Migrazioni, finanza e ambiente al centro del Social forum mondiale

A Montreal  attivisti, cittadini, organizzazioni e movimenti provano a disegnare un nuovo mondo e sperimentano una forma di democrazia partecipativa dove cittadinanza, diritti umani, difesa dell’ambiente e delle culture mostrano che la speranza di cambiare è viva
Montreal

Lie è venuto da Toronto per sostenere il sindacato che difende i minatori brasiliani. Elisabeth nonostante i suoi 70 anni dopo aver incontrato un giovane israeliano ha cominciato a studiare la storia del medio oriente e alla conferenza sulla Siria non smette di fare domande scomode sull’esito del conflitto. Augustine è professore di sociologia ad Haiti ed è uno dei relatori della grande conferenza che mostrerà come sia possibile costruire una comunità umana solidale nonostante lo smarrimento e la crisi di appartenenza che segna il nostro mondo troppo egocentrico, globale a parole ma nei fatti chiuso nella difesa dei suoi privilegi.

 

E potremmo continuare fino a 20mila, tanti sono i partecipanti al Social Forum Mondiale di Montreal: tutti con una storia di impegno civile, tutti con la voglia di disegnare un mondo che non teme le utopie e i progetti capaci di restituirgli un volto umano, uno spazio di accoglienza dove migrazioni, violazione dei diritti umani, protezione della terra, finanza iniqua ed economia rampante, media sotto controllo non sono solo cappi che strangolano il futuro dell’umanità ma reali opportunità per cambiare, per dare una svolta al vivere civile. Ambiziosi, folli? No creativi, impegnati, coraggiosi. Fino al 14 agosto stanno occupando strade, università, musei, accademie e piazze della capitale del Québec per scambiarsi storie e progetti e per stendere un manifesto programmatico e operativo che non esaurisca la sua efficacia in questi giorni ma diventi pista di lavoro in tutti i continenti.

 

“Siamo tutti attori del cambiamento” è la frase che si sente ripetere costantemente non tanto come uno slogan vuoto ma con una determinazione che nasce dall’impegno quotidiano di tanti tra relatori e partecipanti. Dodici le aree tematiche scelte per l’edizione 2016 con oltre 1100 appuntamenti che si occupano di lavoro, economie alternative e crisi del capitalismo; migrazioni e cittadinanza senza frontiere, diritti umani e dignità dei popoli; progetti contro la dittatura della finanza; democrazia e partecipazione civile; l’arte come espressione di un mondo possibile.

 

Partecipativo il metodo di lavoro sia nelle conferenze che lasciano ampi spazi alle domande e alle proposte del pubblico che in un’assemblea generale voterà i punti chiave del manifesto 2016 del forum. Le realizzazioni artistiche e le rappresentazioni teatrali e musicali sono tra le modalità più coinvolgenti anche per i tranquilli abitanti di Montreal e per curiosi e passanti, talvolta infastiditi dalla folla, ma interrogati anche dalle loro convinzioni e dal clima di gentilezza, condivisione, giovialità che non lascia tregua alla tranquilla Montreal. La marcia di apertura di martedì con striscioni colorati, danze e slogan ha bloccato il centro per un’ora. All’incrocio con una delle arterie principali qualche automobilista infastidito ha nervosamente suonato il clacson, ma i tassisti in coda hanno invece fatto segni di approvazione e hanno voluto unirsi alla festa con un suono più ritmato.

 

Il Social forum di Montreal reca con se la grande novità di essere stato ospitato per la prima volta nella sua storia in un Paese del Nord del mondo. Nato a Porto Alegre nel 2001 come luogo di aggregazione per i gruppi che proponevano una globalizzazione alternativa, ha visto crescere nel tempo il numero dei partecipanti, fino all’esperienza  policentrica del 2006 quando il forum dopo le edizioni brasiliane e quella indiana, si svolge in contemporanea in vari paesi del Sud del mondo. Nel 2010 si è tentato l’esperimento di esportare il modello in alcuni paesi europei, negli Usa, nell’estremo Oriente. Accusato di eccessiva vicinanza all’ideologia socialista, ha assunto nel tempo la forma di uno spazio di pensiero e azione fortemente orientato al sociale e non è mancata anche l’adesione di associazioni e ordini religiosi cattolici. Padre Sergè viene dal Kenia ed è uno dei 12 francescani chiamati a rappresentate in questa assise internazionale la grande famiglia religiosa legata a san Francesco. Presenteranno alcuni progetti che li vedono impegnati a difesa dei minatori e contro l’industria estrattiva incurante dell’ambiente, ma parleranno anche di educazione e di economie alternative ispirate al carisma della povertà di san Francesco. Anche i comboniani animeranno diverse tavole rotonde sulla salvaguardia delle culture indigene e il Movimento dei Focolari presenterà le diverse espressioni sociali nate al suo interno e sviluppatesi a livello globale come il movimento Umanità Nuova e il progetto Economia di comunione.

 

Le polemiche sulla mancata concessione dei visti ad alcuni relatori, da parte del governo canadese, hanno animato i primi giorni del forum. Sono circa 200 le persone a cui è stato vietato l’ingresso nel Paese e tra questi ci sono tanti militanti palestinesi e alcuni sindacalisti che si battono contro l’industria estrattiva in Sudamerica, dove ha il Canada ha grossi interessi.

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