Oltre il Novecento. Chiara Lubich e il nostro tempo

Esce in questi giorni in libreria il volume a più voci Oltre il Novecento. Chiara Lubich e la storia, la letteratura e la società del nostro tempo. A cura del Centro Studi Chiara Lubich. Pubblichiamo per i nostri lettori un estratto dal contributo di Andrea Riccardi. In vista del prossimo anniversario della morte di Chiara (14 marzo) la lettura di questo saggio aiuta a mettere a fuoco l’attualità della sua opera e del suo messaggio.

Chiara Lubich ha attraversato buona parte del Novecento, e vissuto l’avvio del Terzo Millennio, cogliendo i tratti distintivi di un cambiamento d’epoca e portando con il suo messaggio centrato sull’unità un originale contributo alle principali questioni che riguardano l’assetto e la direzione di marcia dell’era contemporanea. Esce in questi giorni per i tipi di Città Nuova un saggio a cura di Donato Falmi e di Lucia Abignente (Centro Chiara Lubich) nel quale esperti, appartenenti a diversi ambiti culturali e scientifici, hanno accolto l’invito a confrontarsi e compiere approfondite incursioni nella sua esperienza e nel suo pensiero, collocati nel cuore del nostro tempo, e scoprirne la feconda attualità. Qui di seguito un estratto dal contributo – Chiara Lubich e il Novecento – di Andrea Riccardi (Comunità di Sant’Egidio).

 

La risposta di una donna alla guerra

Vangelo, per Chiara, vuol dire esperienza dell’entusiasmo cri­stiano, in un mondo in cui c’era poco da entusiasmarsi: un Trentino sotto il tallone nazista, annesso al Terzo Reich con gli uomini chia­mati nell’esercito tedesco. Tra il 1943 e il 1945, 80 incursioni aeree si abbattono su Trento e più di 22.000 persone lasciano la città. La guerra fa del Trentino una delle terre più bombardate d’Italia.

I gio­vani s’interrogano. Che fare? Il fratello Gino, di due anni maggiore di Silvia, diventa partigiano comunista, arrestato dalle SS e condotto nel carcere di Bolzano, nel territorio dove l’ucraino Misha Seifert tortura­va crudelmente. Mondi diversi s’incrociano nell’odio e nella violenza. Le guerre attraggono e assoldano violenti di tutti i tipi. Anche oggi.

Gino fu condannato al carcere duro. Dopo la liberazione militò nel PCI, fino a quando l’invasione sovietica dell’Ungheria nel 1956 lo allontanò: gli sembrò – come a Calvino, Vittorini, Giolitti e altri – con­trastare con l’ideale della democrazia popolare. La risposta socialista era nel sangue dei Lubich: il padre Luigi, socialista, era stato amico dell’irredentista Cesare Battisti e di Mussolini, quando questi militava con i socialisti. Il socialismo, nelle sue infinite varianti, è stato una delle maggiori dottrine del Novecento, specie fino all’89. La Prima guerra mondiale per Luigi, suddito austroungarico, cominciò nel 1914, nella lontana Galizia, dove fu ferito combattendo i russi. Finì nel 1918.

Chiara era nata due anni dopo. Lei cresce con i ricordi della guer­ra e vive una seconda guerra. Tra un conflitto e l’altro, infatti, passano poco più di vent’anni. Un mondo violento, dove tutto crolla, la tro­va assetata di una risposta, un “ideale”: capita ai giovani di cuore. I suoi passi non sono guidati da un sacerdote o da un adulto, ma dalla passione adolescente e ingenua della fede in ricerca. Cerca un ideale «che non viene meno, che nessuna bomba può far crollare»: lo trova in un “libretto”, le cui parole – dice Chiara – «ci infiammano il cuore e siamo spinte a metterle subito in pratica». Fa la scelta di vivere il Vangelo con le prime compagne. Vuole da subito cambiare il mondo: non è solo la sensibilità familiare, non il pungolo di Gino, ma l’orro­re per la guerra e la compassione per i sofferenti. La sua risposta di ripudio della guerra è profondamente femminile. Per generazioni e per tradizione, le donne erano costrette all’attesa passiva e dolente del ritorno dalla guerra del padre, marito, fratello, figlio. Compagne dell’uomo nei dolori, ma spesso marginali nella storia come la povera gente. Guerra e politica sono state per lungo tempo attività maschili. La guerra e la donna: in tante si sono interrogate e cercato vie nuove. Simone Weil, negli anni di guerra, in ricerca, progetta un gruppo di donne con i soldati al fronte, non infermiere, ma confortatrici. Ma De Gaulle ne disapproverà l’audacia.

