In Rete, senza odio

“Il manifesto della comunicazione non ostile” è stato presentato alla Camera dei Deputati. Il lavoro dell’associazione Parole O_Stili con la gente e nelle scuole, spiegando che “virtuale è reale”, quindi attenzione alle parole in Internet, possono far male, molto male. Intervista a Rosy Russo.

In vista delle prossime elezioni europee e comunali, l’associazione Parole O_Stili ha lanciato, alla Camera dei Deputati, l’appello #cambiostile, per un confronto elettorale basato su idee e non su insulti e fake news. In questa sede sono stati presentati i dati della ricerca Flame wars e comunicazione. Quando il pensiero critico non basta più, e rilanciati i dieci principi del Manifesto della comunicazione non ostile, già firmato da 220 politici.

All’evento del 7 marzo erano presenti Antonio Palmieri e Paolo Lattanzio, componenti della Commissione cultura, scienze e istruzione, Rosy Russo, presidente dell’associazione Parole O_Stili, Sara Bentivegna, docente di comunicazione politica e teorie della comunicazione nuovi media alla Sapienza, Eva Sacchi, senior researcher Ipsos e Salvatore Giuliano, sottosegretario al Miur.

Il sondaggio, realizzato da Ipsos s.r.l per l’Istituto Giuseppe Toniolo, ha preso in esame un campione di cittadini dai 18 ai 75 anni residenti sul territorio nazionale. Dalle mille interviste realizzate è emerso che il 73% degli intervistati afferma che la violenza verbale pubblica ha conseguenze sulla vita reale e nel 72% dei casi la ritiene una forma molto grave di aggressione. I giovani (18/34 anni) associano l’hate speech virtuale alla vita reale (68% rispetto al 61% del resto della popolazione).

Il 62% dei giovani si è imbattuto in messaggi d’odio, ma il 79% sostiene di non averne mai inviati, anche se poi ammettono di essere propensi a farsi prendere la mano dal clima acceso della discussione (43%, rispetto al 33% del totale popolazione italiana). L’84% dei giovani dichiara di ponderare la frase prima della pubblicazione per evitare di offendere qualcuno, molti di più rispetto alla popolazione italiana che lo fa nel 73% dei casi. Dopo l’evento abbiamo rivolto alcune domande alla dott.ssa Rosy Russo.

Rosy Russo
Rosy Russo

Lo scorso anno avete presentato il vostro Manifesto al Senato. Da allora, sono stati fatti passi avanti?
Parole O_Stili è un’associazione che lavora per sensibilizzare sulle parole ostili in rete. Tra i tanti ambiti, il primo su cui abbiamo voluto fare il punto è stata la politica un anno e mezzo fa. Non c’è stata solo una presentazione, ma tutto un lavoro di sensibilizzazione attraverso vari strumenti tra cui il termometro di Parole O_Stili che ha rilevato, insieme a una ricerca di Ipsos, quale poteva essere la percezione del cittadino in campagna elettorale rispetto alle fake news e all’ostilità in generale.

Una settimana prima della campagna che ha portato alle elezioni del 4 marzo scorso siamo arrivati all’80% della percezione di ostilità. Stiamo seminando. Sicuramente c’è una grande apertura: tanti politici hanno scelto in prima persona di firmare il manifesto, perché l’adesione è personale, e le persone che hanno firmato si sono fatte promotrici di iniziative nel territorio, convegni cui siamo stati invitati o a cui loro hanno presentato il manifesto.

Proviamo a lavorare anche sul pubblico, sugli elettori, che stanno diventando sempre più ostili ai politici, perché se andiamo a leggere nei post dei nostri politici quanto le persone si “azzuffano” tra loro, capiamo che ci sono problemi abbastanza grandi. Il manifesto è nato 2 anni fa, il nostro è un lavoro abbastanza silenzioso, di semina.

Sono madre di quattro figli e dico sempre che ci vuole la perseveranza propria di chi aiuta a crescere qualcuno. Posso dire che finora abbiamo raccolto la sensibilità delle persone.

logo-parole-ostiliNel corso dell’incontro è stato detto che ci sono tre soggetti che interagiscono: politici, pubblico e chi racconta la politica. In che modo si può creare una sinergia tra questi soggetti, per attuare una nuova cultura della comunicazione?
Il Manifesto può essere un buon terreno comune. Quello che secondo me manca è una condivisione, non solo di valori, ma di strumenti. La rete è un luogo che conosciamo ancora troppo poco. Quello che stiamo sperimentando attraverso i corsi che stiamo portando nelle scuole, nelle aziende, nelle associazioni è la mancanza di consapevolezza delle persone che virtuale è reale. Il principio numero uno – che sarà il tema del nostro anno, che lanceremo all’evento del 31 maggio/1° giugno – sarà incentrato su virtuale e reale. Finché non si è tutti consapevoli – politici, pubblico, chi racconta la politica – che virtuale è reale, che quello che scrivo in rete ha una forza perché le parole sono potenti e possono avere conseguenze a volte anche pesanti, di sofferenza nei confronti delle persone che le raccolgono e le leggono; finché non mi renderò conto di tutto questo, sarà difficile allineare tutti. Spingiamo moltissimo su questa consapevolezza perché, nel momento in cui c’è, le persone fanno un passo in più e decidono di passare a un atteggiamento molto più responsabile perché sanno cosa sta succedendo e quindi hanno una maggiore attenzione.

Come associazione andate nelle scuole: che riscontro avete con i ragazzi?
Andiamo nelle scuole o perché si organizzano dei momenti e decidono di coinvolgerci e possiamo andare a presentare il manifesto, o perché ci chiamano perché ci sono dei problemi. Ad esempio, siamo andati in una scuola media dove il dirigente scolastico è venuto a sapere che nel gruppo whatsapp dei ragazzi c’era un’ostilità pesantissima. In entrambi i casi lavorare con i ragazzi è molto bello perché questi sono temi che fanno parte della loro vita. La cosa che sempre ci entusiasma è che sono lezioni partecipate, si lasciano coinvolgere, si raccontano. Sono ancora in un’età in cui, se li fai ragionare, ti seguono e questo per noi è veramente entusiasmante. Il mondo della scuola, il mondo dell’educazione è uno dei pilastri di Parole O_Stili. Abbiamo creato 150 schede didattiche in cui poter raccontare il manifesto in classe, in qualsiasi ora, in qualsiasi disciplina scolastica, proprio perché crediamo che questi 10 principi possano aiutare i più giovani ad avere delle regole anche per navigare nel web.

 

 

 

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