Paolo Scirpa e la “porta stretta”

Nella vita e nelle opere, il legame tra prassi artistica e contenuto ideale
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Fig. 1 Paolo Scirpa, Ludoscopio, Cubo multispaziale, 1987/2007. Legno+neon porpora+specchi, 40×40 cm.+base, studio dell’artista.

Entrare nello studio di Paolo Scirpa è come oltrepassare una soglia; è un attraversamento che richiede un totale capovolgimento di vedute. I ludoscopi (fig. 1) sono voragini di luce e assorbono totalmente l’osservatore: ci si sente risucchiare in un abisso misterioso e sacro al contempo. Si tratta di macchine ottiche frutto di una ricerca condivisa con altri artisti degli anni Sessanta e Settanta ecclesiastici1. Sulla traiettoria dello Spazialismo di Lucio Fontana l’artista ha sperimentato l’illusione ottica attraverso strutture al neon che simulano prospettive all’infinito.

Ripescare le radici della sua storia diventa imprescindibile per comprendere l’uomo e l’artista, per ricucire la trama di eventi, di incontri, che hanno sostanziato un’instancabile forza creativa, che si mantiene inalterata tutt’oggi. Di seguito alcune delle tappe della sua storia artistica. Nato nel 1934 a Siracusa frequenta la locale Scuola d’Arte ma anche le officine grafiche di Salisburgo alla Kunstlerhaus e l’Internationale Sommerakademie für Bildende Kunst diretta da Oskar Kokoschka. Negli anni Sessanta lavorerà anche a Parigi nello studio di Johnny Friedlaender. Nel 1968 arriva a Milano come titolare della cattedra di pittura all’Accademia di Brera ed in questo contesto inizierà, negli anni a seguire, la collaborazione con Luciano Fabro.

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Fig. 2 Studio di Paolo Scirpa a Milano. Sullo sfondo a destra il progetto d’intervento n. 209 (fotomontaggio) Continuità del discorso strutturale (La tomba di Archimede), 1988. Necropoli greco-romana di Grotticelle, Siracusa.

Incontrerà poi anche Pierre Restany e i suoi interessi andranno quindi dal Nouveau Réalisme alla Pop Art. La sperimentazione continua è uno dei tratti caratteristici del suo lavoro. Nel 1965 partecipa alla IX edizione della Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma, mentre nel 1972 presenterà Megalopoli consumistica alla Galleria San Fedele, un tema che lo impegnerà a lungo come conferma l’installazione Grande tabellone consumistico, un muro con spiragli luminosi, acquisita poi dal VAF-Stiftung/MART di Trento-Rovereto ed esposto, nel 2008-2009, allo ZKM di Karlsruhe. Tra gli anni Settanta e Ottanta conosce un certo numero di artisti e, tra questi, Bruno Munari. Dal ’77 al 1991 sarà presente ogni anno al Grand Palais di Parigi nella sezione cinetica del Salon Grands et Jeunes d’aujourd’hui. Segnalato da Munari, nel 1986 sarà a Tokio ed Osaka mentre in occasione della Biennale di Venezia dello stesso anno progetterà la Tomba di Archimede (fig. 2), un progetto installativo che è un fotomontaggio di grande suggestione ambientato nella zona archeologica di Siracusa.

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Fig. 3 Paolo Scirpa, Maria Madre della Chiesa, 1964. Mosaico (270×460 cm.) Cappella del Centro Mariapoli Internazionale di Rocca di Papa (Roma).

Rispondendo nel 1990 all’invito di Rossana Bossaglia presenterà il suo lavoro al CNR durante il simposio Nuove tecnologie e arte. Radici scientifiche dell’estetica. Attualmente le sue opere sono presenti sia in collezioni pubbliche che private ed anche in spazi ecclesiastici2.

Scirpa è tra gli invitati alla mostra organizzata dal MEF Outside di Torino: 100% Italia. Cent’anni di capolavori3 inaugurata il 21 settembre 2018 a dimostrazione di un riconoscimento che l’arte del Novecento attribuisce al suo lavoro artistico.

