Poesia arte mondo

La vera arte esprime, attraverso l’invisibile, l’indicibile e l’inaudito.  
San Galgano
Un poeta decadente, Stefan George, nel momento in cui trascende i suoi limiti di scuola e di gusto individuale, dice, parlando con la voce di una Norna, ovvero di una nordica Parca: «Nessuna cosa sia dove la parola manca».

Le cose noi le nominiamo con le parole; se non abbiamo una parola non abbiamo neanche la cosa corrispondente, che resta muta e invisibile. In certe tribù primitive per un’azione o una cosa non ci sono le parole corrispondenti, e quindi quella cosa o azione lì non esistono.

 

Ma l’arte letteraria e poetica è solo il luogo delle parole appropriate? Se bastasse una corrispondenza univoca tra una parola e una cosa il vocabolario sarebbe, pur con varianti e ambiguità semantiche, la più grande opera d’arte. Invece non è così.

Il concetto di infinito in Leopardi, ad esempio, non si evince neppure da un dizionario leopardiano; bisogna leggerne tutte le prose per comprenderne il senso filosofico e tutte le poesie a cominciare da L’infinito per capirne e sentirne la portata poetica.

Le parole di un poeta, di un vero scrittore, di un artista sono realmente comprensibili solo contestualmente, cioè nell’opera, nella pagina, nel testo; il che comporta che esse, solo se indicibili rispetto all’uso comune, significano, dicono, al di là del convenzionale parlare.

 

La Pietà michelangiolesca di San Pietro è bella perché è visibile? La risposta sembrerebbe ovvia, e invece non è così. Forse più bella ancora è la Pietà Rondanini, abbozzata, non finita e dunque meno rispondente al modello materiale, meno visibile. Inoltre: ai contemporanei di Van Gogh e di Cézanne, che sono i fondatori dell’arte contemporanea, i “grossolani” segni dell’olandese e i “maldestri” contorni del francese sembravano ridicoli o pietosi indizi di non corrispondenza col visibile, approssimazioni o fallimenti tecnici inaccettabili: non “riproducevano” il visibile. Ma ha poi risposto loro Paul Klee, «compito dell’arte non è riprodurre il visibile ma rendere visibile l’invisibile».

 

Crediamo forse che il Partenone o La Gioconda siano belli perché imitano una realtà materiale visibile? Errore gravissimo; ci sono pittori nel senso tecnico della parola che sanno riprodurre graficamente e cromaticamente le cose meglio di una fotografia: abilità cento, arte zero.

 

Noi parliamo solitamente attraverso convenzioni verbali utili per le necessarie funzioni quotidiane e vediamo solitamente attraverso convenzioni mentali acquisite e trasformate spesso in pregiudizi (questo spiega lo sconcerto e l’irritazione dei contemporanei di Van Gogh e Cézanne, ma anche l’incomprensione di Leopardi da parte di Manzoni e lo scandalo dei benpensanti leggendo Baudelaire).

 

Davanti a un vero testo poetico, a una vera opera d’arte figurativa, noi realmente non ascoltiamo o vediamo che materia verbale o cromatica disposta nello spazio e nel tempo in modi insoliti, sconcertanti o incomprensibili. La loro arte, alla quale non siamo abituati e che dobbiamo perciò interpretare, è esattamente nell’indicibile e nell’invisibile che quello strano dicibile e quello strano visibile esprimono. Analogamente, nella musica non è il solito e il ripetuto che ci affascina e ci apre mondi, ma l’inventivo e l’innovativo, cioè l’inaudito.

 

Queste considerazioni mi sembrano sufficienti per affermare che la vera arte – parola o immagine, scultura o architettura o musica – esprime attraverso il dicibile, il visibile e l’udibile, l’indicibile, l’invisibile e 1’inaudito.

E per concludere, di conseguenza, che il mondo stesso è rivelatore di indicibile attraverso la sua dicibilità, di invisibile attraverso la sua visibilità, di inaudito attraverso la sua udibilità; che, dunque, il suo fondamento non è in formule matematiche o fisiche o chimiche, pur quotidianamente utili, ma nell’indicibile-invisibile‑inudibile da cui nasce, su cui poggia, e che si manifesta anche nell’arte.

Come le icone l’arte sta tra visibile e invisibile, sulla soglia; è dunque icona dell’indicibile-invisibile-inudibile nella realtà percepibile. Ma il mondo stesso, se i nostri occhi si aprono, lo è; se ci stacchiamo dal comune falsissimo credere che le cose sono solo cose, e l’arte ci aiuta a farlo, scopriamo che l’arte (poesia, pittura, ecc.) è un mondo nato per l’opera con-creatrice dell’uomo a partire dal mondo stesso, che è l’opera d’arte del suo autore.

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