L’istituzione richiede coraggio e costanza

Arrivato in Madagascar, seconda tappa del suo 31° viaggio apostolico, Bergoglio passa dalle autorità civili, un po’ ingessate, a quelle ecclesiali, un po’ affaticate, con semplicità e flessibilità. Lavoro arduo è quello di gestire delle responsabilità…

Scenari istituzionali quest’oggi per papa Bergoglio in Madagascar, dove è giunto con il seguito nella serata di ieri. La mattina, l’appuntamento principale ha avuto luogo al palazzo presidenziale Iavoloha, 15 km a Sud della capitale Antananarivo. Il pomeriggio, l’incontro in cattedrale con i vescovi della Conferenza episcopale del Madagascar. Prima della serata coi giovani, tutt’altro discorso…

Il Madagascar, lo ricordiamo, è un’isola che tutti noi di solito consideriamo “africana”, ma che in realtà è più asiatica, perché popolata in epoche antiche da popolazioni provenienti da India, Malesia e altre terre. Qualche numero per immergersi in un mondo per noi assai sconosciuto: 23 milioni di abitanti, 587 mila km quadrati, 18 etnie diverse, cattolici al 32%, musulmani al 7 e religioni tradizionali al 52% tutt’ora.

Indipendente dal 1960, quand’era protettorato francese, il Madagascar ha conosciuto una storia politica conflittuale e a tratti violenta, ma comunque non priva di quella qualità democratica per eccellenza che è l’alternanza. Il credo economico è sempre più il liberalismo, talvolta assai spinto, che però non riesce ad indigare la povertà e a promuovere uno sviluppo più marcato. Il resto lo fa la corruzione. Ma il popolo malgascio è ricchissimo di umanità: semplicità, gioia e generosità sono le sue caratteristiche. Taluni parlano di un popolo naturalmente evangelico, perché “bambino”, non solo per la bassa statura dei suoi abitanti…

Papa Francesco col presidente del Madagascar Andry Rajoelina.
Papa Francesco col presidente del Madagascar Andry Rajoelina.

Incontro con le istituzioni civili

Costruito dal presidente Ratsiraka nel 1975, ha ripreso l’architettura dello storico Palazzo della regina Manjakamiadana, del XVII secolo, che era stato distrutto da un incendio nel 1995, poco prima di essere iscritto nella lista del World Heritage dell’Unesco. L’attuale non ha certo i requisiti per esserlo a sua volta, ma comunque fa la sua bella impressione, bianco com’è, inserito in una tenuta di recente rimboschita e dinanzi ad un lago ameno. Sotto un grande tendone, il papa ha incontrato le istituzioni, il corpo diplomatico e la società civile. Più di mille persone, un coro assai originale che ha intonato la struggente Alleluja di Leonard Cohen e che accoglie il papa con l’aria di Va pensiero, non si capisce bene perché. E il presidente cambia all’ultimo momento il suo discorso per perorare la sua causa politica, giurando sul suo impegno indefettibile e totale per il bene del popolo, contro la corruzione, il malgoverno, la povertà, gli sprechi, la distruzione delle foreste… La tradizione politica malgascia è costellata di tali promesse, raramente mantenute. Chissà se questa volta sarà quella buona, il dubbio è lecito, anche se le prime mosse del presidente, l’8 gennaio scorso, sono positive, e la giovane età (è nato nel 1974) promettono bene.

Il papa ascolta, raccomanda che tali parole non siano al vento, poi detta la sua visione delle cose. E colpisce nel segno, sin dalle prime parole: «Nel preambolo della Costituzione della vostra Repubblica, avete voluto sigillare uno dei valori fondamentali della cultura malgascia: il fihavanana, che evoca lo spirito di condivisione, aiuto reciproco e solidarietà. Include anche l’importanza dei legami familiari, dell’amicizia e della benevolenza tra gli uomini e verso la natura. Così si rivelano “l’anima” del vostro popolo. Se dobbiamo riconoscere, valorizzare e apprezzare questa terra benedetta per la sua bellezza e la sua inestimabile ricchezza naturale, non è meno importante farlo anche per quest’“anima” che vi dà la forza di rimanere impegnati con l’aina (vale a dire con la vita)».

Come fare perché ciò avvenga? Ancora parole chiare: «Vi incoraggio a lottare con forza e determinazione contro tutte le forme endemiche di corruzione e di speculazione che accrescono la disparità sociale e ad affrontare le situazioni di grande precarietà e di esclusione che generano sempre condizioni di povertà disumana. Da qui la necessità di introdurre tutte le mediazioni strutturali che possano assicurare una migliore distribuzione del reddito e una promozione integrale di tutti gli abitanti, in particolare dei più poveri». Con una postilla fondamentale nel pensiero bergogliano: «Non possiamo parlare di sviluppo integrale senza prestare attenzione alla nostra casa comune e prendercene cura. Non si tratta solo di trovare gli strumenti per preservare le risorse naturali, ma di cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali».

Madagascar Africa Pope

Incontro con le istituzioni ecclesiali

Dopo una visita al Monastero delle carmelitane scalze e prima della visita alla tomba della beata Victoire Rasoamanarivo (1848-1894), una vita dedicata all’evangelizzazione del Paese, il papa ha un incontro a cui tiene molto, quello con i vescovi del Madagascar nella cattedrale di Andohalo, circa 25 vescovi. Bergoglio insiste con le sue metafore agricole: «Il seminatore conosce la sua terra, la “tocca”, la “sente” e la prepara perché possa dare il meglio di sé. Noi vescovi, ad immagine del Seminatore, siamo chiamati a spargere i semi della fede e della speranza su questa terra. A tale scopo, dobbiamo sviluppare quel “fiuto” che ci consente di conoscerla meglio e anche di scoprire ciò che compromette, ostacola o danneggia la semente».

Il papa, naturalmente, non si tira indietro nel rispondere alle preoccupazioni della Chiesa locale, che di fronte alla politica ballerina, alla povertà invece ben stabile e al progressivo impoverimento dell’educazione, e afferma: «So che ci sono molte ragioni per preoccuparsi e che, tra le altre cose, voi portate nel cuore la responsabilità di vigilare sulla dignità dei vostri fratelli che chiedono di costruire una nazione sempre più solidale e prospera, dotata di istituzioni solide e stabili. Può un pastore degno di questo nome restare indifferente alle sfide che affrontano i suoi connazionali di tutte le categorie sociali, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa? Un pastore alla maniera di Gesù, può essere indifferente alla vita di quanti gli sono stati affidati?».

Spirito profetico, difesa della dignità umana e protezione delle vocazioni sacerdotali debbono essere rilevanti nella vita dei vescovi, che hanno da essere sempre disponibili, come «dei padri sempre disponibili che sappiano come incoraggiare e sostenere, capaci di apprezzare gli sforzi e di accompagnare i progressi possibili». Per concludere di nuovo con la metafora agricola: «Prendersi cura della terra implica anche l’attesa paziente dei processi; e, al momento del raccolto, l’agricoltore valuta anche la qualità dei lavoratori. Questo vi impone, in quanto pastori, un dovere urgente di accompagnamento e discernimento, soprattutto per quanto riguarda le vocazioni alla vita consacrata e al sacerdozio, ciò che è fondamentale per garantire l’autenticità di tali vocazioni».

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A cura di Chiesa
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