Paolo Borsellino: «Libero di essere ucciso la sera»

Oggi, il ricordo in via d’Amelio: 27° anniversario. Dagli archivi finora segreti della Commissione parlamentare Antimafia emerge una storia agghiacciante.

Le auto blindate erano in servizio solo la mattina. Nel pomeriggio, al Tribunale di Palermo, c’era solo un’auto blindata. I magistrati potevano essere accompagnati dalla scorta solo al mattino, nel pomeriggio erano costretti ad utilizzare le loro auto private.

Emerge una storia agghiacciante dagli archivi finora segreti della Commissione parlamentare Antimafia che ha deciso di desecretare gli atti prodotti fin dal 1962, quando la commissione venne istituita, 27 anni fa.

Tra questi, emergono le audizioni di Paolo Borsellino. Il magistrato palermitano, componente del pool antimafia, ucciso nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992. Nei giorni che hanno preceduto l’appuntamento di oggi, le parole di Borsellino, che riemergono dagli archivi, riportano alla memoria le realtà difficili di quegli anni e fanno riecheggiare in modo pesante anche la realtà odierna. Come viene vissuta la lotta contro la mafia e la criminalità organizzata?

Le sei audizioni si sono svolte tra il 1984 ed  il 1991. Borsellino, che faceva parte del primo pool antimafia creato da Rocco Chinnici (ucciso il 29 luglio 1983) parla subito dopo l’omicidio del giudice. Alla commissione antimafia illustra le criticità delle condizioni di lavoro in cui i magistrati sono costretti ad operare. Manca il personale ausiliario, i loro turni sono solo mattutini, c’è un solo computer ma non è stato ancora installato. Mentre i faldoni e le migliaia di pagine dei vari processi avrebbero bisogno di un supporto  informatico. Per ultimo, le auto blindate, che il pomeriggio non sono disponibili. I magistrati vanno al lavoro con le loro auto!

Ed ecco alcuni stralci delle audizioni: «Con riferimento al personale ausiliario desidero precisare che non si tratta soltanto dei segretari e dei dattilografi, dei quali dovremmo avere garantita la presenza per tutto l’arco della giornata e non soltanto per la mattinata (perché non lavoriamo soltanto di mattina), ma anche degli autisti giudiziari, perché buona parte di noi non può essere accompagnata in ufficio di pomeriggio da macchine blindate – come avviene la mattina – perché di pomeriggio è disponibile solo una macchina blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere quattro colleghi. Pertanto io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e ritorno a casa alle 22». In questo modo il giudice riacquista un po’ della sua libertà? . «Si, ma non capisco che senso ha perdere la libertà la mattina per essere, poi, libero di essere ucciso la sera». E poi le latitanza eccellenti, di Riina, di Provenzano, di Messina Denaro, i collegamenti con il trapanese, dove per alcuni anni Borsellino ha operato, come capo della Procura trapanese.

Oggi, il ricordo in via d’Amelio: 27° anniversario. Con le frasi del giudice che in questi giorni abbiamo udito e che riecheggiano a distanza di tempo. Rendendo più attuale e più cruda la difficoltà realtà di uno Stato che non riesce a proteggere i suoi uomini migliori.

Le manifestazioni e le iniziative, organizzate dal centro Studi che oggi porta il nome di “Paolo e Rita Borsellino” e dal movimento “Agende Rosse, sono iniziate ieri. Lo scorso anno Rita era presente, sia pure su una sedia a rotelle. Morirà poi il successivo 15 agosto.  Oggi si vive anche nel suo ricordo. Alle 9, in via D’Amelio, con happening di animazione, laboratori, letture per bambini, poi varie manifestazioni anche nei quartieri. Previsto anche l’omaggio del presidente della Regione, Nello Musumeci. Il titolo è emblematico: «Coloriamo Via D’Amelio: il 19 luglio per i cittadini di domani».

Non ci saranno i figli di Paolo Borsellino: Lucia, Manfredi e Fiammetta. «Noi saremo insieme a messa. È così ogni anno» fa sapere Fiammetta. La figlia più giovane del giudice ucciso dalla mafia è stata protagonista di battaglie importanti. Ha denunciato e continua a denunciare i depistaggi ed a chiedere una verità processuale che riemerge a stralci e che fa comprendere, una volta di più, quale sia la difficile realtà italiana/siciliana in cui opera il sistema della giustizia: una storia di commistioni, di Stato ed anti-Stato, di magistrati e poliziotti infedeli o disattenti, di depistaggi. Ma questa è un’altra storia. Che affianca però, prepotentemente, la giornata del ricordo di quel terribile 19 luglio.

Oggi, alle 16,58 , un minuto di silenzio ricorderà Paolo Borsellino e cinque agenti di polizia di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Per il primo anno senza Rita Borsellino.

 

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