata da Picasso e personalizzata attraverso un’italiana versione curvilinea, le figure che nella scultura si deformano inglobando gli elementi dell’ambiente circostante… Tutte novità di allora che, ormai storicizzate, oggi ammiriamo all’interno di una retrospettiva. I futuristi avrebbero preferito essere spazzati via senza pietà dalle generazioni successive, piuttosto che rientrare nel circuito storico tanto deplorato.

Al di là dei successi e dei fallimenti di questo chiassoso e onnivoro movimento artistico, ci è dato di gustare l’ardimento e la fede con cui si è fatto dell’arte lo strumento per una rivoluzione ideale. La battaglia futurista assume il significato di una “contestazione globale” che arriva così a toccare poesia, filosofia, scienza, vita privata e pubblica, famiglia e scuola. Lo slancio forsennato nel dare forma e sostanza alla costruzione di un uomo nuovo per un mondo nuovo è attualissimo; giocando con le parole alla maniera di Marinetti, è l’intento del Futurismo che, dal passato, si fa urgentemente presente.

 

Futurismo 1909-2009 Velocità + Arte + Azione. Milano, Palazzo Reale, fino al 7 giugno (catalogo Skira).

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