Lo sciopero dei tassisti in tutta Europa

La categoria è insorta contro la regolarità del servizio offerto dalla nuova app Uber, che consente di chiamare l’auto privata aderente all'iniziativa più vicina alla nostra posizione e pagare il viaggio direttamente dallo smartphone
Protesta dei tassisti

Sotto la pensilina ad aspettare un taxi, si starà protetti dal sole, ma certo non dall’afa che soffoca nel suo sorgere anche il più positivo dei pensieri mattutini. Comunque è inutile aspettare, i taxi sono lì tutti allineati. E nessuno parte. Bello scoprire che è di nuovo giorno di protesta. Rapida consultazione al satellitare, e l’amico in cassa integrazione dopo pochi minuti mi dà un passaggio. La radio dà la notizia che a Londra dodicimila black cab si sono dati appuntamento a Trafalgar Square e ora nella city il traffico è paralizzato. Poco consolante. Colpa di Uber, che ormai imperversa e ha portato sul piede di guerra i tassisti di tutta Europa.

Il viaggio è un po’ lunghetto, così io e il mio amico abbiamo modo di parlare di questa sigla apparsa improvvisamente sul mercato e che sta creando non poco malcontento tra i tassisti “originali”. Già da qualche anno, a mettere in crisi la categoria, è arrivato, nelle principali città, il servizio di car sharing; ora con il servizio offerto da Uber, pare che il vecchio taxi sia destinato a fare una brutta fine.

Uber è un servizio che attraverso un qualsiasi smartphone consente di chiamare e pagare un mezzo di trasporto urbano. Una volta aperta la app, sullo schermo appare una mappa che visualizza la nostra posizione e quella delle auto con conducente più vicine. Viene visualizzato il tempo di attesa previsto e per la prenotazione basta un tocco. Il pagamento avviene con carta di credito, i prezzi sono di circa il 20 per cento superiori a quelli dei taxi, ma il successo fra i giovani è stato subito travolgente e ora i tassisti temono che lo stesso successo possa ripetersi in Italia, dove Uber è già attiva a Milano e Roma. Proprio a Milano, negli ultimi mesi, i taxi sono rimasti fermi per protestare contro Uber a intervalli abbastanza costanti.

Ma, afferma qualcuno in questo marasma di idee sempre più confuse, Uber può essere anche un'opportunità di lavoro, oltre che un servizio al cittadino. In fondo una qualsiasi persona in cerca di lavoro può attivarsi per fornire questo servizio, basta avere un'auto adeguata, sottoporsi ad alcuni controlli e seguire un corso di addestramento. Firmando il contratto si ottiene l'apparecchiatura che trasmette il posizionamento dell'automobile e si concorda la quota di ogni corsa che verrà versata dalla società al conducente: di solito viene trattenuto il 20 per cento, il resto va all’autista.

A Milano Uber funziona da marzo, mentre a Roma solo dallo scorso mese di maggio. «L'accoglienza degli utenti è stata sorprendente – spiega Benedetta Arese Lucini, country manager di Uber per l'Italia -, l'app è stata aperta 400 mila volte solo a Milano».

Contento Uber, per niente i tassisti, che parlano di servizio che non è in regola con la legge poiché le auto dovrebbero rimanere nella rimessa e uscire solo una volta chiamate, mentre invece sostano in strada, magari dove ci sono eventi in corso e dunque dove c’è molta domanda. Uber contesta questa interpretazione: «Siamo convinti di rispettare la legge – continua Benedetta Arese Lucini -. La normativa in questione nasce nel '92, viene cambiata nel 2008 e poi è stata sospesa per 11 volte perché in contrasto con le direttive europee».

Ma ovviamente i tassisti non ci stanno e a Milano hanno manifestato per 14 ore, e ovviamente Uber ne ha approfittato, offrendo uno sconto del 20 per cento. «Non vogliamo penalizzare troppo la città e le 100 mila persone che ogni giorno in media usano i taxi, ma solo sensibilizzare la gente».

È una manifestazione contro Uber e contro «ogni forma di abusivismo», e anche una richiesta alla politica che si attivi con controlli adeguati contro gli illegali. Dal palazzo comunale fanno sapere che su 3.360 controlli dall’inizio del 2014 sono stati sequestrati 28 veicoli e tra i 47 abusivi accertati due erano di UberPop, l’applicazione, dichiarata «illegale» dal governo, che permette di fatto a chiunque di fare il tassista dietro compenso. E ancora, che un terzo delle violazioni agli Ncc riguardavano autisti di Uber. Ma secondo i tassisti, i controlli sono troppo pochi.

Insomma, le manifestazioni in corso – dicono le sigle sindacali – vogliono essere un sollecito al governo a rispettare gli impegni presi dal ministro Maurizio Lupi quando il 21 maggio scorso promise di fare un tavolo per i decreti attuativi di una modifica della legge di settore 21/1992. «Lupi disse “entro dieci giorni” – attaccano le sigle sindacali -. Ma ne sono già passati venti». «Non vogliamo penalizzare nessuno, ma dare una corretta informazione ai cittadini – spiega Giovanni Maggiolo, Unica Filt-Cgil -: Uberpop è pericoloso per l’utenza. Le auto e gli autisti non hanno né i requisiti tecnici né quelli assicurativi».

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