Rapiti due vescovi in Siria

Sono l’arcivescovo della Chiesa siro-ortodossa di Aleppo Mor Gregorious Yohanna Ibrahim e il vescovo Paul Yazigi, della Chiesa greco-ortodossa di Aleppo e Iskanderun. Un appello per la loro liberazione  
Guerra in Siria

Sono ore di angoscia per la comunità cristiana della Siria. Ieri due vescovi sono stati rapiti nella provincia settentrionale di Aleppo. Sono l’arcivescovo della Chiesa siro-ortodossa di Aleppo Mor Gregorious Yohanna Ibrahim, e il vescovo Paul Yazigi, della Chiesa greco-ortodossa di Aleppo e Iskanderun.  Si trovavano sulla stessa auto proveniente dal confine turco. Giunti alla periferia di Aleppo, un gruppo di uomini armati ha bloccato il veicolo, ha fatto scendere i passeggeri ed ha ucciso il diacono che era alla guida dell’auto. Yazigi e Ibrahim sono stati portati in un luogo sconosciuto.

Dalla Svizzera, dove è presente una comunità di siriani ortodossi (6.500), la maggior parte dei quali rifugiati di guerra, parla il parroco, padre Abramo Unal. «È un momento difficile, molto triste – dice – perché non sappiamo che cosa è realmente successo. Sappiamo che l’autista è stato ucciso e che i due vescovi sono stati rapiti, prelevati dalla macchina e portati via. Dove li hanno portati e perché li hanno rapiti, non lo sappiamo e non abbiamo ricevuto notizie».

Il parroco racconta che il vescovo Mor Gregorious Yohanna Ibrahim svolgeva in Siria un ruolo di «mediatore per la pace, prima tra cristiani e musulmani e ultimamente anche tra le diverse fazioni in guerra. In Siria non è facile. È diventata la terra di nessuno, dove non si sa chi combatte contro chi. Non ci sono più solo ribelli e regime, ma diversi gruppi che lottano tutti contro tutti».

Oggi la preoccupazione però è tutta concentrata sui due vescovi. La comunità siriana in diaspora sta telefonando al parroco per chiedere informazioni. «Siamo in angoscia e preoccupati per la loro sorte – dice il parroco -. Non abbiamo informazioni precise o richieste ufficiali da parte dei rapitori. Solo qualche notizia frammentaria, come quella secondo cui sono stati rapiti da gruppi ceceni. Se non veniva ucciso il loro autista, magari si poteva pensare ad un rapimento per soldi come spesso succede. Ma se hanno ucciso l’autista… siamo molto preoccupati. È una notizia terribile».

La comunità si stringe oggi in preghiera e rivolge anche un appello. Se ne fa portavoce il parroco siriano: «Il mio appello è ai rapitori perché liberino i due vescovi: sono persone perbene, amici di tutti, cristiani e musulmani, non hanno niente a che fare con la guerra. Sono messaggeri di pace». La comunità si stringe in preghiera e rivolge anche un appello ai governi occidentali perché – dice il parroco Unal – «facciano pressioni sulla Turchia. Può essere la chiave della loro liberazione». E conclude: «Non si toccano le persone di Dio, né cristiani né musulmani, né di nessun altra religione». Sua Eminenza Mor Gregorious Yohanna Ibrahim, arcivescovo della Chiesa siro-ortodossa di Aleppo, era un vescovo molto conosciuto: collaborava con la comunità di Sant’Egidio, era un amico del Movimento dei Focolari e impegnato nel dialogo con il Vaticano.

«Il rapimento dei due Metropoliti di Aleppo, rispettivamente della Chiesa siro-ortodossa, Mar Gregorios Ibrahim, e di quella greco-ortodossa di Antiochia, Paul Yazigi, e l’uccisione del loro autista, mentre compivano una missione umanitaria, è una drammatica conferma della tragica situazione in cui vivono la popolazione della Siria e le sue comunità cristiane»: è quanto afferma in una dichiarazione il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi. «Il Santo Padre Francesco – prosegue il portavoce vaticano – è stato informato di questo nuovo gravissimo fatto, che si aggiunge al crescere della violenza negli ultimi giorni e a un’emergenza umanitaria di proporzioni vastissime, segue gli eventi con partecipazione profonda e intensa preghiera per la salute e la liberazione dei due vescovi rapiti e perché, con l’impegno di tutti, il popolo siriano possa finalmente vedere risposte efficaci al dramma umanitario e sorgere all’orizzonte speranze reali di pace e di riconciliazione».
 

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