Porti chiusi alle armi, Genova si muove

Dai sindacati dei portuali alle associazioni di diversa estrazione cresce la richiesta alle autorità italiane di impedire l’attracco del cargo saudita già respinto da altri porti europei
ANSA/LUCA ZENNARO

Come già annunciato in tempo reale su Città Nuova, la «Bahri Yanbu» dovrebbe attraccare nel porto di Genova probabilmente sabato 18 maggio, ma c’è chi parla anche di lunedì 20 maggio. Si tratta di una nave saudita carica di armi che ha già caricato munizioni di produzione belga ad Anversa, e tentato di attraccare nei porti nel Regno Unito, in Francia e Spagna.

Nella città della Lanterna sta salendo la mobilitazione che, in maniera trasversale, coinvolge l’intera città per impedire che il cargo possa attraccare in porto. La capitaneria ha fatto sapere che da parte loro «è normale dare autorizzazione tecnico nautica, altri potranno prendere decisioni diverse. Dal punto di vista tecnico nautico se la nave ha i requisiti per entrare in porto, come già avvenuto in passato, avrà l’autorizzazione».  Lo ha detto il comandante della capitaneria del porto di Genova, Nicola Carlone, a proposito della cosiddetta “nave delle armi” che dovrebbe far scalo a Genova entro lunedì con un carico di armi e munizioni destinate all’Arabia Saudita che secondo le organizzazioni umanitarie sarebbero utilizzate contro la popolazione civile yemenita.

Il comandante Carlone ha poi, tuttavia, precisato che «la richiesta di accosto non è ancora arrivata». Intanto si sono fatti sentire i portuali che si sono detti pronti a entrare in azione per boicottare l’eventuale imbarco di armi a bordo del cargo saudita.

Mentre i delegati della Filt Cgil della Culmv e dei terminal privati si sono riuniti e hanno chiesto formalmente al segretario nazionale Natale Colombo di farsi carico della situazione e prendere una posizione contraria all’attracco della nave.

E la risposta non ha tardato ad arrivare: «Condividiamo e sosteniamo le preoccupazioni dei portuali di Genova sulla necessità di negare l’attracco alla nave cargo Bahri Yanbu con a bordo armi che potrebbero essere destinate a paesi arabi in guerra», ha fatto sapere il segretario nazionale della Filt Cgil Colombo.  «È su un caso come questo – ribadisce Colombo – che il ministro degli Interni, mantenendo fede ai trattati internazionali sottoscritti a difesa dei diritti umani e contro i conflitti armati che uccidono migliaia di civili innocenti, dovrebbe intervenire e chiudere i nostri porti per evitare che la nave in questione possa caricare armi anche nel nostro Paese».

Anche  dalla Camera del lavoro di Genova scrivono che il nostro governo, «anziché gridare alla chiusura dei porti alle navi che trasportano uomini donne e bambini, in fuga da guerre, carestie, fame e violenze e in cerca di salvezza, rispettando i trattati internazionali firmati anche dall’Italia, dovrebbe intervenire e chiudere i nostri porti per evitare che la nave saudita possa caricare armi anche dal nostro Paese a difesa dei diritti umani e contro i conflitti armati che solo nella guerra in Yemen, possibile destinazione delle armi in questioni, in quattro anni ha già causato 60 mila morti e milioni di sfollati».

Come ribadiscono Igor Magni, segretario generale della Camera del Lavoro di Genova e Enrico Poggi, segretario generale Filt Cgil Genova, le loro organizzazioni sindacali si mettono a fianco dei lavoratori del loro porto: «Non deve essere il porto di Genova ad alimentare conflitti armati che violano i diritti umani».

Dalle deputate del Pd arriva questo messaggio: «Se oggi Salvini avesse un po’ di tempo, tra un comizio e l’altro, potrebbe per una volta chiudere un porto e avere il nostro applauso. Ci sono fondate ragioni per pensare che venga a caricare armi destinate all’Arabia Saudita, che – come è già successo – le impiegherebbe nuovamente in Yemen contro la popolazione civile, dove ci sono già state numerose vittime. Il porto attende il parere della Prefettura, che rappresenta il governo e in particolare il Ministero degli Interni – dicono Raffaella Paita e Lia Quartapelle – La Francia ha negato i suoi porti. Chiediamo che l’Italia faccia lo stesso. È possibile che per una volta Conte, Di Maio, Salvini e Toninelli si trovino d’accordo per salvare vite umane?».

Dalla Prefettura si stanno acquisendo gli elementi necessari per capire l’impiego della nave e se sia diretta nello scalo del capoluogo ligure per una sosta tecnica o per altri motivi. Intanto in città sale la tensione e alcune associazioni stanno decidendo le eventuali forme di protesta.

L’appello inteso ad  impedire il carico di armi dai porti italiani è stato lanciato da Amnesty International Italia – Comitato per la riconversione RWM e il lavoro sostenibile – Fondazione Finanza Etica – Movimento dei Focolari Italia – Oxfam Italia – Rete della Pace –  Rete Italiana per il Disarmo – Save the Children Italia.

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