L’Onu accusa l’Italia

Il dibattito sugli ispettori che dovrebbero essere inviati per verificare eventuali situazioni di razzismo. La reazione di Matteo Salvini. Due culture a confronto
Michelle Bachelet

«Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom». Le parole di Michelle Bachelet, Alto Commissario Onu per i Diritti Umani, risuonano da Ginevra, dove sono in corso i lavori del Consiglio Onu per i diritti umani. Bachelet, che si è insediata nel suo nuovo incarico il primo settembre 2018, ha alle spalle un passato importante, con vari incarichi Onu ed è stata, per due volte, presidente del Cile (dal 2006 al 2010 e poi dal 2014 al 2018).

Michelle Bachelet sa bene cosa sia la dittatura, sa cosa sono le violazioni dei diritti umani. Dopo il golpe di Augusto Pinochet, nel 1973, in Cile, fu incarcerata e torturata insieme alla madre, poi esiliata, mentre il padre Alberto, che faceva parte del governo del deposto presidente Salvatore Allende, muore in seguito alle torture subite in carcere.

Le prime parole del neo commissario per i diritti umani sono rivolte a due situazioni difficili che si registrano in Europa, in Italia ed in Austria. In questi paesi, l’intolleranza verso chi è di razza diversa sta crescendo, sia pure sotto la proposta di politiche dirette a contenere e regolamentare le migrazioni.

Per ciò che riguarda l’Italia, Michelle Bachelet ha fatto riferimento a episodi recenti. «Il Governo italiano ha negato l’ingresso di navi di soccorso delle Ong. Questo tipo di atteggiamento politico, e altri sviluppi recenti, hanno conseguenze devastanti per molte persone già vulnerabili. Anche se il numero dei migranti che attraversano il Mediterraneo è diminuito, il tasso di mortalità per coloro che compiono la traversata è risultato nei primi sei mesi dell’anno ancora più elevato rispetto al passato». Ha poi chiesto di «garantire l’accesso all’asilo e alla protezione dei diritti umani nell’Unione europea».

Le parole della Bachelet hanno suscitato una forte reazione in Italia. Sulle pagine di Libero si legge: «Siamo al delirio: caschi blu in Italia per fronteggiare l’emergenza razzismo che vedono soltanto gli oppositori del governo e di Matteo Salvini (a meno che per “emergenza razzismo” intendano la linea dura contro l’immigrazione clandestina, che è tutt’altra cosa)».

Immediata la replica del ministro dell’Interno, Matteo Salvini: «L’Italia negli ultimi anni ha accolto 700 mila immigrati, molti dei quali clandestini, e non ha mai ricevuto collaborazione dagli altri Paesi europei – afferma –. Quindi non accettiamo lezioni da nessuno, tantomeno dall’Onu che si conferma prevenuta, inutilmente costosa e disinformata: le forze dell’ordine smentiscono ci sia un allarme razzismo. Prima di fare verifiche sull’Italia, l’Onu indaghi sui propri Stati membri che ignorano diritti elementari come la libertà e la parità tra uomo e donna».

Ancora una volta, due posizioni, due culture a confronto. Per un dibattito che interessa fortemente l’Italia, ma che ne travalica i confini. C’è un’Italia che, in Europa, fatica a far sentire la propria voce. C’è un’Europa talvolta sorda alle richieste che vengono da alcuni Paesi (sia nel campo delle migrazioni e dei diritti umani, sia per temi di natura economica e finanziaria). C’è un’ondata sovranista che sta invadendo anche i Paesi più progressisti, come la Svezia, e condiziona le politiche di altri Stati, come l’Ungheria. Un dibattito politico, ma soprattutto culturale.

Probabilmente l’Europa può e deve fare di più, in tutti i settori. Non basta il richiamo della Bachelet se non unito a scelte politiche che devono interessare tutto il Parlamento Europeo. E le elezioni (europee) sono alle porte.

 

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