Una pagina di storia ad Abu Dhabi

Papa Francesco: smilitarizzare i cuori per entrare insieme nell’arca della fratellanza. La strategia del dialogo. Il documento firmato insieme ad Ahmad Al-Tayyib, Grande Imam di Al-Azhar.

«Sono felice di questa occasione offertami dal Signore per scrivere, sulla vostra cara terra, una nuova pagina della storia delle relazioni tra le religioni». Così, giovedì scorso, papa Francesco aveva descritto quello che sarebbe successo negli Emirati Arabi Uniti. E così è stato. Oggi ad Abu Dhabi si è davvero scritta una pagina di storia.

La ‘fratellanza’ è diventata ufficialmente una cifra di riferimento per la pace universale e la convivenza comune, come recita il titolo del documento finale, firmato dal pontefice e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyib. Si tratta di un atto religioso, senza dubbio, sottoscritto da due personalità provenienti da contesti culturali e religiosi diversissimi e, in modi altrettanto differenti, ma ugualmente significativi, punti di riferimento di miliardi di uomini e donne che credono. Ma il documento ha un valore ancora più vasto anche per l’ascendete internazionale che può avere quanto successo oggi davanti alle telecamere di tutte le maggiori reti televisive mondiali e rimbalzato live in ogni angolo di mondo.

In quel lembo di terra che sono gli Emirati, parte della Penisola arabica, simbolo incontrastato dell’Islam, è successo qualcosa che non lascia il mondo come era. Senza dubbio le tensioni continueranno e, purtroppo, anche le guerre e, magari, anche la violenza in nome delle religioni. Ma quanto visto e sentito oggi sfata il mito dello scontro di civiltà. Basta pensare alla scena dei tre uomini – il principe ereditario, lo sceicco Mohammed Bin Zayed al Nahyan, che accoglie i due leaders religiosi, il papa appunto e l’imam Al-Tayyib – che camminano mano nella mano sulla pedana che li conduce nel immenso Founder’s Memorial dove da ieri era in corso il grande evento interreligioso con leader delle diverse tradizioni provenienti da ogni angolo del mondo. Una scena questa destinata a entrare nell’immaginario comune e a restare icona della possibilità concreta della fratellanza.

E, poi, le parole dei due uomini di fede. L’imam Al- Tayyib prende la parola e a più riprese si rivolge al suo ‘amico’ e ‘fratello’, papa Francesco. I due si incontrano in questi giorni per la quinta volta, ma ormai, lavorano insieme per gli stessi intenti e verso gli stessi fini: portare i seguaci delle loro religioni al riconoscimento che tutti gli uomini e le donne sono fratelli e sorelle.

La categoria della fratellanza, appunto, diventa fondamentale per vivere la propria fede, riconoscere ed apprezzare quella degli altri e lavorare per la pace nel mondo. Al-Tayyib è deciso quando afferma che coloro, fra i leader religiosi, che credono alla violenza hanno letto in modo falso ed erroneo i rispettivi testi sacri perché Dio non invita ad uccidere o anche solo a terrorizzare chi crede diversamente.

L’imam di Al-Azhar rivela che il documento che verrà firmato è nato da un’idea emersa attorno ad un tavolo e che ha trovato Bergoglio e Al-Tayyib d’accordo sul valore della fratellanza. Il leader sunnita ha anche incoraggiato i musulmani che si trovano in occidente a inserirsi nelle loro società di residenza e ad essere coscienti che la sicurezza dei Paesi in cui vivono è anche responsabilità loro. Non sono mancate le parole rivolte ai giovani perché facciano uso del documento per costruire il loro futuro edificando barriere contro l’odio e insegnando valori veri di pace ai figli.

