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Il primo incontro di papa Francesco

Immediato cambio di programma: il papa ha ricevuto in vescovado la visita imprevista di ben 5 esponenti della giunta militare che ha dominato il Paese fino a poco tempo fa
Myanmar: soldati in strada per la visita del papa

Il primo incontro di Papa Francesco in Myanmar è stato con la Giunta militare, che ha ridotto le proprie competenze, ma a quanto pare non vuole cedere il passo. Francesco avrebbe dovuto vedere solo a fine visita, giovedì 30 novembre, in privato, il generale Min Aung Hlaing, capo dell’esercito, per un appuntamento suggerito al papa dal cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangoon, nell’ambito di una “politica” di riconciliazione nazionale che coinvolga anche i militari fino a poco tempo fa al potere.

E invece c’è stato un doppio cambio di programma: il Pontefice si è trovato davanti non solo il capo dell’esercito ma altri quattro dignitari della nomenclatura militare che ha governato per anni con pugno di ferro l’ex Birmania. Un messaggio molto chiaro e poco rassicurante quello dato dall’arrivo all’arcivescovado di ben cinque ufficiali birmani, compreso uno incaricato di verbalizzare l’incontro che era previsto come “privato”.

Il papa, secondo programma avrebbe dovuto vedere prima la leader del paese, tenuta a lungo agli arresti domiciliari dalla Giunta militare, Aung San Suu Kyi. La “Consigliera di Stato e ministro degli esteri” riceverà Papa Francesco solo domani, nella nuova capitale del paese, Nay Pyi Taw, dove Francesco incontrerà anche il presidente della Repubblica della Repubblica Htin Kyaw. Insomma fin dal primo giorno del viaggio il Papa si è imbattuto nelle contraddizioni birmane. Nell’incontro di oggi, ha spiegato infatti il portavoce della Santa Sede, Greg Burke, «si è parlato della grande responsabilità delle autorità del Paese in questo momento di transizione».

Nel suo primo giorno in Myanmar, Francesco non ha pronunciato nessun discorso e c’è attesa per lo scambio che ci sarà domani con la leader e premio Nobel della pace 1991 Aung San Suu Kyi. L’impressione è che il Myanmar sia in effetti ancora saldamente in mano ai militari, mentre l’economia sembra vivere una fase di relativo sviluppo come un po’ tutta l’area asiatica. A parlare oggi è stato solo il cardinale Charles Maung Bo, tornato sul tema spinoso dei Rohingya sul quale sembra condividere l’estrema prudenza della leader San Suu Kyi, il cui silenzio è stato molto criticato.

Sull’argomento leggi anche: Il Myanmar si prepara ad accogliere Francesco.

 

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