Rese “uno” dallo Spirito

Due congregazioni, nate dalla stessa fondatrice, ricostruiscono dopo un lungo cammino l'unità della loro Famiglia.
Religiose

“Rese uno dallo Spirito per annunciare, oggi, la Parola di verità” è stato il tema del Capitolo generale speciale delle Suore Domenicane di S. Caterina da Siena che si è celebrato in Albi (Francia) e con il quale si è coronato un cammino di fraternità molto intenso. Il Capitolo ha dato inizio ad un’avventura-dono che si va rivelando sempre di più come un’esperienza gioiosa di comunione, segno della presenza di Gesù in mezzo a noi e manifestazione della misericordia di un Padre che ha un unico insaziabile desiderio: fare di tutti i suoi figli un’unica famiglia felice.

Il 14 giugno 2005 la Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica ha emanato il decreto di unione di due Congregazioni: una, delle Suore domenicane di S. Caterina da Siena di Roma, e l’altra, delle Suore domenicane di S. Caterina da Siena di Albi (Francia).

Le parole con cui l’Arcivescovo di Albi Mons. Pierre-Marie Carré ha voluto rendere partecipe la sua Diocesi spiegano molto bene il senso di un evento che ha visto radunate in Capitolo 55 sorelle provenienti da 14 Nazioni del mondo: “La Congregazione delle Suore Domenicane di S. Caterina da Siena di Albi, vivrà una tappa importante della sua esistenza, verso la fine di quest’anno. Durante il Capitolo generale, speciale che si terrà ad Albi alla fine di dicembre 2005, si unirà con la Congregazione italiana delle Suore Domenicane di S. Caterina da Siena. Queste due Congregazioni hanno avuto la stessa Fondatrice, Madre Gérine Fabre, che ha dato inizio alla Congregazione ad Albi nella metà del XIX secolo. Questo Capitolo, preparato da lungo tempo dalle due Congregazioni, creerà un nuovo Istituto religioso; si tratta di “ricostruire una Famiglia comune” come dice il Decreto della Sacra Congregazione per gli Istituti religiosi, che ha approvato il Progetto di unione. Raccomando alla preghiera di tutta la Diocesi questo Capitolo durante il quale verrà eletta la nuova Priora Generale della Congregazione”. 

Il cammino verso l’unione

Divise da eventi storici risalenti al 1879, le due Congregazioni hanno percorso strade parallele e autonome, coltivando però sempre nel cuore la nostalgia delle origini. La separazione infatti non fu originata da una precisa volontà delle suore, ma da incomprensioni giuridiche legate ad un periodo storico in cui i rapporti tra la Chiesa di Roma e quella di Francia non erano facili. Nel trascorrere degli anni non cessò mai un sentimento sincero di legame alla comune Fondatrice, Madre Gérine Fabre, e il desiderio di tornare ad essere un’unica Famiglia.

Il Concilio Vaticano II, con il suo profetico invito agli Istituti di vita consacrata di percorrere la strada del rinnovamento ritornando all’autenticità del carisma fondazionale, ha soffiato forte su questo desiderio. In questi ultimi 25 anni le due Congregazioni sorelle hanno intensificato i loro rapporti, mosse solamente da una indicazione che si faceva sempre più chiara: ritornare alle origini come ad una sorgente generatrice di vita nuova e feconda, dalla quale sarebbe scaturita la loro vera identità missionaria e la grazia di essere presenti nell’oggi della storia come lo furono nel loro tempo san Domenco, santa Caterina e Madre Gérine.

Si ricercarono i documenti sulle origini, si effettuarono visite scambievoli e soprattutto si intensificarono momenti di conoscenza reciproca ed esperienze di autentica comunione. La celebrazione comune nel 1987 del centenario della morte della Fondatrice, costituì una pietra miliare di un cammino che, nel 1992, a 140 anni dall’erezione canonica della Congregazione di Albi, vide nascere la Fraternità Madre Gérine, espressamente voluta dalle due Priore generali come primo segno visibile di unità e come canale concreto di conoscenza e condivisione di vita.

