Domenica scorsa, i parlamentari algerini sono stati convocati per una seduta straordinaria a porte chiuse, allo scopo di esaminare la richiesta del capo dello Stato algerino relativa al dispiegamento di militari nel nord del Niger.
«I deputati dell’Assemblea popolare nazionale hanno approvato a maggioranza assoluta la comunicazione del Presidente della Repubblica concernente l’invio di unità dell’Esercito nazionale popolare al di fuori del territorio nazionale, nella Repubblica del Niger», ha annunciato l’Assemblea popolare algerina in un comunicato.
Secondo quanto dichiarato dall’Assemblea popolare nazionale, la decisione mira a «proteggere gli interessi energetici» dell’Algeria e ad attuare le disposizioni di un «accordo bilaterale firmato tra i due Paesi». L’accordo, tuttavia, non è stato reso pubblico e non sono ancora state chiarite le modalità con cui potrebbe concretizzarsi questo impegno militare.
L’operazione prevista segna un’evoluzione significativa della dottrina militare algerina, in un contesto di progressivo avvicinamento al Niger. I due Paesi, che condividono quasi 1.000 chilometri di confine, hanno recentemente rafforzato la cooperazione in materia di sicurezza e difesa. L’obiettivo è intensificare la lotta contro i gruppi jihadisti, la criminalità transfrontaliera e i traffici illeciti.
«Proteggeremo il Niger, qualunque cosa accada», aveva dichiarato all’inizio di ottobre il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune durante un’intervista con alcuni organi di informazione locali. «Ci sono Paesi – che non nominerò – che hanno tramato contro il Niger. Noi siamo al suo fianco», aveva aggiunto, facendo riferimento a un ammutinamento avvenuto alla fine di agosto contro la giunta guidata da Abdourahamane Tiani. Negli ultimi mesi, dopo il tentativo di ammutinamento militare, Algeri ha moltiplicato i gesti di sostegno a Niamey, in particolare fornendo quattro elicotteri militari e dispiegando aerei da combattimento.
La cooperazione in materia di sicurezza tra Algeri e Niamey si è notevolmente rafforzata dopo il ripristino delle relazioni diplomatiche, avvenuto a febbraio. Si tratta di un vero e proprio cambiamento di rotta, considerando che inizialmente le autorità algerine avevano condannato l’ascesa al potere del generale Tiani, in seguito al colpo di Stato militare del 2023. Il Niger, dal canto suo, aveva richiamato il proprio ambasciatore nel 2025.
Il riavvicinamento ha interessato anche il settore economico, soprattutto per quanto riguarda l’energia. Nell’agosto scorso, la compagnia pubblica algerina Sonatrach ha avviato la perforazione di un pozzo esplorativo a Kafra, nel nord del Niger. Le riserve del blocco petrolifero, stimate in circa 260 milioni di barili, sono oggetto dal 2015 di un accordo di condivisione della produzione tra Sonatrach e il Niger.
A questo si aggiunge il progetto del gasdotto transahariano Nigeria-Niger-Algeria (TSGP), destinato a trasportare il gas nigeriano verso l’Europa, insieme allo sviluppo di infrastrutture per i trasporti e le telecomunicazioni, tra cui i progetti per la rete in fibra ottica e l’autostrada transahariana.
All’inizio di ottobre, il presidente Abdelmadjid Tebboune aveva ribadito che il suo Paese avrebbe difeso il Niger dalle minacce alla sua stabilità, sottolineando l’importanza degli interessi economici algerini in questo territorio. In altre parole, Algeria e Niger puntano chiaramente a costruire un partenariato strategico che integri sicurezza, energia, infrastrutture e commercio, con l’ambizione di fare del Sahel un’area più sicura e capace di promuovere uno sviluppo sostenibile.
La sicurezza del Sahel, almeno nell’area algerino-nigerina, va ben oltre la semplice protezione del progetto del gasdotto transahariano. Essa potrebbe infatti condizionare la realizzazione e la sostenibilità di un vasto corridoio commerciale continentale, attraverso l’attuazione dei meccanismi previsti dall’Area continentale africana di libero scambio (AfCFTA), nota anche come ZLECAf.
