Protestare per dignità

Castell’Umberto, un minuscolo paese arroccato tra i Nebrodi settentrionali in provincia di Messina, rifiuta il metodo utilizzato dal prefetto del capoluogo per il collocamento coattivo di cinquanta migranti in un albergo chiuso e inagibile.
Il sindaco di Castell'Umberto, Vincenzo Lionetto Civa

Le dichiarazioni di protesta del sindaco di Castell’Umberto, sentite a mozziconi, dovremmo ascoltarle per intero dopo avere capito cosa è successo in quel Comune che ha poco più di tremila residenti, ma molti meno abitanti effettivi.

I nostri governi insistono con sorprendente caparbietà a considerare i flussi migratori del Mediterraneo una situazione di emergenza, e agiscono di conseguenza come se si trattasse di fatti episodici e sporadici. Quindi negli anni va emanando disposizioni normative impostate su questa prospettiva, al punto che nel 2015 (con il decreto legislativo 142) ha nuovamente ridefinito i criteri a cui deve essere improntato il sistema di accoglienza per le persone salvate nel Mediterraneo.

Tra questi criteri uno in particolare ha immediatamente suscitato la reazione dei sindaci – ovunque –, ossia quello che stabilisce che il prefetto può individuare le strutture in cui collocare i migranti «sentito l’ente locale nel cui territorio è collocata la struttura». In altre parole, un sindaco riceve solo una telefonata dalla Prefettura per essere informato che nell’arco di poche ore ci sarà un consistente numero di nuovi ospiti che giungerà in paese. Quindi nessuna concertazione, nessuna possibilità di preparare i locali, di verificarne l’idoneità, di preparare i concittadini alla novità dei nuovi volti che inizieranno ad aggirarsi nella piazza del paese. La protesta del sindaco di Castell’Umberto appare quindi più che fondata: è una posizione presa a difesa della dignità del suo paese e di quella delle persone che vi vengono portate, piazzate in un albergo chiuso da anni perché inagibile.

Le Prefetture applicano la legge più recente (una legge parecchio insensata e indicativa della insipienza dei nostri politici); ma dimenticano che molti anni fa sono stati istituiti, con altra legge, i Consigli territoriali per l’immigrazione, promossi e presieduti proprio dal prefetto, che hanno lo scopo specifico di monitorare la capacità degli enti locali di assorbire i flussi migratori. Il Consiglio territoriale per l’immigrazione  infatti, attraverso la cooperazione con altri soggetti istituzionali e non, dovrebbe definire la distribuzione dei migranti sul territorio, promuovere iniziative di integrazione, formulare proposte al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione per risolvere problemi locali connessi al fenomeno migratorio. Invece spesso i Consigli territoriali non vengo attivati, con le conseguenze che leggiamo in prima pagina stamattina.

Non è questione di razzismo di chi dovrebbe accogliere, ma di cecità e ottusità politica di chi ha in mano le redini di governo.

 

Leggi anche i lanci Ansa e Asca sulla protesta a Castell’Umberto

 

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