Nel 1998, Chiara parlerà a Trento del genio femminile e dirà che l’amore è la «vocazione cui è particolarmente portata la donna». Vive l’ideale evangelico di cambiare se stessa e le compagne e nota come sia attrattivo per l’ambiente attorno. Non si volge all’impegno in politica nella DC che pure si apriva alle donne che avevano conquistato il voto nel 1946, ma ha un sogno prepotente dai confini incerti e smisurati: cambiare la sua vita, le sue compagne, Trento, e al di là, il mondo intero.

[…]

Unità e mondo globale

Chiara è una protagonista del Novecento. Intuisce, pur nel secolo delle lacerazioni e dei muri, che il mondo si va unificando. Lo per­cepiscono spiriti sensibili, come – nel 1949 – Joseph-Léon Cardijn, fondatore della JOC e costruttore della presenza cristiana nel giovane proletariato: «questa coincidenza di unificazione del mondo sul piano temporale e il bisogno di unificazione sul piano spirituale è veramen­te provvidenziale». Petit soeur Magdeleine, fondatrice delle piccole sorelle sulla via di de Foucauld, notava: «il nostro secolo dev’essere il secolo dell’unità». E lo è, perché movimenti transnazionali e nuove comunicazioni attraversano il mondo, anche prima della globalizza­zione. E Marshall McLuhan, nel 1968, scriveva Il villaggio globale.

Il patriarca Athenagoras affermava: «L’umanità si unifica, ma quest’unificazione non potrà sfuggire alla violenza e alla massificazio­ne se non rispetterà e favorirà il carattere unico di ogni persona, l’ori­ginalità di ogni popolo». E aggiungeva: «ma guai se i popoli raggiun­gessero un giorno l’unione fuori delle strutture e della teologia della Chiesa!». Così invece è avvenuto, con un vuoto di globalizzazione spirituale. «Nessuna religione è un’isola» – diceva il grande studioso ebraico Abraham Heschel.

La passione per l’unità, dal piccolo alle grandi dimensioni, anima il Movimento per decenni e Chiara ne è la tessitrice. Con l’elezione di Giovanni Paolo II, Chiara sente una sintonia con lui, come sulla “spi­ritualità di comunione”, lanciata come chiave di riforma da Wojtyła nella Novo Millennio ineunte del 2001, dicendo: «Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida […] se vogliamo […] rispondere anche alle attese profonde del mondo». Riforma mai avvenuta anche per le condizioni di salute del papa. Wojtyła insiste sull’unità in Europa, tra i cristiani e le religioni e Chiara lo segue. Coglie con intelligenza lo spirito di Assisi, inaugurato da Giovanni Paolo II, quello spirito che la Comunità di Sant’Egidio ha continuato anno dopo anno. La ricordo contenta alla celebrazione del 2002 ad Assisi. Alcuni anni prima, nel 1997, era stata ad Harlem a parlare nella moschea dedicata a Malcom X: era convinta che bisognava varcare le frontiere.

Chiara è protagonista del Novecento, mostrando che il Vangelo e il cristianesimo non sono irrilevanti per un mondo più umano, anzi rappresentano correnti profonde che – almeno in parte – orientano uomini e popoli, toccano la storia: reti che spesso sostengono il pre­cipitare delle società e degli eventi. Non è una conquista permanente, ma una lotta appassionata, quella per un mondo più unito, mentre si rischia ognora di dividersi. Lo vediamo con l’affermazione della glo­balizzazione economica, quante fratture e conflitti prodotti! L’eredità del carisma di Chiara non è una formula, ma è passione ed entusiasmo: che le divisioni, i conflitti, le distanze possano essere superate e, di più, si stabilisca una comunione nella diversità. Scrive Chiara con una passione che non ha fine, quasi escatologica:«Finché tutti non saranno uno, quei “tutti” che Gesù certamente ha pensato, il Movimento non può avere tregua. Questo è il fine per cui siamo nati, lo scopo per cui ci ha suscitati».

Il mondo si è unificato, come comunicazioni, come economia, ma sono cresciute le identità contrapposte. Manca una globalizzazione umana e spirituale, senza cui resta un processo incompiuto, perico­loso, senz’anima. La visione di Chiara, in un mondo di poche visioni, va ripensata, riproposta e vissuta di fronte ai vuoti dei nostri tempi. È storia passata, ma sta anche avanti a noi.

 

 

Il volume è disponibile online, nelle librerie e sul sito di Città Nuova. Per acquistarlo clicca qui.

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