La percezione che il Signore ci aveva chiamato a percorrere un cammino di luce senza poter più tornare indietro era ormai una certezza di tutte le sorelle di entrambe le Congregazioni. Cresceva infatti in noi la consapevolezza della chiamata ad essere donne, domenicane, totalmente dedicate all’annuncio della Parola di Verità. La Parola prepotente, che saliva come un grido dal profondo del nostro cuore, era Gesù Risorto incontrato vivo il mattino di Pasqua, era l’esigenza di condividere con la vita e con la parola l’esperienza di un incontro che andava trasformando la nostra vita e la vita delle nostre comunità.

L’incontro con Gesù Risorto ci trasformava in donne incinte capaci di incontrare e di diventare spazi viventi di comunione e di unità, ci donava la certezza che il seme dell’unità era solamente un dono deposto nel nostro grembo dalla Pasqua del Signore. Oggi possiamo ben dire che l’unità raggiunta è il fiore profumato sbocciato dal mistero della Pasqua del Signore in noi. 

Il dono dell’unità

In questi anni tutta la vita delle due Congregazioni è stata una risposta agli appelli all’unità che si facevano sempre più profondi e concreti. Lo testimoniano alcuni stralci di lettere delle Priore generali scritte tra l’anno 2000 e 2005.

“Madre Gérine è la nostra comune fondatrice e questo è il movente principale che ci spinge verso la riunificazione. Più entriamo nelle pieghe della storia, anche attraverso la ricerca di documenti e l’interpretazione di fatti di cui veniamo a conoscenza, tanto più entriamo nel cuore della madre: ella mai avrebbe voluto le sue figlie divise in due Congregazioni autonome. Inoltre, sempre più si va chiarendo che neppure le nostre prime sorelle hanno voluto la separazione. Altri eventi, indipendenti dalla loro volontà hanno portato a questa dolorosa vicenda”.

“Care sorelle, l’amore di Dio ci conduce e pare che abbia fretta di manifestare oggi la sua gloria in mezzo a noi. Egli attende da noi un cuore docile e aperto per poter riversarvi dentro l’abbondanza delle sue grazie e delle sue tenerezze. Non abbiamo paura, ma con fede e fedeltà, dimoriamo nel suo cuore di Padre; lasciamoci intenerire e commuovere dai suoi palpiti perché, diventando sempre più figlie, possiamo scoprire di giorno in giorno la bellezza di ritrovare le nostre sorelle e la gioia di glorificarlo insieme facendo delle nostre due Famiglie religiose veramente un cuor solo ed un’anima sola”.

“Il cammino della nostra Famiglia religiosa è costantemente segnato dalla Sua presenza e dai suoi doni. In questo particolare momento storico, il Signore sta riempiendo di stupore i nostri cuori perché ci fa intravedere che l’unione tra la nostra Congregazione e quella delle sorelle di Albi è ormai alle porte. Gli ultimi avvenimenti sembrano dirci che Egli ha quasi fretta di vederci riunite in un’unica Famiglia. Siamo consapevoli dell’impegno di vita che ci attende, ma questo significa per noi anche assaporare la gioia di vivere concretamente la parola di Gesù: Padre, che siano uno!”.

“Lo Spirito di unità e di comunione sta soffiando molto forte ed il cammino procede speditamente. I due Consigli generalizi si sono incontrati nel mese di marzo ed una commissione ha elaborato successivamente le ‘Clausole transitorie’, che sono già nelle vostre mani perché le possiate leggere, discutere ed eventualmente modificare. Dobbiamo intensificare la nostra preghiera affinché il nostro ritorno all’unità originaria possa accendere un fuoco ricco di vitalità carismatica nel cuore della Famiglia di Madre Gérine e la faccia risplendere con la bellezza delle sue origini perché sia una novità di vita per il nostro tempo”.

In questo cammino spirituale e giuridico di riunificazione le due Congregazioni hanno sperimentato l’amore infinito di Dio che le ha avvolte e le ha guidate, hanno percepito in modo certo che l’unità è prima di tutto un dono e che la risposta a questo dono è ancora il dono di un desiderio messo nel cuore di ciascuna dal Padre. È stata folgorante per noi la scoperta che questo dono di Dio ha attraversato il cuore della nostra Fondatrice, senza risparmiarle nulla, fino al momento della sua morte, al momento del suo completo abbandono. 

