Myanmar: una situazione esplosiva

Nello stato del Rakhine, che fa parte dell’Unione del Myanmar e si trova ad ovest del Paese con una forte presenza musulmana, sono in corso violenti scontri
Myanmar

È proprio qui l’origine di tutte le contese in questa affascinante regione: il conflitto tra buddhisti e musulmani. Nel 2012, furono centinaia le persone uccise nella lotta violentissima tra gruppi di buddhisti e comunità musulmane. I buddhisti erano fomentati anche da monaci tra cui Ashin Wirathu, soprannominato dal giornale Time Magazine il “Bin Laden buddhista”; si dice che sia stato responsabile, anche attraverso i suoi messaggi sui social network, di più di 969 attacchi diretti contro comunità musulmane, riducendo circa un milione di Rohingya ai margini della società dentro il Myanmar e costringendone migliaia a fuggire fuori dal paese, in barca, verso la Thailandia, Malayasia, Indonesia, come già scritto in un mio vecchio articolo  “Nessuna torta per i profughi Rohingya”. Il 2012 fu un anno particolarmente violento, ma da fonti diplomatiche, ho avuto conferma, che questi attacchi si ripetevano da circa 15 anni. Un conflitto che si sta riaccendendo in queste settimane, con gruppi armati che pare arrivino dal Bangladesh; si parla di circa quattrocento militanti, che hanno attaccato postazioni di polizia e villaggi. La risposta dell’esercito è stata forte e decisa, sembra più del dovuto, attuando una vera e propria “pulizia etnica”, l’ennesima del nostro pianeta.

Al momento sono stati sospesi gli invii di ogni tipo di aiuto umanitario (per circa 80.000 persone) anche da parte delle Nazioni Unite, per salvaguardare l’incolumità dei funzionari: si deve attendere la fine delle ostilità per poter tornare a distribuire cibo; questo per evitare che, come accade in altre parti in guerra, i convogli di aiuti siano anch’essi presi di mira dalle diverse fazioni in conflitto. E la premio Nobel Aung San Suu Kyi, la “de facto” presidente del Myanmar? Come alcuni analisti affermano, deve stare attenta perché se da una parte ha il risentimento internazionale musulmano a favore dei Rohingya, dall’altra ha gli estremisti buddhisti all’interno del Myanmar, capaci di divenire suoi nemici, pronti a tutto, pur di «salvare il Paese dall’invasione musulmana», come afferma il monaco Ashin Wirathu. 

Aung San Suu Kyi, al momento, col suo carisma personale, sta riuscendo in questa mediazione estremamente delicata e non priva di rischi. In realtà, il vero nemico del buddhismo del Myanmar, come alcuni esperti internazionali affermano, non sono tanto i musulmani Rohingya, quanto il consumismo, il denaro, la vita agiata, che stanno “svuotando” i monasteri e corrompendo pericolosamente la vita di molti monaci che decidono di restare tali per tutta la loro vita. I giovani preferiscono sempre di più la vita mondana, facile, eccitante, all’ascesi dei monasteri buddhisti e chi rimane, spesso si adagia nei confort, dando un’immagine del buddhismo sempre meno convincente. Questo nemico, il secolarismo, è molto più difficile da combattere che l’Islam o il cristianesimo.

Ho potuto visitare solo una piccola parte di questo stato, che ha un suo fascino particolare, direi “selvaggio” ed affascinante: sono potuto andare in una delle sue meravigliose spiagge, Ngapali. Una mattina, ad un certo punto mi hanno detto di «stare attento» mentre camminavo in spiaggia. Non capivo il perché, finché mi hanno spiegato che, allontanarmi a piedi verso la parte deserta, dove delle graziose e piccole colline scendevano sul mare, poteva essere rischioso per la mia incolumità: gli elefanti uscivano dalla vegetazione delle colline, a volte, attaccando i turisti ignari del pericolo. Ecco una “diapositiva” di questo stato, difficile da raggiungere; in effetti abbiamo usato percorsi di strade secondarie e tra i campi, in quanto i turisti e giornalisti non sono ammessi dalle autorità. Il territorio del Rakhine in se stesso si affaccia sulla costa del golfo del Bengala e confina a nord con lo Stato Chin, ad est con le regioni di MagwayBagoAyeyarwady e a nord ovest con il Bangladesh, prevalentemente musulmano, da dove sembra arrivino i terroristi islamici. La catena montuosa dell'Arakan Yoma, che raggiunge i 3.063 m col monte Victoria, separa lo stato di Rakhine dal resto della Birmania, facendone un luogo difficilmente raggiungibile anche per strada. La superficie è di 36.762 km² e la sua capitale è Sittwe (ex Akyab). La sua popolazione è di 2.698.000 secondo il censimento del 1985. Vi si distinguono due gruppi etnici principali, i Rakhine e i Rohingya (musulmani). Altri gruppi di minore importanza sono i Mro, i Khami (Khumi), i Kaman (musulmani), i Dienet, i Marmagri e pochi altri. Il buddismo è la religione più diffusa, seguita da quella musulmana.

Una situazione, in questo piccolo stato dell’Unione del Myanmar, da seguire con molta attenzione perché può mettere in serio pericolo il fragile equilibrio delle diverse etnie e religioni del paese. Un’altra emergenza, un’altra guerra, con morti e dispersi che il nostro giornale cercherà di documentare, dando una voce e un volto a chi, altrimenti, rimarrebbe sconosciuto.

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