Pieni di speranza

Il saluto del custode del Sacro Convento all’inizio dell’incontro nella Basilica Superiore di San Francesco
Giuseppe Piemontese
Eminenza Rev.ma Card. Vlk, Eccellenze, Ministri generali, Autorità, Presidente Maria Voce, amici tutti, portatori e rappresentanti di carismi antichi e nuovi, a nome di san Francesco, e dei frati del Sacro Convento, vi do il benvenuto in questo santuario e vi porgo il suo saluto: “Il Signore vi dia pace!”.

Il motivo del nostro incontro è dare lode all’“Altissimo, Onnipotente, bon Signore” per il dono della vita e per la vocazione e il carisma di ciascuno.

 

Il luogo scelto è attorno alla tomba semplice e povera di Francesco d’Assisi, l’innamorato di Cristo Crocifisso, per apprendere da lui l’amore al Sommo Bene, la devozione alla Santa Madre Chiesa e la fraternità di ogni uomo, donna o creatura, che dell’“Altissimo portano significazione”.

Questo luogo, basilica papale, chiesa del Papa, ci colloca in una specialissima comunione con il Santo Padre Benedetto XVI e in lui con tutta la Chiesa.

 

La basilica, nelle forme architettoniche e nei colori degli affreschi, è Bibbia dei poveri e Vangelo illustrato dall’insegnamento dei Padri della Chiesa e dalla testimonianza di Francesco, altro Cristo. Dall’ammirazione e contemplazione di tanto splendore, unendoci alle schiere di pellegrini che in otto secoli hanno sostato qui, possiamo ricavare gioia per i nostri occhi, alimento per la nostra fede e alcune risposte alle nostre domande.

Siamo qui, accompagnati dal fardello delle nostre preoccupazioni per i tempi difficili del mondo attorno a noi e per le debolezze e fragilità delle nostre persone e delle nostre congregazioni, ma anche pieni di speranza per la presenza tra noi del Risorto, Pastore delle nostre anime e delle nostre famiglie religiose.

 

Credo possa riferirsi a tutti noi, a nostro conforto e consolazione, quanto un giorno accadde a Francesco: “Il Santo trovava grandissima consolazione nelle visite del Signore e da esse veniva assicurato che le fondamenta del suo Ordine sarebbero rimaste sempre stabili. Riceveva anche la promessa che sicuramente nuovi eletti avrebbero preso il posto di chi si perdeva. Essendo turbato per i cattivi esempi, e avendo fatto ricorso un giorno, così amareggiato, alla preghiera, si sentì apostrofato a questo modo dal Signore:

 

‘Perché tu, omiciattolo, ti turbi? Forse io ti ho stabilito pastore del mio Ordine in modo tale che tu dimenticassi che io ne rimango il patrono principale? Per questo io ho scelto te, uomo semplice, perché quelli che vorranno, seguano le opere che compirò in te e che devono essere imitate da tutti gli altri. Io vi ho chiamati: vi conserverò e pascolerò (Is 48, 15; Ap 10, 3), supplirò con nuovi religiosi il vuoto lasciato dagli altri, al punto di farli nascere se non fossero già nati. Non turbarti dunque, ma attendi alla tua salvezza (Fil 2, 12) perché se l’Ordine si riducesse anche a soli tre frati, rimarrà il mio aiuto sempre stabile’.

 

Da quel giorno era solito affermare che la virtù di un solo frate santo supera una quantità, sia pur grande, di imperfetti, come un solo raggio di luce dissipa le tenebre più fitte” (1Cel, FF. 742).

Questa giornata, per la preghiera comune e il dono della testimonianza di ciascuno, con l’aiuto di san Francesco e di santa Chiara, possa riscaldare i nostri cuori, perché nella vera comunione possiamo vivere e operare uniti per la salvezza delle nostre anime, per il bene della Chiesa e per l’avvento del Regno di Dio.

 

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