Alle origini del carisma

Spesso mi chiedo il “perché” di quanto stiamo vivendo e quasi sempre mi coglie la meraviglia. La sensazione più forte è quella di percepire che non siamo noi a prendere decisioni, a camminare, a progettare. Siamo piuttosto condotte da Qualcuno. Ci precedono una luce e una meta. Esse sono davanti a noi come qualcosa che attira, che guida. È la sensazione di sentirsi costantemente chiamate ad una adesione obbediente a chi, passo dopo passo, indica dove dobbiamo appoggiare i nostri piedi. L’esperienza che sempre facciamo è quella di poterli mettere dentro le orme di Qualcuno che conosce bene il cammino e che è già andato avanti. Non sappiamo cosa accadrà nel passo successivo, ma quelle orme ci infondono sicurezza, pace, gioia ed energia nuova.

Man mano che procediamo nel cammino, le paure perdono consistenza e lasciano spazio alla fiducia e al desiderio; nasce il coraggio di osare. È la nostalgia della sorgente, la voglia di ritrovare le nostre radici, come succede a chi ha vissuto troppo tempo lontano dalla sua Patria, è il bisogno di riappropriarci della nostra identità originale. E stranamente questo bisogno invece di spegnersi si accende sempre di più. Pare che ci sia proprio Qualcuno che sta soffiando da molto tempo sulla brace, a volte un po’ spenta, che sorprendentemente si riaccende e diventa fuoco.

In questa esperienza scopriamo che la meta verso cui camminiamo coincide con le nostre origini. Abbiamo quindi la certezza che il cammino della riunificazione ci sta portando là. È ritornando alle origini che potremo veramente riconoscerci, potremo capire chi siamo, potremo accoglierci e accogliere ogni sorella e riconoscerla come la nostra vera sorella. Solo ripartendo di là, potremo ricominciare con la stessa audacia della Madre il nostro andare in cerca dei fratelli, il nostro gridare a tutti che il Signore è veramente risorto. La nostra testimonianza sarà vera e credibile perché, entrando in questa esperienza, potremo dire che abbiamo visto il Risorto.

Mi ritrovo spesso a pensare e a chiedermi: dov’è questo luogo in cui la meta e le origini sono la stessa cosa? Mi pare di intuire che questo luogo è lo spazio prezioso e intimo di un soffio di voce in cui Madre Gérine ha racchiuso tutta l’intensità e la forza della sua esperienza con il Cristo. Un soffio che uscendo dal suo cuore più che dalle sue labbra sul letto di morte, ha tracciato il cammino per la sua Famiglia: “Albi, Albi!!”. È là. Immersa nella nostalgia della sua Famiglia lacerata, Madre Gérine è identificata a Gesù nel momento del suo dolore supremo: “Dio mio Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Anche lei, come Gesù, in quel momento di supremo dolore è tutta impregnata di risurrezione, di vita nuova, di riconciliazione, di unità, di fecondità, di salvezza. Il cammino della nostra riunificazione con le sorelle di Albi è iniziato là, “in su la mensa della santissima croce”, in cui Gérine, bagnata e vestita del sangue del Figliuolo di Dio, è totalmente identificata a lui.

Ritornare alle origini per noi significa allora comprendere che la riunificazione di tutte le sue figlie nella unica sua Famiglia non è semplicemente il frutto di una saggia pianificazione umana, ma è il dono che scaturisce dalla forza e dalla vitalità sempre nuove del carisma di misericordia ricevuto. Riunificazione non significa tanto ritornare come prima o, ancora peggio, ritornare indietro, significa piuttosto novità di vita per il nostro tempo.

Non significa aumentare di numero, e neppure sentirci più potenti o ricche, ma piuttosto vivere con maggiore verità il nostro cammino di sequela di Gesù, che chiede ai suoi discepoli di amarsi gli uni gli altri come lui ha amato loro e di essere una cosa sola come lui e il Padre sono una cosa sola. Significa porre un gesto di pace e di unità in questo nostro mondo diviso e oppresso dalle violenze e dalle guerre. Credo fermamente che la nostra vita oggi debba essere messa a servizio di questo cammino nel quale riconosciamo fortemente la volontà del Signore per la nostra Famiglia. Sarà questo l’impegno di tutte.

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