Il papa: i figli sono il dono più prezioso

Francesco, incontrando i membri dell'Associazione italiana genitori, li ha invitati a insegnare il discernimento etico ai figli, lasciando loro la «libertà necessaria per crescere e maturare come persone a loro volta capaci, un giorno, di aprirsi al dono della vita».

L’anno scolastico sta iniziando e la riflessione sulle relazioni educative, sul mondo giovanile e sulla famiglia è tornata al centro dell’attenzione. La scuola è un importante mezzo d’integrazione sociale, uno dei pilastri principali per la costruzione del senso di comunità. Il compito educativo non ha come finalità soltanto la crescita individuale, ha anche l’intento di aiutare i ragazzi a costruire un futuro insieme, una storia condivisa.

La sfida educativa è sempre stata una questione fondamentale per papa Francesco che nei giorni scorsi ha ricevuto in udienza i membri dell’Associazione italiana genitori (Age). L’Age, da cinquant’anni, affianca e sostiene le coppie nel compito formativo, specialmente nella relazione con la scuola, che da sempre costituisce il principale partner dei genitori nell’educazione dei figli.

La famiglia è il primo ambito di crescita per i ragazzi, è il fondamento della società, e bisogna impegnarsi affinché sia un soggetto sempre più riconosciuto e protagonista nella vita sociale. «I figli sono il dono più prezioso che avete ricevuto – ha dichiarato papa Francesco -. Sappiatelo custodire con impegno e generosità, lasciando ad essi la libertà necessaria per crescere e maturare come persone a loro volta capaci, un giorno, di aprirsi al dono della vita». A tal fine, è necessaria l’interazione tra tutti i soggetti educativi. In particolare c’è bisogno di un’alleanza scuola-famiglia.

Parlare di alleanza educativa oggi vuol dire “tendersi la mano, ristabilire la fiducia reciproca“. Senza comunicazione e senza fiducia reciproca, infatti, non si costruisce comunità e senza quest’ultima non si riesce a educare. Reciprocità dei rapporti vuol dire, da parte dei genitori, coltivare e alimentare la fiducia nei confronti della scuola e degli insegnanti. «Senza di loro –  ha spiegato il papa – rischiate di rimanere soli nella vostra azione educativa e di essere sempre meno in grado di fronteggiare le nuove sfide educative che vengono dalla cultura contemporanea, dalla società, dai mass media, dalle nuove tecnologie». Anche la scuola, però, ha bisogno dei genitori per raggiungere i suoi obiettivi e deve impegnarsi ad attuare un dialogo costruttivo con coloro che hanno la responsabilità della crescita degli alunni.

Una partnership, quindi, nella quale gli insegnanti devono essere, accanto ai ragazzi, presenza responsabile e disponibile, segno di amore verso di loro e verso il progetto educativo. Ricorda l’esortazione apostolica Amoris laetitia: «la scuola non sostituisce i genitori bensì è ad essi complementare. Questo è un principio basilare: qualsiasi altro collaboratore nel processo educativo deve agire in nome dei genitori, con il loro consenso e, in una certa misura, anche su loro incarico» (n. 84).

Anche la Chiesa, riconoscendo il ruolo fondamentale della famiglia all’interno della società, deve essere sempre al fianco dei genitori nel compito formativo al fine di rendere la società un luogo “a misura di famiglia”, in cui ognuno si senta accolto, accompagnato, indirizzato verso i veri valori e aiutato a dare il meglio di sé per la crescita della collettività. «Avete dunque una doppia forza: quella che vi deriva dall’essere associazione, ossia persone che si uniscono non contro qualcuno, ma per il bene di tutti, e la forza che ricevete dal vostro legame con la comunità cristiana, in cui trovate ispirazione, fiducia, sostegno», ha detto il papa ai membri dell’Agi.

Al termine dell’Udienza, un invito alla fiducia: «L’attenzione con cui, come associazione, vigilate sui pericoli che insidiano la vita dei più piccoli non vi impedisca di guardare con fiducia al mondo, sapendo scegliere e indicare ai vostri figli le occasioni migliori di crescita umana, civile e cristiana. Insegnate ai vostri figli il discernimento morale, il discernimento etico: questo è buono, questo non è tanto buono, e questo è cattivo. Che loro sappiano distinguere. Ma questo si impara a casa e si impara a scuola: congiuntamente, tutte e due».

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