Ponte Morandi. I figli, la mia salvezza

Un anno dopo il crollo. Il ricordo di Lara Spezi tratto dalla rivista Città Nuova.
Lara Spezie con il marito Luigi Matti Altadonna, deceduto a 34 anni, nel crollo del Ponte Morandi.

Mamma Lara quel mattino era rimasta in casa, ormai s’era fatto il tempo di preparare pranzo. In casa c’erano i 4 bimbi impazienti di mangiare e poi di giocare spensierati. Quel giorno su Genova veniva giù tanta di quell’acqua che pareva una giornata di autunno inoltrato, anche se era il 14 agosto, vigilia di Ferragosto. In città il traffico era ridotto sia per quell’acqua dirompente sia perché chi doveva partire per le vacanze lo aveva già fatto. Tuoni, lampi e pioggia, che veniva giù scrosciante da mettere paura. Sul viadotto del Polcevera-ponte Morandi, in pochi per fortuna transitavano a quell’ora. Qualche mezzo pesante, poche auto e qualche mezzo di servizio, quando improvvisamente alle 11 e 36 un forte boato ha squarciato la città e cancellato tutto. Il Ponte Morandi aveva ceduto improvvisamente inghiottendo quanti vi erano sopra. Un boato tremendo che ha sommerso il rumore dei tuoni. Restavano solamente i clacson impazziti delle auto sotto i blocchi di cemento e le mille voci di una città che ora guardava quello squarcio che si era aperto nel ventre di Sampierdarena, a poche centinaia di metri dal mare.

«Ricevo una telefonata dalla mamma che mi dice che sono cadute delle auto nel Polcevera e di chiamare subito mio marito Luigi che era andato a fare delle consegne in città». «Ho pensato ‒ racconta Lara ‒ che avesse ceduto l’argine del torrente per la pioggia e delle auto fossero finite nell’acqua. Poi ‒ continua ‒ ho chiamato mio marito sul cellulare, ma non rispondeva».

Dalla televisione arrivano le immagini del disastro e «inizio a chiamare senza sosta mio marito, il telefono squilla ma non ricevo alcuna risposta. La sensazione di impotenza. I bimbi che capiscono che qualcosa di grave è successo e forse anche noi ne siamo coinvolti». Sì, perché papà Luigi, 34 anni, aveva salutato i ragazzi ed era partito presto per il nuovo lavoro che aveva iniziato da pochi giorni. Doveva consegnare mobili per una ditta genovese. Lara capisce ma non vuole credere al peggio: «Di quel giorno ricordo soprattutto l’angoscia che cresceva, minuto dopo minuto, passavano le ore e nulla si sapeva, poi nel pomeriggio dal magazzino ricevo una telefonata: avevano trovato il collega di Luigi. Scappo subito all’obitorio, ma non riesco ad entrare.

Dopo essere tornata a casa e aver avuto la conferma che mio marito era sepolto sotto le macerie, l’ho detto a Francesca, la mia bimba più grande, 12 anni. Ci siamo abbracciate e abbiamo pianto! Ai tre maschietti, Thomas di 10 anni, Giuseppe di 5 e Cristian di 3, l’ho detto il giorno dopo, quando l’ho visto e i miei dubbi sono svaniti! Li ho fatti sedere e, con non poca difficoltà, ho detto che il loro papà non sarebbe più tornato: era andato in cielo e diventato un Angelo!». Lara ora è una mamma a tempo pieno, vive per quelle bellissime creature e racconta come la vita sia cambiata totalmente. «Noi eravamo una famiglia bellissima, una cosa sola, non c’era decisione, nemmeno la più piccola, che non veniva presa senza che tutti fossimo d’accordo. Luigi era un marito e un papà unico e meraviglioso! La mia vita prosegue quotidianamente in funzione dei miei figli: loro sono la mia forza, la mia àncora di salvezza! Non sempre è facile, i momenti di sconforto sono tanti! Il mio compito adesso è doppio: lo devo a loro!».

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