Natalia Goncharova. Una donna nelle avanguardie

Mostra a Firenze, Palazzo Strozzi, di una artista che ha esplorato tutta la tradizione e le avanguardie del suo tempo ma dandone una interpretazione assolutamente personale. Destinata a stupire e a scandalizzare

Palazzo Strozzi a Firenze continua nella fortunata serie di mostre dedicate a figure femminili. Ora tocca alla russa Goncharova (1881- 1962), una figura emblematica di quella rivoluzione femminile che ha di sé improntato l’arte, insieme ad altre personalità della pittura, da Tamara a Frida.

Una sorta – passi il paragone – di Maria Callas, ossia una artista che ha esplorato tutta la tradizione e le avanguardie del suo tempo ma dandone una interpretazione assolutamente personale. Destinata a stupire e a scandalizzare.

Nata nella campagna russa, formatasi a Mosca agli inizi del ‘900, emigrata a causa della rivoluzione comunista in Europa, l’artista è stata costumista, illustratrice, grafica, scenografa, decoratrice, stilista e addirittura attrice cinematografica, ballerina e performing artist ante litteram. Ha esposto in tutta l’Europa, è stata censurata in Russia per via dei nudi femminili, ha sfilato a Mosca con il corpo dipinto, ha dipinto icone religiose non apprezzate dal clero. Insomma, una rivoluzionaria che la rassegna fa conoscere al grande pubblico in 130 opere da tutto il mondo.

L’Autoritratto con i gigli gialli (1908) ce la mostra subito mentre ci squadra fra l’esplosione del colore giallo: uno sguardo intelligente e provocatorio. Una fortissima personalità. Ama poi travestirsi da contadina, quasi malinconica (1908), usando ora tinte meno aggressive, più dolci. Natalia vuole sentire su di sé la fatica del lavoro agricolo secolare. Quando poi vuole ricordare la religiosità ortodossa della Russia popolare nel Trittico del Cristo (1910-1911) sembra quasi ricordare Gauguin nell’espressione amareggiata del Messia e nel “primitivismo” dei tralci della vite.

Si spinge poi al gusto dell’ornato ed ecco Il Pavone (1911) nello stile dei ricami russi, straordinario nel disegno e nel colore astratto, degno di una fantasia già surrealista. Per non parlare della Venditrice di arance, dove Natalia- che conosce Picasso e la pittura “floreale” – delinea un’immagine estrosa di alto decorativismo e di forme geometriche smaglianti di colore e di fantasia. Si capisce che un parallelo è possibile da una parte con la musica di Stravinskij e dall’altra con la poesia di Apollinaire.

Natalia non si ferma. Nel 1928 disegna l’abito Myriame per la Maison Myrbor di Parigi, una figura snella con le braccia da danzatrice e il vestito verde decorato da quei giri astratti che le piacciono tanto. È davvero bello il disegno, sembra quasi che la figura stia per muoversi. Che poi Natalia abbia una sensibilità poetica è evidente nel dipinto Primavera del ’28, così aereo o nel grigio struggente della Brina (1911) con le foglie degli alberi che sembrano stelle.

Ma la pittrice sa esser forte e trasgressiva. Ecco dunque la Modella (1910), grande nudo su fondo blu che ricorda certo i nudi di Matisse e Picasso, ma qui possiede una energia sovrumana, una fierezza disinibita di esser donna e di farlo vedere senza paura.

Fra le diverse sezioni della mostra è da non perdere quella in cui emerge la sua collaborazione come scenografa ai balletti, dall’Uccello di fuoco, a Sadko,da Les Noces a Le Coq d’or. Costumi fantasiosi, scene ricche di vita e di colore stridente, un senso del disegno aguzzo e preciso, una luce forte e anche violenta.

Questa donna aveva il fuoco nell’anima. Se, infatti, si dovesse darne una qualche definizione dovremmo dire che la sua vita e la sua arte sono una fiammata  al contempo tragica e dolce della sua Russia ma pure della nostra storia del primo ‘900,di cui ha vissuto ansie e ricerche, ribellioni e dolori. Con una passione irruente che supera il suo tempo e ce la rende vicina. Bellissima.

Natalia Goncharova. Una donna nelle avanguardie tra Gauguin, Matisse e Picasso. Fino al 12.1.2020 (catalogo Marsilio)

 

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