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La coscienza che è mancata a Centocelle

Esame di coscienza cittadino per il rogo che ha fatto tre vittime nello squallore di un parcheggio di supermercato. Serve raggiungere una “massa critica” di misericordia
Nel rogo del camper avvenuto nel parcheggio di un supermercato di Centocelle, nel quale da tempo viveva una famiglia di rom (genitori con 11 figli!), a bruciare è la nostra (cattiva) coscienza. Gli inquirenti, che hanno in mano un video dell’attacco con la bomba molotov, stanno cercando di accertare se si tratti di un atto di xenofobia o di una “semplice” vendetta tra nomadi.
 
Forse tireremo un sospiro di sollievo quando, come sembra probabile, sarà provato che l’odio per gli stranieri non è stato la molla del triplice assassinio (tre sorelle: una ragazza di 20 anni e due bimbe di 8 e 4 anni). Non possiamo però nasconderci dietro il classico cerino: a provocare l’accensione del rogo sono stati il degrado ambientale, la marginalità di troppi, l’inefficacia delle autorità di polizia, l’indifferenza di tanti di noi, la xenofobia ambientale. Si tratta di vere e proprie malattie della città, patologie civiche che vanno curate.
 
Al solito, saltano sempre gli anelli deboli della catena quando la responsabilità civica appare un retaggio d’un lontano passato pre-globalizzazione e quando le politiche non svolgono la loro funzione di controllo e di applicazione della legge. Roma non attraversa certo una fase brillante della sua storia politica: l’immondizia è diventata parte integrante del panorama urbano, le buche nell’asfalto obbligano a pericolosi slalom quotidiani, il sistema dei trasporti inefficiente non lascia tregua al cittadino, il comune manca ancora di un capo-gabinetto, cioè di colui che fa camminare la macchina.
 

Rome's Mayor Virginia Raggi looks on during the press conference at the end of the meeting of the Provincial Committee for Public Order and Safety in Rome, Italy, 21 December 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Tutto vero. Ma non bisognerebbe cedere alla tentazione del tiro al piccione alla sindaco Raggi. Perché quanto è accaduto a Centocelle non è imputabile solo a chi oggi governa la città: il degrado viene infatti da lontano, da decenni la marginalità è cresciuta nelle pieghe delle periferie, le forze di sicurezza mancano cronicamente di mezzi e talvolta di deontologia, l’indifferenza indurisce i nostri cuori dagli anni Settanta quando un cardinale si trovò in obbligo di convocare un’assemblea ecclesiale proprio per combatterla assieme agli altri mali della capitale (fu Poletti, nel febbraio ’74, ce la ricordiamo?).

 
Colpisce il fatto che da settimane quel camper con tanta gente accatastata al suo interno fosse sotto gli occhi degli abitanti del quartiere, divisi tra coloro che protestavano per le continue effrazioni di auto e appartamenti e per i cassonetti rovistati, e coloro che invece chiedevano un intervento più efficace della politica per rendere la vita più vivibile (o meno invivibile) alla gente della strada. È tempo di ripeterci in un esame di coscienza collettivo e personale insieme: «Io non mi sono accorto della presenza di quel nucleo familiare nomade. Io non ho riconosciuto in quei rom dei fratelli. Io non sono riuscito a “obbligare” le autorità a intervenire. Io ho chiuso gli occhi quando scorgevo i bimbi rom uscire la mattina dal camper mentre andavo al lavoro…».
 
Consola apprendere di abitanti di Centocelle (cristiani e musulmani e agnostici!) che qualcosa avevano fatto: portavano da mangiare alla famiglia, avevano allertato carabinieri e polizia, avevano fornito ai bambini delle coperte pulite… Ma non sono riusciti a fare “massa critica”, cioè a creare un movimento atto a cambiare le cose. Serve una “massa critica” della misericordia e della solidarietà a Centocelle e in tutta la città. Non basta l’azione pur necessaria di polizia, non bastano le politiche migratorie nazionali ed europee. Serve anche la vigilanza di prossimità.
 

 

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