«Pedofilia, la vergogna di Cristo»

La lettera del papa al popolo di Dio denuncia le violenze commesse ai danni dei minori da uomini di Chiesa. C'è bisogno di un profondo mutamento, radicale, collettivo. Solo così, col digiuno, col pentimento, con la giustizia, si potrà avere anche il perdono. Una riflessione
Papa Francesco abbraccia un bambino in piazza san Pietro

Nella sua recente Lettera al popolo di Dio, papa Francesco inizia con una citazione di San Paolo, dalla prima lettera ai Corinti: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1 Cor 12,26) e richiama a tutti «la sofferenza vissuta da molti minori a causa di abusi sessuali, di potere e di coscienza commessi da un numero notevole di chierici e persone consacrate. Un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell’intera comunità, siano credenti o non credenti».

Il Papa sceglie la via del grido, che è innanzitutto il grido muto di Dio: «Il dolore di queste vittime è un lamento che sale al cielo, che tocca l’anima e che per molto tempo è stato ignorato, nascosto o messo a tacere. Ma il suo grido è stato più forte di tutte le misure che hanno cercato di farlo tacere o, anche, hanno preteso di risolverlo con decisioni che ne hanno accresciuto la gravità cadendo nella complicità. Grido che il Signore ha ascoltato facendoci vedere, ancora una volta, da che parte vuole stare».

La critica del papa è severa: «Non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli». La risposta da dare – e che il Papa dà – trova la sua origine, la sua fonte, in un grande processo di rinnovamento ecclesiale. In questo modo viene combattuta la corruzione, quella «corruzione spirituale, perché si tratta di una cecità scomoda e autosufficiente, dove alla fine tutto sembra lecito: l’inganno, la calunnia, l’egoismo e tante sottili forme di autoreferenzialità».

È qui il punto del clericalismo. Dice il papa: «Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all’abuso significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo». Scrive papa Francesco: «…è necessario che ciascun battezzato si senta coinvolto nella trasformazione ecclesiale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno. Tale trasformazione esige la conversione personale e comunitaria e ci porta a guardare nella stessa direzione dove guarda il Signore». Il nemico è il clericalismo, quando la violenza del potere imprigiona la fede, la seduce, la spinge verso il moralismo. Accanto alla “ragion di Stato” c’è sempre la “ragion di Chiesa” che avalla e conferma anche gli atteggiamenti più terribili.

A noi «imparare a guardare dove guarda il Signore, a stare dove il Signore vuole che stiamo, a convertire il cuore stando alla sua presenza». Non abbiamo bisogno di legalismo e di formule moralistiche, ma della grazia della fede. La lettera di Papa Francesco al popolo di Dio sulla violenza ai minori rappresenta una grande novità. L’interlocutore e il soggetto è il popolo di Dio, il popolo dei battezzati, il popolo dei sofferenti.

Nel dialogo con il popolo, il papa esce dal moralismo e affronta il nodo teologico: alla radice del delitto, il demone che ha sedotto i cuori di molti. Il popolo di Dio è coinvolto nella preghiera e nella penitenza. Come dice Gesù nel Vangelo di Matteo (Mt 17,21) ci sono i demoni che solo con la preghiera e il digiuno possono  essere scacciati. Dunque non più la chiesa del moralismo, che copre e confonde, ma il papa chiama la Chiesa a essere la Chiesa della penitenza e del digiuno. Solo una chiesa orante e penitente può chiedere perdono per crimini terribili e devastanti.

Il problema non è etico, ma spirituale. Per questo il papa coinvolge il popolo di Dio con una originalità sorprendente. Non si tratta solo di abbracciare le vittime, di stringerle con la tenerezza di Dio. Papa Francesco, come vescovo di Roma, propone contro il clericalismo di potere il mistero della chiesa povera e sofferente.

La chiesa povera e dei poveri, per sanare le ferite dei piccoli, deve narrare ciò che la costituisce come comunità di oranti e di penitenti, di donne e di uomini del Vangelo, di persone grandi e piccole che sanno portare il dolore dei fratelli.

La Chiesa si costituisce nel servizio al Vangelo, nella conversione, nella preghiera incessante. Se la Chiesa sarà capace di questo, sarà possibile intraprendere la via del perdono. Ecco la via del perdono evangelico, ecco la verità crocifissa che si incarna nella carne delle vittime. Il papa ricorda la sofferenza dei bambini, anche disabili, vittime di soprusi, violenze e ricatti, feriti nella carne, feriti nella umiliazione. Davvero solo la preghiera e il digiuno possono cancellare questi segni terribili nella vita di questi piccoli.

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