Quanti migranti possiamo accogliere?

Si discute sul numero massimo di ospiti ricevibili, se ospitarli nelle città o nelle periferie, e dove sistemare il Cie previsto per questa regione

La Città metropolitana di Genova, secondo il Ministero dell’Interno, può ospitare almeno sei migranti in ogni Comune sotto i duemila abitanti: di risposte alla richiesta, su 67 Comuni ne sono arrivate solo da 21, dagli altri 46 non è arrivato l’assenso. L’assessore ai Sevizi Sociali del comune Emanuela Fracassi rispondendo a un’interrogazione di due consiglieri uno del M5S e l’altro del Pd, spiega che «L’obiettivo del Ministero dell’Interno è diminuire al due per mille il fenomeno dell’immigrazione nelle città aumentando l’accoglienza nelle aree extraurbane.

Ad oggi a Genova abbiamo duemila persone ospitate dai centri d’accoglienza straordinaria e nell’area metropolitana solo 400 persone». Per il Governo, la Liguria dovrà accogliere 6.000 migranti all’anno, di cui il 50% nella Città metropolitana di Genova: 3.000 persone. Il Comune di Genova ha chiesto alla Prefettura che «la capacità dei centri di prima accoglienza non superi le cento persone e nel caso arrivasse un finanziamento nazionale per ristrutturare l’ex bocciofila di San Benigno, la struttura da 1.000 metri quadrati, secondo i Servizi Sociali ne ospiterà al massimo un centinaio. E non le trecento di cui si parla».

Già, la bocciofila, di proprietà del demanio e a suo tempo adocchiata come alternativa ai locali della Fiera dove attualmente sono ospitati i migranti, è sempre in zona porto. Se ne parla da alcuni giorni e pare possa andare bene, soprattutto perché adattata e ristrutturata adeguatamente potrebbe essere uno spazio accogliente per un buon numero di migranti. Una possibilità che potrebbe concretizzarsi in breve tempo poiché i locali della Fiera dovrebbero presto essere restituiti per le prossime manifestazioni. A Genova come un po’ dappertutto le lamentele non mancano. Soprattutto ad essere prese di mira sono le cooperative che gestiscono gli ospiti delle strutture.

In questi giorni gli ospiti della casa – gestita da una cooperativa sopra il Mercato Orientale in via Venti settembre – hanno chiesto ripetutamente di poter cucinare da soli i propri pasti, poiché desidererebbero mangiare più riso e meno pasta. «Vogliamo cibo e condizioni di vita migliori, altrimenti ci faremo sentire», andavano ripetendo i migranti. L’intervento delle volanti della Digos, ha fatto sì che la situazione è ritornasse tranquilla. Intanto secondo le ipotesi formulate dal Ministero dell’Interno, che prevede un Cie per ogni regione d’Italia, la Liguria indica come luogo adatto uno spazio a ridosso dell’aeroporto di Villanova ad Albenga.

Incontrare i migranti, parlare con loro, ascoltare le loro richieste ci porta comunque su problemi che sono difficili da conciliare con la politica nazionale al riguardo. Da una parte ci sono gli agenti della polizia impegnati in una mission impossible ovvero quella di convincere i migranti a farsi identificare. Ma ben pochi sono chi vuole questo, perché dicono di voler proseguire il loro viaggio fuori dall’Italia. Ben peggio è avviare una pratica di espulsione, questa tra l’iter lunghissimo, e ricorsi su ricorsi vuol dire trattenere la persona sul territorio per un tempo che può superare anche l’anno.

In Liguria i migranti che hanno visto rifiutata la domanda di asilo bocciata dalla commissione, sono aumentati nel 2016 del 300 per cento. Persone che vanno ad aggiungersi agli arrivi. Riguardo al Cie in Liguria il presidente della Regione Toti si dice favorevole. L’opposto lo dicono invece l’associazione comuni italiani come pure il sindacato di polizia Siap. «È ottuso sostenere che i Cie funzionino — denuncia Roberto Traverso, segretario del Siap Genova —, si tratta di strumenti inaccettabili, per mancanza di trasparenza, igiene, serenità nel lavorare».

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