Occhio agli oceani

Non poteva cadere in un’annata peggiore la diciottesima Giornata mondiale degli oceani celebrata lo scorso 8 giugno.
Oceano
Quest’anno è diventata maggiorenne, ma quando la si nomina desta gravi preoccupazioni. Non poteva cadere in un’annata peggiore la diciottesima Giornata mondiale degli oceani celebrata lo scorso 8 giugno. Il pensiero va subito alla catastrofe ecologica che continua a consumarsi nel Golfo del Messico con tonnellate di petrolio che si riversano sulla costa per centinaia di chilometri.

Il Wwf avverte che solo meno dell’1 per cento delle acque oceaniche sono protette, mentre il restante 99 per cento è a rischio per l’attività petrolifera, per la pesca illegale, per la circolazione di navi “carretta”.

Conferma il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon, per il quale «la diversità di vita negli oceani è in crescente deterioramento e il cambiamento climatico, come l’inquinamento derivante da attività e materiali pericolosi minacciano fortemente l’ambiente marino».

 

Cosa si può e si deve fare? È ancora il segretario Onu che, ricordando l’esistenza di una sorta di “Costituzione per gli oceani”, cioè la Convenzione sul diritto del mare del 1982, esorta «i governi e i cittadini in ogni luogo a riconoscere l’enorme valore del mondo degli oceani e a giocare la propria parte nel garantirne salute e vitalità».

Impresa ardua se non impossibile. Intanto valutiamo in questa direzione l’istituzione in Italia di quattro nuove aree marine protette in Abruzzo, Sicilia, Campania e Toscana.

L’Associazione Marevivo propone l’istituzione di una zona di protezione ecologica da parte di tutti gli Stati mediterranei, cioè di estendere la propria giurisdizione fino a 200 miglia dalla costa. In questo modo verrebbe protetto quasi tutto il Mediterraneo.

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