L’irrazionalità della politica Usa nel mondo musulmano

Qualche domanda sulla strategia degli Stati Uniti nei Paesi a maggioranza islamica

L’altro ieri sono stati perpetrati sanguinosi attentati a Baghdad e ieri a Kabul, dove ben tre ambasciate sono state colpite e dove i morti s’avvicinano al centinaio. Il terrorismo ha ancora potenze di fuoco notevoli. Va notato che di questi tempi ha sempre una matrice sunnita, non certo sciita, e colpisce in primo luogo dei musulmani. Le vittime non islamiche, non diciamo cristiane, sono una piccola parte del bilancio di sangue del terrore. In Europa i morti sono poco più di 300 in totale (anche uno in ogni caso sarebbe di troppo), mentre solo nella guerra di Siria ci avviciniamo ai 300 mila morti, o forse anche di più.

Stupisce allora l’irrazionalità di un presidente che ha scelto non solo e non tanto il campo sunnita per combattere il terrorismo, ma addirittura nel suo primo viaggio fuori dagli Stati Uniti ha privilegiato l’Arabia Saudita, con la quale ha stretto affari lucrosissimi per più di 400 miliardi di dollari, 110 dei quali per la produzione e la vendita di armamenti. Certo, ha invitato i Paesi sunniti a espellere dal proprio interno coloro che sono fondamentalisti. Ma nel mondo arabo si sa bene che certi governi dittatoriali spesso e volentieri finanziano in mille modi il terrorismo.

Invece Trump ostracizza l’Iran e tutto il mondo sciita, di cui tra l’altro in questo momento ha assoluto bisogno per vincere la battaglia contro l’Isis a Mosul e nella Piana di Ninive. Ormai il deserto iracheno, è un fatto, è in massima parte in mano agli sciiti iracheni, con l’appoggio dei curdi, degli hezbollah e degli iraniani. E dove metterà i suoi alleati sunniti? Dove troverà lo spazio per dar loro il necessario polmone politico nella regione? Veramente è difficile capire la logica che sta dietro a queste scelte. A meno che non ci si metta nella logica del business. Allora una ragione la si trova.

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