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Italia > Società

#Milionidipassi, per capire il viaggio dei migranti

di Giulia Martinelli

- Fonte: Città Nuova


Un’iniziativa promossa da Medici Senza Frontiere  che  permette, attraverso un visore multimediale, di vivere un’esperienza virtuale a 360 gradi. Lo spettatore può viaggiare per qualche minuto con i migranti sulla rotta dei Balcani, salire su un gommone, vivere il dramma dell’approdo e scoprire le condizioni drammatiche in cui si trovano i campi profughi

ansa msf

Milioni di passi non bastano per trovare un luogo di mondo sicuro, dove portare in salvo la propria famiglia, i propri figli anche a costo della vita. I passi sono quelli degli oltre 60 milioni di migranti forzati, che si tratti di sfollati interni, rifugiati o richiedenti asilo, costretti ad abbandonare la propria terra, a scappare e lasciarsi tutto dietro, incapaci di sapere se per loro ci sarà mai un ritorno ma consapevoli che questa è l’unica strada per provare a sopravvivere.

 

#MILIONIDIPASSI, è una campagna di sensibilizzazione organizzata da Medici Senza Frontiere, che permette, grazie a visori di ultima generazione, di immergersi a 360 gradi nel mondo dei migranti, vivere con loro l’esodo sulla rotta dei Balcani, il viaggio in mare, l’arrivo sulla terra ferma e la vita drammatica nei campi profughi. Lo stand di MSF è stato a Roma dal 15 al 18 giugno in Piazza San Silvestro. Ecco la descrizione dell’itinerario.  

 

Un volontario di MSF ci accompagna durante tutto il viaggio. Sono stati ricreati due contesti: l’esodo via terra e la fuga disperata via mare. In ogni stanza ascoltiamo dei suoni, sono stati registrati nella realtà, da chi ha vissuto in prima persona queste esperienze. Spari, e passi silenziosi, nella stanza che ripercorre il viaggio in terra; urla disperate, il rumore delle onde, le voci di chi è in mare pronto a soccorrere i migranti che non ce la fanno più, sono questi i suoni della seconda stanza. Ci accoglie una foto immensa, siamo a Lesbos, dall’altra parte si vede perfettamente la Turchia, la striscia di Mar Egeo che separa le coste dei due paesi sembra facilmente percorribile a nuoto, si tratta invece della rotta balcanica, ormai un cimitero a mare aperto. Qui, in un angolo, troviamo anche un gommone sgonfio, recuperato in mare, sembra impossibile immaginare tanta gente seduta su un’imbarcazione così instabile e di piccole dimensioni. Si passa nell’ultima sala, è il momento di indossare i visori multimediali e ci immergiamo completamente nella vita dei migranti. Il viaggio inizia in mare, siamo in un gommone, stretti gli uni agli altri, poi finalmente il primo piede tocca terra e ad accoglierci ci sono i volontari.

 

Una volta a terra, inizia la traversata dei paesi balcanici, siamo li tra loro, ci camminano vicino, alcuni si bloccano e ci guardano e poi riprendono a camminare. Il filmato si blocca e si torna indietro, in quei paesi da cui queste persone scappano perché non hanno alternativa.

 

Siamo a Zaatari, in Giordania, che con 90 mila sfollati è il campo profughi più grande al moando. Qui i rifugiati, in maggioranza siriani, aspettano la fine della guerra, tra una partita di calcetto e l’altra. Il filmato ci porta poi in Sud Sudan, più precisamente a Malakal, e con i sudanesi attraversiamo il Nilo su una piccola imbarcazione, una voce spiega che si scappa dall’altra parte per evitare di rimanere vittime della guerra. Il nostro viaggio si conclude, mentre quello degli oltre 2 milioni di richiedenti asilo, 20 milioni di rifugiati e 38 milioni di sfollati è appena iniziato e i muri che i migranti si troveranno davanti non sono pochi. Alcuni non sono neanche arrivati, fermati da quei muri naturali che sono il deserto e il mare, gli altri si scontreranno con il muro del razzismo e, arrivati alla frontiera, con i muri politici.

Riproduzione riservata ©

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