Migranti, no a nuovi trasferimenti

Stanno terminando i bandi per l'accoglienza di molti enti a causa del decreto Salvini, come denunciano il Centro Balducci e Oikos Onlus, che stanno opponendosi alla decisione di dover ammassare tutti i loro 69 ospiti presso la caserma Cavarzerani, in condizioni di assoluta precarietà

Già dai tempi della promulgazione del cosiddetto “decreto Salvini”, che ha eliminato il permesso di soggiorno per motivi umanitari e sancito la fine del sistema di accoglienza diffusa così come l’abbiamo conosciuto in questi anni, numerosi soggetti della società civile hanno denunciato il crearsi di situazioni inammissibili; denunce che si sono peraltro intensificate con l’avvicinarsi del 30 aprile, data in cui andavano in scadenza i bandi per l’accoglienza – con tanto di alcuni enti, come le Caritas di Treviso e Vittorio Veneto, che in segno di protesta verso le condizioni non congrue poste dalle nuove gare hanno scelto di non parteciparvi.

E così è anche a Udine, città che già dai tempi degli arrivi dalla rotta balcanica si trascina alcune criticità in merito all’ospitalità e integrazione dei rifugiati: su tutte la (tristemente) nota caserma Cavarzerani, struttura inagibile riaperta 5 anni fa come punto temporaneo di accoglienza; e che si è invece trasformata, tra tende e container, in una sorta di campo permanente, arrivato ad ospitare anche ben più delle 320 persone previste. E proprio alla Cavarzerani potrebbero presto finire, contrariamente a quanto norme di rango superiore al decreto Salvini prevedono, anche soggetti vulnerabili (donne incinte, minori, persone che soffrono di patologie fisiche o psichiche) ai quali direttive europee e convenzioni internazionali garantiscono una protezione specifica: è quanto hanno denunciato il Centro Balducci e Oikos Onlus, entrambe realtà attive da molti anni in questo campo, in una conferenza stampa convocata lo scorso 3 maggio.

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Come ha riferito il presidente di Oikos, Giovanni Tonutti, «quando un mese fa abbiamo saputo di essere stati esclusi dai nuovi bandi, ci siamo subito resi disponibili a concordare un passaggio di consegne individuando soluzioni di accoglienza adeguate. Per quanto ci fosse stata garantita dal prefetto un’attenzione specifica per questi casi, non ne abbiamo più saputo nulla fino alla sera del 30 aprile; quando ci è stato comunicato che queste persone sarebbero state immediatamente “prelevate”, un termine più adatto alle merci, per essere portate alla Cavarzerani».

Oikos e Centro Balducci hanno ottenuto prima una proroga di due giorni, e in seguito di una settimana; rendendosi anche disponibili ad ospitare a spese proprie queste persone. Non hanno tuttavia ottenuto la garanzia di una sistemazione diversa da quello che hanno definito “ammassamento” alla Cavarzerani. Un epilogo che sarebbe problematico non soltanto perché, sommando gli attuali ospiti della caserma ai potenziali nuovi arrivati, si andrebbe nuovamente sopra il limite massimo di capienza; ma anche e soprattutto perché si tratterebbe di spostare famiglie, donne, bambini e ragazzi che già vivono in appartamenti, hanno intessuto relazioni sociali, vanno a scuola o lavorano, in un centro di accoglienza le cui condizioni inadeguate sono state più volte messe all’indice.

Psicologi e neuropsichiatri che hanno seguito queste persone hanno messo in guardia su come verrebbero vanificati tutti gli sforzi fatti sinora per superare i pesanti traumi subiti anche dai bambini; così come si è occupato dell’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro – curiosa la storia di come uno faccia adesso il cameriere in uno dei ristoranti più prestigiosi della città, e un altro lavori nell’emittente locale in lingua friulana – ha espresso pesanti preoccupazioni in merito all’effettiva possibilità di mantenere il posto di lavoro se queste persone si trovassero a vivere in tali condizioni. Epilogo, oltretutto, insensato anche sotto il profilo economico: per l’accoglienza diffusa i bandi prevedono infatti 19,23 euro giornalieri a migrante, contro i 25 per i grandi centri.

Così è partita una sorta di “resistenza”: «Abbiamo innanzitutto due punti fermi sotto il profilo legale nelle nostre richieste – ha ricordato Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione –: che non si ecceda la capienza massima prevista per legge alla Cavarzerani, e che non vi vengano alloggiati soggetti vulnerabili. Lo scopo della spesa pubblica è produrre bene sociale, non disagio sociale, e un simile modo di utilizzarli è contrario alle finalità del bene pubblico». A questo poi si aggiunge il ricorso per presunte irregolarità nell’assegnazione degli appalti per l’accoglienza, sul quale il Tar del Lazio si pronuncerà il 28 maggio: il rischio concreto è quindi quello di dover nuovamente spostare tutti quanti se il Tribunale decreterà la nullità della gara e l’indizione di un nuovo bando. La richiesta di Oikos e del Centro Balducci è pertanto quella di uno stop ai trasferimenti fino a pronuncia avvenuta.

La situazione è quindi ancora in divenire, ed è difficile dire che cosa accadrà esattamente alle 45 persone in carico ad Oikos e alle 23 – anzi, 24, ha chiosato il fondatore del Balducci, don Pierluigi Di Piazza, dato che una è nata nella notte – ospiti del Centro. «Siamo rimasti molto delusi di fronte a questa mancanza di progettualità – ha affermato don Di Piazza –. Qui al Centro Balducci in questi anni sono passate persone da 55 Paesi del mondo, facendo non solo accoglienza, ma anche autenticamente cultura. Ecco, forse di questo ha paura chi vuole promuovere un pensiero negativo, e di visione del diverso come nemico».

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