Psicologi oggi

La proposta di Psicologia e comunione: un modo nuovo di essere professionisti e collaborare al di là degli orientamenti teorici. Il partecipato dibattito al Villaggio per la Terra

Ma cos’è Psicologia e Comunione, domandavano i presenti al focus su “Spazio psicologia e comunione”, evento tenutosi nell’ambito del Villaggio per la Terra a Villa Borghese? Una teoria psicologica nuova, un metodo psicoterapeutico, cosa? Nulla di tutto ciò.

È piuttosto uno spazio di dialogo e confronto tra saperi interdisciplinari, quali la psicologia e la psichiatria, che hanno a cuore l’essere umano e le sue vicende, è la condivisione di uno sguardo antropologico integrale che riconosce nella persona una straordinaria capacità e un profondo bisogno di dono di sé, l’unica via verso il benessere mentale e spirituale.

Si può dire allora che Psicologia e Comunione sia una “Scuola di formazione”, ma solo nel senso molto ampio di formazione di un modo nuovo di essere professionisti, che si ritrovano per imparare a collaborare – quanto è difficile farlo tra psicologi! –, per imparare a creare rete oltre i propri confini, a volte gelosamente difesi, oltre le diverse tecniche e metodologie, e perfino oltre i contorni territoriali e nazionali.

Presenti al focus, con Simonetta Magari (docente presso la facoltà di Medicina e Chirurgia della Università Cattolica del Sacro Cuore) e Angela Mammana (psicologa e coach umanista), tanti insegnanti, avvocati, studenti, incuriositi dall’accostamento tra psicologia e amore, psicologia e perdono, psicologia e comunione. Oltre alla propria personale sensibilità di fede.

«Psicologia e Comunione – spiega Simonetta Magari, che fin dall’inizio ha accompagnato questa realtà e oggi è la coordinatrice internazionale – nasce dall’intuizione di Chiara Lubich che nel 1999 a Malta fu insignita della laurea honoris causa in Psicologia. È uno stimolo a mettere al centro la persona ed il suo star bene, ma anche a renderci più capaci di stare in relazione tra noi, psicologi e psicoterapeuti. Siamo convinti infatti – ed è su questo aspetto che ci proponiamo di lavorare con chiunque voglia farlo – che se non usciamo da noi stessi e non ci impegniamo a riconoscerci l’un l’altro, dandoci fiducia, dandoci una mano nel lavoro al di là degli orientamenti teorici, rimaniamo ingabbiati nella solitudine e nell’individualismo che oggi rischia di schiacciarci tutti e non conduce da nessuna parte».

Per chi volesse saperne di più: www.focolare.org

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