Bergoglio, da parte sua, ricorre all’immagine del logo di questa sua visita negli Emirati: la colomba con il ramoscello di ulivo, che ricorda l’evento primordiale del diluvio presente in molte tradizioni religiose. Dio aveva chiesto a Noè di preservare l’umanità entrando nell’arca. Papa Francesco, oggi, propone ai presenti di entrare insieme nell’ ‘arca della fratellanza’. È necessario ricordarci costantemente che, di fronte alla verità che Dio è Padre di tutti gli uomini e le donne, «la condotta religiosa ha bisogno di essere continuamente purificata dalla ricorrente tentazione di giudicare gli altri nemici e avversari». La vera religiosità sta nell’amare Dio con tutto il cuore e il prossimo come sé stessi, insiste il papa. Essere fratelli e sorelle, tuttavia, non vuol dire uniformità. La fratellanza certamente «esprime anche la molteplicità e la differenza che esiste tra i fratelli». La pluralità religiosa, quindi, è una realtà e non può e non deve lasciare adito ad alcun tipo di sincretismo.

Presupposto fondante della fratellanza è, infatti, la coscienza della propria identità e, allo stesso tempo, il coraggio dell’alterità, definito come ‘anima del dialogo’, fondata sulla ‘sincerità delle intenzioni’. Si tratta di punti che papa Francesco aveva già sintetizzato nel suo viaggio in Egitto presso la Grande Moschea di Al-Azhar al Cairo.  Ed è proprio in riferimento a questo snodo del suo discorso che Bergoglio ha sottolineato come questo “comporta il riconoscimento pieno dell’altro e della sua libertà”, in particolare quella religiosa. Non è mancato un riferimento all’importanza della preghiera che è capace di purificare il cuore e ricostituirlo nella certezza della fraternità. Papa Francesco non ha dubbi: «quanto al futuro del dialogo interreligioso, la prima cosa che dobbiamo fare è pregare. E pregare gli uni per gli altri: siamo fratelli! [chiamati] ad aderire pienamente alla volontà di Dio, il quale desidera che tutti gli uomini si riconoscano fratelli e vivano come tali, formando la grande famiglia umana nell’armonia delle diversità».

Per il futuro Bergoglio non vede alternativa: «o costruiremo insieme l’avvenire o non ci sarà futuro». E qui il ruolo delle religioni e degli uomini e delle donne che credono è imprescindibile nel costruire costruire ponti fra i popoli e le culture. È l’invito affinché «le religioni si spendano più attivamente, con coraggio e audacia per aiutare la famiglia umana a maturare la capacità di riconciliazione, la visione di speranza e gli itinerari concreti di pace». Ma Bergoglio non si ferma.

Il suo intervento di oggi disegna una vera strategia del dialogo come via alla fratellanza duratura per la pace. Ed in tal senso altri elementi sono necessari: educazione e giustizia, in modo particolare. Per veri ed autentici processi educativi è necessaria la reciprocità, insiste il papa. «Anche l’educazione avviene nella relazione, nella reciprocità. Alla celebre massima antica “conosci te stesso” dobbiamo affiancare “conosci il fratello”: la sua storia, la sua cultura e la sua fede, perché non c’è conoscenza vera di sé senza l’altro». La vera identità è quella aperta che rinuncia consapevolmente a ripiegamenti su se stesso. Ma anche la giustizia è decisiva, è la seconda ala della pace. «Non si può credere in Dio e non cercare di vivere la giustizia con tutti». E qui la cifra fondante che accomuna religioni e tradizioni culturali è la regola d’oro: «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti».

Prendendo spunto dalla regione che lo accoglie, senza dimenticare le contraddizioni che la caratterizzano e la tragedia del vicino Yemen che continua a mietere vittime soprattutto fra i piccoli, Begoglio invita tutti a collaborare a ‘smilitarizzare il cuore dell’uomo’ e a testimoniare «un messaggio di fiducia, un incoraggiamento a tutti gli uomini di buona volontà, perché non si arrendano ai diluvi della violenza e alla desertificazione dell’altruismo».

La firma del “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, diventa una icona che tutto questo è possibile anche di fronte a una narrativa che ci ha imposto il contrario.

 

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