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Fig. 4 Paolo Scirpa, Installazione, La porta stretta, 1999. Legno dorato+neon giallo+specchi, 250x300x30 cm., studio dell’artista.

Se si va invece alla scoperta di che cosa sia quella «luce ideale» che alcuni critici hanno evidenziato, scopriamo in un testo poetico dell’artista, Sole (Siracusa, luglio 1966), alcune suggestioni: «Mi pare di aver intuito un centro vitale al quale tutte le forze misteriosamente convergono in unità e da cui divergono succedendosi, messaggere del processo evolutivo, del senso umano e universale.»4. Negli anni Cinquanta/Sessanta Scirpa aveva conosciuto Chiara Lubich e l’impatto con il suo carisma aveva segnato profondamente la sua vita. Alcuni passaggi di uno scritto degli stessi anni della, allor giovane, trentina sembrano associarsi perfettamente allo scritto dell’artista appena citato: «È come il cammino lungo il raggio del sole. È sempre sole ma aumenta in intensità quanto più s’avvicina al sole. Così l’anima dell’unità: vive facendo penetrare sempre più la propria anima in Dio; s’avvicina sempre più al Dio che vive nel suo cuore e sempre più s’avvicina al Dio che vive nel cuore dei fratelli.»5.

Questa consonanza di espressioni non è casuale: Scirpa aveva incontrato personalmente Chiara Lubich a Fiera di Primiero e si alimentava dei suoi scritti. Frequenti fra i due gli scambi epistolari che giustificano i continui riferimenti a quella sostanza spirituale che trova nelle sue opere piena traduzione. Di Paolo Scirpa è anche il mosaico absidale della piccola cappella del Centro del Movimento dei Focolari a Rocca di Papa dove si trova la tomba di Chiara Lubich (fig. 3). È lo stesso artista a parlare di esigenza interiore che alimenterà costantemente il suo lavoro e che trova eco nel suo carattere aperto, gioioso, ma schivo al contempo.

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Fig. 5 Paolo Scirpa, Pastello su carta, 2018, studio dell’artista.

In un altro scritto Scirpa conferma la coerenza insita nel suo lavoro: «[…] Ho sempre coniugato la ricerca artistica con l’esigenza di esprimere il cammino interiore-spirituale che andavo facendo: dalle mie prime esperienze fino all’attuale fase di riflessione, corrispondono altrettante tappe esistenziali.»6.

Questo legame stretto tra la prassi artistica e il contenuto ideale si rendono più evidenti in opere che l’artista stesso ha pensato per spazi sacri; è il caso della Porta stretta, un’installazione luminosa in cui la forma triangolare diventa evocativa e traduce un invito a oltrepassarne la soglia (fig. 4). Niente di più sacro e semplice al contempo: la traduzione diretta di un contenuto evangelico. La vita di Scirpa ha una coerenza sul lungo termine, come confermano gli esercizi pittorici che quotidianamente lo tengono impegnato (fig. 5): un minimalismo che l’artista definisce «Ideale».

Note

  1. Francesco Tedeschi osserva che il lavoro di Scirpa ha delle corrispondenze con gli Spazi elastici di Gianni Colombo. Si veda F. Tedeschi, Lo spazio-luce nei Ludoscopi di Paolo Scirpa, in «Titolo», n. 16, Perugia 2018, pp. 10-13.
  2. Meneguzzo (a cura di), Paolo Scirpa, Siena 2010, p. 73. Si rimanda alla monografia di Meneguzzo per tutte le informazioni di carattere bibliografico e biografico.
  3. La mostra (21 settembre 2018-10 febbraio 2019), ideata e coordinata da Andrea Busto, è stata dedicata agli ultimi cento anni di arte italiana evidenziando quegli artisti che sono stati capaci di segnare profondamente la creatività a livello internazionale.
  4. Meneguzzo 2010, 73.
  5. Vandeleene (a cura di) Chiara Lubich. La dottrina spirituale, Milano 2001, p. 79.
  6. Meneguzzo 2010, 74.

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