Economia di comunione

L’economia che fiorisce in tempi di crisi

L’azienda Bertola celebra il 75º anniversario della sua nascita. Nell’ultimo anno è riuscita ad aumentare il suo fatturato del 50% e il personale del 70%. Intervista a Livio Bertola, presidente dell’Associazione italiana imprenditori per un’economia di comunione (Aipec).

L’economia di comunione ha le sue origini negli anni ’90, quando Chiara Lubich arrivando a San Paolo, centro finanziario del Brasile, nota le disuguaglianze economiche nella città. La marginalità delle baracche accanto a  enormi grattacieli la spinsero a promuovere un modello economico basato sull’aiuto reciproco. Nasce dunque un’economia che, collegata a quella civile, si allontana dell’economia capitalista del profitto e mette al centro la persona e la fraternità.

Attualmente, la crisi sanitaria ha provocato una recessione globale dell’economia, la più grave dalla Seconda guerra mondiale per le economie avanzate secondo la Banca Mondiale. La conseguenza è una perdita di 255 milioni di posti di lavoro secondo i dati dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo). Non è successo così all’azienda Bertola, leader nel settore dei trattamenti galvanici, specializzata principalmente nella cromatura di componenti per moto, auto e attrezzature sportive. Durante la pandemia, l’impresa si era indebitata per assumere più persone, specialmente quelle che si trovavano in difficoltà. Inaspettatamente, il suo capitale è aumentato di un 50% e la sua forza lavoro fino al 70%, con ancora possibilità di crescita.

Livio Bertola, presidente dell’Associazione italiana imprenditori per un’economia di comunione (Aipec) è a capo dell’azienda Bertola. Assicura che, al di là dell’arduo lavoro portato avanti, il successo è arrivato grazie all’affidamento alla Provvidenza, o al “Socio nascosto”, come gli piace dire. Per una serie di coincidenze, sono venuti fuori dei lavori con due o tre grandi commesse che hanno favorito l’enorme incremento per il gruppo Bertola, che confessa sentirsi «stupito» per quanto accaduto.

«In un momento così terribile ci è stato dato in un modo inaspettato più di quello che ci attendevamo. Una delle cose belle, come diceva Chiara Lubich, è di investire nell’azienda; la seconda, quella di investire in uomini e donne nuovi che credono nella “cultura del dare”, e noi abbiamo cercato sempre di farlo; la terza parte degli eventuali utili agli indigenti, non tanto per fare della carità, ma per includere questi poveri, emarginati, scartati».

Bertola Srl è un’azienda nata nel primissimo dopoguerra, nel febbraio 1946. Il padre di Livio Bertola era stato prigioniero in Germania ed era riuscito a salvarsi. Tornato nella sua città natale a Marene, decide insieme ai suoi fratelli di sviluppare il progetto Bertola sotto il nome “Galvanica Marene”. Bertola spiega che, già dai suoi inizi, l’azienda non era nata tanto per il profitto come per il desiderio di aiutare il territorio e gli amici di una zona diventata molto povera, praticamente agricola e senza possibilità di sviluppo.

«Dobbiamo avere il coraggio di dire che tutto è possibile, di vivere più in rete, in comunione, e di vivere per un mondo più unito e più fraterno […] Chiara ci ha fatto capire che ogni esperienza di Dio va donata, perché non è nostra», conclude Bertola.

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