«Voi non vi rassegnerete»

In occasione della celebrazione della festa liturgica di san Giovanni Paolo II e a 20 anni dalla Gmg di Tor Vergata associazioni e movimenti ecclesiali si ritrovano per riflettere sulle sfide di oggi della società e della Chiesa e per una nuova progettualità comune.  

«Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti».

Le parole di Giovanni Paolo II pronunciate a Tor Vergata davanti a due milioni di giovani il 19 agosto del 2000 per la Giornata mondiale della gioventù di Roma conservano la freschezza e il profumo della profezia. Non solo perché hanno introdotto la Chiesa nel Terzo millennio ma perché tanti di questi temi: dall’ambiente alla pace, dalla fame all’educazione sono di straordinaria attualità e sono istanze portate avanti con determinazione anche da papa Francesco.

In occasione della celebrazione della festa liturgica di san Giovanni Paolo II e a 20 anni da quell’evento, Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari, ha avuto la felice idea di mettere insieme in una diretta su FB e Youtube tanti leader dei movimenti ecclesiali per una rimpatriata che può essere di stimolo per nuove frontiere di progettualità comune.

«Non disperdetevi» ‒ infatti è stato l’appello del cardinal Bassetti, presidente della Cei che ha ricordato quelle stesse parole, ripetute tre volte da Giovanni Paolo II alla fine della grande veglia di chiusura della Gmg a Tor Vergata. «Non disperdetevi ‒ ha detto in modo accorato Bassetti ‒, non è tempo di particolarismi, di divisioni, è il tempo della solidarietà. È quello che i movimenti hanno cercato di fare, ma dovranno farlo anche meglio. Sia confermato u desiderio di amicizia, soprattutto in questo momento».  Ha poi citato don Primo Mazzolari, «la Chiesa è come un’ambulanza», per «far risuonare quelle parole nelle nostre coscienze quelle parole per chi soffre, per chi è solo, è lontano da Dio».

Secondo breve intervento di Kiko Arguello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale, in collegamento da Madrid che ha ricordato il bene fatto per loro da Giovanni Paolo II. «Voglio chiedergli di continuare ad aiutarci» ‒ ha concluso. Dopo di lui Giampiero Donnini del Cammino Neocatecumenale ha rammentato la necessità di una fede radicalmente vissuta, della necessità del kerigma, di un nuovo annuncio del Vangelo e della necessità dei movimenti ecclesiali quando Giovanni Paolo II disse: «Senza di voi non posso fare nulla».

La parola è, poi, passata a don Julian Carron, presidente della Fraternità di Cl. Nei 20 anni trascorsi da quell’evento tutti siamo cresciuti, ma «diventare grandi ‒ ha spiegato ‒ non vuol dire che Cristo ci è diventato più familiare. Abbiamo corso il rischio di perdere il primo amore? Dopo tanti anni ha vinto la speranza o la rassegnazione? Tanti giovani ci chiedono il senso del vivere, ma noi siamo i primi a doverci domandare se Cristo è diventato la felicità della nostra vita». «Occorre allora ‒ ha concluso ‒ uscire sempre di più come un “ospedale da campo” per portare agli altri quello che abbiamo ricevuto».

Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, ha sottolineato come anche oggi i giovani non si sono rassegnati e sono protagonisti nel sostenere il Libano dopo l’esplosione nel porto di Beirut, impegnati nel volontariato ai tempi della pandemia. Inoltre da 2 anni i giovani dei Focolari portano avanti l’iniziativa “Sentieri per un mondo unito” nell’ambito economico, dei diritti umani, della legalità, della giustizia, della cittadinanza attiva e ora con “Dare to care” propongono di mettere al centro della politica e della nostra vita di cittadini il paradigma della “cura” per sanare le ferite delle persone più fragili per portare avanti l’idea di fraternità in modo concreto: l’accoglienza dei migranti, il dialogo interreligioso, i rapporti tra gli Stati. «La pandemia ‒ ha detto Maria Voce ‒ ci ha fatto capire che siamo tutti nella stessa barca e ha fatto emergere tante diseguaglianze sociali. Solo insieme troveremo la forza di non rassegnarci, aumentando la comunione, cercando sinergie e progettualità comuni per rendere la Chiesa presente e viva, al servizio concreto dell’unità tra tutti».  Della stessa idea anche Salvatore Martinez che vede nel servizio la chiave per una nuova fraternità e un nuovo ordine sociale che anche Giovanni Paolo II si auspicava.

Molto concreti e calati nelle realtà sociali gli interventi di Matteo Trufelli, presidente dell’Azione Cattolica e Roberto Rossini, presidente della Acli. «Sono giovani ‒ ha puntualizzato Truffelli ‒ che non si appassionano ai dibattiti politici ed ecclesiali, ma vogliono una politica buona, rivolta al bene comune». Il mondo europeo di oggi è malato della tristezza individualistica e «Francesco ci indica l’antidoto: sentirsi popolo». «Il “non disperdetevi” per me  ‒ ha commentato ‒ significa crescere nella sinodalità, nel lavorare insieme, nella cultura dell’alleanza». E ha citato le tante iniziative e collaborazioni a livello italiano già in essere con tanti movimenti e associazioni. «Libertà, giustizia, verità, amore». Sono i quattro valori che indica Rossini «a cui non ci siamo mai rassegnati perché garantiscono lo sviluppo della persona umana», declinati e difesi in Parlamento, nei partiti, nei sindacati. Appassionato anche l’ultimo intervento di Paolo Ramonda, presidente dell’Associazione Papa Giovanni XXIII che ha spiegato come non si sono mai rassegnati a dare una famiglia agli anziani, ai bambini disabili, alle donne rese schiave, ai migranti merce di scambio, alla corsa agli armamenti, alla fame nel mondo.

Per rivedere il video integrale con tutti gli interventi.

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