L’obiettivo è quello di trasformare una quota maggiore delle proprie risorse minerarie e rafforzare il controllo su uno dei suoi settori più importanti. La raffineria, denominata Raffinor-Bf e inaugurata dal presidente burkinabé Ibrahim Traoré, è costata 11 miliardi di franchi Cfa (circa 19 milioni di dollari) ed è stata finanziata dallo Stato tramite la Società Nazionale delle Sostanze Preziose (Sonasp) e da partner privati, secondo quanto dichiarato dalle autorità burkinabé.
Il presidente Traoré ha affermato che questa misura rientra in un più ampio sforzo per porre fine alla dipendenza del Paese dall’esportazione di materie prime destinate alla lavorazione all’estero. «Vogliamo raffinare tutti i nostri metalli localmente… vogliamo che l’intera catena del valore si trovi entro i nostri confini», ha dichiarato all’inaugurazione il 28 settembre 2026.
Il Burkina Faso è uno dei maggiori produttori d’oro in Africa, ma le autorità hanno faticato a regolamentare il settore minerario, devastato da anni di violenza jihadista. Il governo spera che questo nuovo impianto trasformerà il Paese senza sbocco al mare in un polo regionale per la raffinazione dell’oro.
Secondo i dati ufficiali, la raffineria dovrebbe generare 100 posti di lavoro diretti e 5 mila indiretti. Le strutture includono una fonderia, un laboratorio di analisi, un’area di stoccaggio sicura e un’unità di lavorazione dei gioielli. Con una capacità di raffinazione iniziale di 164 tonnellate di minerale d’oro all’anno (che dovrebbe raggiungere le 515 tonnellate a regime), l’impianto è costruito secondo gli standard internazionali e trasformerà il minerale grezzo in lingotti d’oro puro al 99,9%.
L’obiettivo dichiarato dal governo è chiaro: rompere con il tradizionale modello estrattivo di esportazione di materie prime e controllare l’intera catena del valore all’interno del Paese. Traoré ha colto l’occasione dell’inaugurazione per invitare i giovani burkinabé a sviluppare competenze tecniche avanzate in questo settore strategico.
Nel libro degli ospiti del sito, Traoré ha sottolineato che l’impianto dimostra l’impegno del Burkina Faso a sostenere settori strategici promettenti al fine di renderli «il fondamento della prosperità», convinto che le risorse del sottosuolo del Paese debbano essere completamente a beneficio della popolazione. «Il nostro sottosuolo è ricco e la popolazione deve poterne sfruttare appieno le risorse. Ci doteremo dei mezzi per padroneggiare l’industria estrattiva e, soprattutto, per diventare un punto di riferimento in Africa», ha scritto.
«Questo è il giorno in cui ci riprendiamo le chiavi di casa nostra. Il nostro oro non sarà più utilizzato per creare valore aggiunto per altri mentre la nostra gente continua ad essere in difficoltà», ha affermato il ministro delle Miniere, Yacouba Zabré Gouba.
Nel frattempo, le compagnie minerarie straniere sono ora tenute a cedere allo Stato una quota del 15% delle loro attività e a formare lavoratori locali.
Di fronte all’aumento della produzione aurifera, il governo ha creato due anni fa una compagnia mineraria statale. Dal 2009, il settore minerario del Burkina Faso ha registrato una crescita sostenuta, trainata principalmente dall’estrazione dell’oro. Nel 2025, con 15 miniere industriali e diverse altre attività di produzione semi-meccanizzate, il Burkina Faso ha prodotto 94 tonnellate d’oro, secondo il Ministero dell’Energia, delle Miniere e delle Cave del Burkina Faso. Il Paese si colloca nell’Africa subsahariana tra i principali produttori, oltre al cotone, anche di oro. Il World Gold Council rileva che la produzione è aumentata del 17% su base annua nel secondo trimestre del 2026, grazie all’incremento della produzione in diverse miniere.
Nel maggio 2026, il governo del Burkina Faso ha annunciato la creazione di un Fondo sovrano per gli investimenti minerari del Burkina Faso (Fsmib) denominato Siniyan-Sigui Fund, destinato a finanziare investimenti infrastrutturali.
