Politica e società

Rivedi la diretta Azzardo, le lobby non vanno in lockdown

Gli interventi della diretta del 19 marzo dedicata al tema, a partire dal caso della legge regionale piemontese e alle forti pressioni per tornare all’incentivazione dell’azzardo di massa che disgrega il legame sociale. Le ragioni di un nuovo impegno al tempo della finanza casinò.

In Italia assistiamo da tempo ad un conflitto eclatante tra le leggi dello Stato, che hanno man mano incentivato l’offerta dell’azzardo negli ultimi 30 anni, e quelle di alcune regioni che, assieme ai regolamenti comunali, hanno cercato di porre dei limiti alla strategie di penetrazione del territorio messe in atto dalle grandi società del settore.

Si tratta di operatori privati che gestiscono questo tipo di mercato grazie a concessioni rilasciate dallo Stato e trattano un volume di denaro che, prima della pandemia, aveva superato i 110 miliardi di euro in un anno. Siamo davanti ad una transazione pecuniaria senza fine che viene redistribuita in gran parte ai cosiddetti giocatori tramite micro vincite che fidelizzano i consumatori in attesa del super premio milionario legato alla dea fortuna, cioè ad una probabilità remotissima che tuttavia può alimentare un meccanismo ossessivo fino alla dipendenza patologica.

Alla fine della giostra i soldi certi sono quelli incamerati nelle casse dello Stato e dalle stesse società che hanno investito nelle concessioni. Grosso modo una decina di miliardi di euro ciascuno. Una storica società editoriale piemontese come la De Agostini di Novara è riuscita a diversificare la propria attività investendo nell’offerta regolamentata dell’azzardo legale e, di conseguenza, nel settore finanziario e immobiliare. È nata così Lottomatica che è un marchio riconosciuto a livello mondiale come caso di successo, in grado di conquistare anche il controllo di storiche società operanti a Las Vegas, città simbolo dell’azzardo.

Ma sempre in Piemonte è stata approvata nel 2016 una legge che si è rivelata efficace nell’ostacolare l’offerta indiscriminata di nuove centrali dell’azzardo di massa, dai casinò di quartiere alle sale scommesse e a quelle bingo.

L’epidemia di Covid, poi, ha limitato molte attività, compreso tale comparto che il governo Conte, rispondendo anche a sollecitazioni di parte della società civile, ha cercato di far riaprire il più tardi possibile. Ma ormai si fanno sempre più forti le pressioni di tutto un  mondo trasversale che ha lucrato sull’offerta indiscriminata e capillare dei prodotti dell’azzardo. Come al solito si fa leva sui posti di lavoro a rischio di una filiera fatta crescere dal 1992 grazie a normative che hanno esternalizzato ai privati il cosiddetto “gioco” d’azzardo fino ad allora sottoposto ad una prudente gestione pubblica.

In tale ragionamento è bandita ogni riflessione sulle alternative possibili ad un’occupazione che può essere sottratta al ricatto tra bene comune e interessi privati e si tende a rimuovere un’evidenza confermata da studi e ricerche scientifiche sul campo: e cioè che ci troviamo davanti ad una vera e propria “diseconomia” che attira investimenti e risorse da settori produttivi e commerciali legati ai beni reali, non ad una illusione, in grado di moltiplicare il numero e la qualità dell’occupazione. A crescere cioè sono soprattutto i profitti delle società transnazionali che hanno trovato nel nostro Paese deboli resistenze a livello politico e molte insospettabili alleanze. In questo senso è emblematica la vicenda di un sindaco, Massimo Borghi, di Gavorrano, un paese del grossetano, che è stato tra i primi in Italia ad opporsi all’invasione dell’azzardo nel suo territorio pagandone pesantemente le conseguenze.

Borghi è intervenuto nell’incontro web promosso il 19 marzo da Città Nuova su “Azzardo, le lobby non vanno in lockdown” a partire dal caso piemontese che vede una rete di associazioni e comuni che, nonostante la difficoltà della pandemia, hanno avviato una mobilitazione che si oppone al tentativo della giunta regionale, guidata da Alberto Cirio, di rimuovere il contenuto della legge del 2016. «Non possiamo rispondere ai danni della pandemia riportando nei centri abitati le slot machines. Non possiamo riavvicinare tali risposte alle fragilità che questi lunghi mesi hanno fortemente accresciuto»: così il comunicato congiunto illustrato, nell’incontro web, da Spirito Oderda del Movimento Slot Mob. Una prospettiva che tiene conto del problema occupazionale conseguente ad un freno alla bulimia dell’azzardo invitando a cercare soluzioni alternative nel segno della Costituzione.

D’altra parte, come ha illustrato la sociologa e ricercatrice Sara Rolando dell’Istituto Eclectica di Torino, gli effetti positivi in termini di salute pubblica della legge del 2016 sono stati confermati dagli studi dell’Istituto regionale di statistica IRES e dall’Osservatorio sulle dipendenze. Il ricorso all’azzardo on line è stato molto più contenuto del previsto e si sono liberate risorse destinate ad altre attività. Non è poi da omettere che esistono strumenti efficaci per contrastare l’offerta sul web mentre la tesi della crescita dell’azzardo illegale (cioè non intercettato dai concessionari) deve fare i conti col fallimento della politica criminale decretato da numerosi rapporti della Direzione nazionale antimafia che confermano la capacità della malavita organizzata di penetrare nel mercato legale.

Senza dimenticare che l’offerta indiscriminata dell’azzardo produce disagio sociale e moltiplica le diseguaglianze economiche a danno dei soggetti più deboli.

Evidenze che da molto tempo espone con competenza Daniela Capitanucci,  psicoterapeuta operante nel Servizio sanitario nazionale e responsabile scientifico dell’Associazione “Azzardo e Nuove Dipendenze”, intervenuta nell’incontro web del 19 marzo, che dovrà continuare con altri appuntamenti dato che l’azzardo di massa incentivato per legge è un caso politico nazionale che rivela l’assetto dei poteri prevalenti in Italia e la forza della società civile di autoorganizzarsi non tanto in senso resilient,e ma di vera e propria resistenza del legame sociale ad un ordine ingiusto delle cose. È questo l’impianto di analisi e proposta contenuto nel lavoro collettivo documentato nel libro di Città Nuova “Vite in gioco, oltre la slot economia”.

E può essere la base per una inchiesta diffusa, plurale e condivisa sul fenomeno dell’azzardo come questione sociale ed economica nell’era della finanza casinò.

 

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