Malati di corruzione?

Cambiare opinione, decidere come votare a un referendum o alle elezioni politiche, comportarsi onestamente o da corrotti: i condizionamenti che influenzano le nostre scelte e la formazione preventiva

La maggior parte delle persone ritiene di essere mentalmente sana e di decidere razionalmente nelle situazioni della vita, dopo aver valutato correttamente i dati. In realtà la ricerca scientifica ci suggerisce che forse non è proprio così. Ci sono infatti alcuni aspetti che condizionano pesantemente il nostro modo di pensare.

 

Una prima indicazione che arriva dai neuro-scienziati è che spesso prendiamo decisioni senza aver terminato di elaborare tutte le informazioni a disposizione. È come se il cervello cercasse sempre di risparmiare energia, sforzandosi il minimo indispensabile.

 

Ne consegue che quando le informazioni sono troppe e contrastanti, aumenta l’incertezza e la complessità del ragionamento. Ma siccome il cervello odia l’incertezza, ad un certo punto interrompe la ricerca della scelta ottimale, accontentandosi di una soluzione rapida, meno accurata, più superficiale e più emotiva.

 

Per lo stesso motivo, il nostro cervello resiste al cambiamento, perché cambiare opinione è faticoso, significa mettersi in discussione, significa dover ricomporre diversamente il proprio mondo mentale e l’immagine che ognuno ha di se stesso, in una narrazione che abbia un senso. Per esempio, se ho deciso (emotivamente) di votare sì (o no) al prossimo referendum, sarà quasi impossibile farmi cambiare idea, dato che tenderò ad ignorare gli appelli che contrastano con le mie convinzioni, prendendo in considerazione invece solo ciò che le conferma.

 

Un altro modo per risparmiare fatica mentale è adeguarsi alle aspettative sociali. Gli studi confermano che i cittadini si comportano più onestamente se pensano di vivere in una società onesta, che condanna e reprime i comportamenti disonesti. Al contrario, se mi trovo in una città degradata sarò più portato ad abbandonare la spazzatura per terra, senza sentirmi eccessivamente colpevole.

 

A questo proposito, un recente studio dell’University College of London sembra indicare che si può anche sviluppare una vera e propria dipendenza dalla disonestà. In pratica se ripetiamo azioni disoneste dal punto di vista morale, come menzogna e corruzione, il cervello si adatta e piano piano nel tempo impara a trascurare la sensazione di disagio conseguente al comportamento ingiusto. Fino ad arrivare a vantarsi e considerarsi "furbo".

 

In pratica è come se si modificasse il modo di funzionare del cervello. Quando si valutano i comportamenti di persone corrotte e disoneste, quindi, oltre alla riprovazione morale e alla necessaria repressione penale, forse conviene considerare anche che potremmo avere davanti dei veri e propri “malati”, da curare e recuperare con le tecniche che si applicano per altre dipendenze.

 

È anche vero che come si abitua al negativo, il cervello può anche allenarsi al positivo. Meglio quindi rivalutare la formazione positiva preventiva, come la famosa “educazione civica” nelle scuole o il servizio civile obbligatorio, in modo da rinforzare nel cervello comportamenti automatici di onestà e altruismo. Questi comportamenti automatici positivi agiranno come anticorpi, utili quando ci troviamo di fronte a “tentazioni” come offerte di corruzione o guadagni illeciti.

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