Montalbano

Ormai ha soppiantato anche il Cattani della Piovra. Come e più di Michele Placido, Luca Zingaretti è per tutti l’amatissimo e seguitissimo commissario Montalbano. Un’icona della giustizia in Sicilia ma anche un incredibile successo televisivo. Il passaggio dalle pagine dei bestseller di Camilleri al piccolo schermo non ha intaccato la popolarità del poliziotto di Vigata. Anzi. Assunte le sembianze dell’ottimo Zingaretti, messo a punto lo slogan “Montalbano sono”, il commissario appassionato di arancini ha sfondato anche in tv. Nove milioni di italiani al lunedì non si perdono mai l’appuntamento con i nuovi episodi dei gialli in salsa siciliana. I film tv sono ben fatti e, ovviamente, ben scritti visto che il punto di partenza sono i racconti di Camilleri. Affascinano soprattutto il commissario e l’attore che lo interpreta. Un uomo onesto che non ne fa passare una neanche ai suoi superiori. Un uomo di poche parole che non disdegna l’insulto e che se ne infischia della carriera e della modernità: ama la sua terra con le sue leggi, le sue tradizioni, la sua lingua, la sua cucina. È fedele, almeno ci prova ad esserlo, ma tutte le donne che incontra sembrano pronte a cadere ai suoi piedi. A ben vedere è proprio il sex appeal di Montalbano la spezia che rende più appetitosa la pietanza scodellata al lunedì sera da Raiuno. Un ingrediente che però va dosato con cura per non rendere indigesta l’intera minestra. Si ha la sensazione che man mano che la serie va avanti, il ruolo del commissario sciupafemmine diventa preponderante. E con esso le scene per le quali bisognerebbe mandare i bambini a letto. Un andazzo che porta ascolti, popolarità a Zingaretti (ormai il più desiderato dalle italiane) ma che indebolisce l’immagine complessiva che la serie si è guadagnata nel tempo: quella di un film per tutti, una buona soluzione per passare una serata rilassante in famiglia. Se Montalbano fa solo stragi di cuori, alcuni telespettatori più esigenti potrebbero fare a meno della sua gradita compagnia.

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