A Pasqua si sta in famiglia

Quest’anno i 2500 dipendenti del Serravalle Designer Outlet, in provincia di Alessandria, avranno la possibilità di trascorrere a casa le festività. Una conquista nell’ottica di un dialogo costruttivo tra direzione e sindacati

I 250 negozi dell’Outlet più grande d’Italia e d’Europa, infatti, rimarranno chiusi. La direzione del Centro commerciale ha voluto accogliere le richieste dei sindacati accettando la chiusura dei punti vendita per la festività. La notizia è stata diffusa dai sindacati dei lavoratori che hanno appreso con gioia e soddisfazione la decisione del Centro. Nessun commento, invece, da parte della direzione del Serravalle Designer Outlet, che ha pubblicato la notizia sul suo sito Internet.

L’Outlet si trova in provincia di Alessandria, a metà strada tra Piemonte e Liguria e ospita bar, ristoranti e negozi. I marchi più conosciuti, le firme di abbigliamento sportivo e i brand più prestigiosi vi hanno un punto vendita. Una struttura così grande attira un gran numero di persone, tra cui molti turisti, proprio di domenica quando, secondo una stima approssimativa, arrivano tra i 25 mila e i 40 mila clienti. Per ottimizzare i guadagni, quindi, negli anni scorsi, a Pasqua tutti i negozi del centro sono rimasti aperti e, a causa di questa decisione, nel 2017 l’Outlet è stato al centro di una battaglia sindacale che ha avuto un’eco a livello nazionale. Si chiedeva, infatti, la chiusura dei negozi per consentire ai lavoratori di trascorrere la festa in famiglia o l’assunzione di altro personale durante la festività, decisione che avrebbe aumentato anche il numero dei posti di lavoro.

Davanti al diniego da parte della direzione dell’Outlet, sono stati indetti due giorni di sciopero, con l’appoggio delle segreterie nazionali dei sindacati, per chiedere il rispetto delle esigenze sociali e familiari dei dipendenti. Tuttavia la struttura è rimasta aperta. «Abbiamo appena ampliato il centro, investendo 115 milioni e generando ricadute occupazionali importanti. È bene cogliere tutte le opportunità, anche alla luce del fatto che in questo periodo iniziano i viaggi di turisti dall’estero», aveva dichiarato allora la direttrice Daniela Bricola.

Anche Annamaria Furlan, segretario nazionale Cisl, era intervenuta sul tema in un’intervista ad Avvenire: «La battaglia fatta a Serravalle è molto giusta perché ha ricordato che il lavoro è al servizio della crescita dell’uomo e non il contrario. Questa costrizione al lavoro festivo è l’antitesi del valore sociale del lavoro stesso. Far lavorare a Natale, Pasqua e il Primo maggio nei centri commerciali oltretutto non fa salire i consumi nemmeno dello zero virgola. I consumi degli italiani potrebbero salire semmai se il governo facesse una riforma fiscale che rendesse più pesanti le pensioni e le buste paga. Altro che tenere aperti gli Outlet e impedire ai lavoratori di vivere la domenica in famiglia».

Da parte sua, la McArthur Glenn aveva, invece, asserito che il lavoro era organizzato «nel rispetto della normativa in materia ed entro la cornice di liberalizzazione del cosiddetto Salva Italia» e che i turni durante i giorni di festa erano dovuti al fatto che l’Outlet fosse diventato una meta turistica.

Anche nel 2018, la Pasqua è stata una giornata lavorativa anche se, grazie al dialogo tra sindacati e proprietari, un primo segnale era arrivato e i negozi erano rimasti aperti con orario ridotto, dalle 14 alle 20. Quest’anno, infine, la notizia della chiusura dei negozi: a Pasqua si rimane in famiglia. Per i clienti lo shopping sarà possibile a Pasquetta, il 25 aprile e il Primo maggio.

In questa vicenda, si sono alternate diverse voci alcune delle quali sostengono che, al giorno d’oggi, il commercio funzioni solo nei giorni di festa e, se i negozi vendono, le aziende non rischiano la chiusura. Si chiede, tuttavia, un cambiamento a livello nazionale, per supportare il personale che deve poter avere turni che consentano di non lavorare tutte le domeniche dell’anno, con personale pagato adeguatamente, contratti normati e più controlli sulle aziende.

Sempre nell’ottica di un dialogo costruttivo tra direzione e sindacati, sono emerse altre proposte per il futuro, come quella di costruire un asilo che sia un vero luogo didattico, non un semplice baby parking, aperto ai figli dei dipendenti ma anche agli abitanti della zona, in collaborazione con l’amministrazione comunale.

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